FedExCup 2013 Playoffs – Deutsche Bank Championship

Una vera lezione di svedese a Boston, il maestro è Henrik Stenson.

La vittoria di Henrik Stenson nel secondo atto dei Playoff 2013 è stata una vera lezione di gioco, ed il suo Deutsche Bank Championship ha avuto la consacrazione del successo nell’ultimo round giocato come di consueto il lunedì, giornata festiva per gli statunitensi essendo il Labor Day, ovvero la festa dei lavoratori e lo svedese di Goteborg ma che ama come tanti altri altri giocatori del PGA Tour vivere nel caldo Sunshine State, la Florida, si è lavorato fino all’ultimo tiro la sua presenza nel torneo giocato al TPC Boston. Due colpi hanno diviso il vincitore europeo trentasettenne da un altro esperto giocatore come il mai domo Steve Stricker che con i suoi quarantasei anni è più anziano di Stenson di ben nove anni mentre sono quattro i colpi di vantaggio sul terzo piazzato, il canadese Graham DeLaet che, in questo caso, si può quindi definire un giovane di solamente un trentunenne … Stenson è arrivato alla vittoria nel Deutsche Bank Championship dopo che in questo 2013 ha praticamente rischiato di vincere un paio di Majors con il secondo posto raggiunto nell’Open Championship ed il terzo nel più recente U.S. Championship, oltre a questi podi lo svedese si è piazzato secondo pure al WGC-Bridgestone Invitational e molto prima allo Shell Houston Open giocato lo scorso marzo, in tutto ha ottenuto sei top-10 per il circuito del PGA Tour ed un altro paio per lo European Tour, inevitabile quindi l’arrivo di  questa vittoria per uno dei migliori e più in forma giocatori del momento. L’ultima vittoria di Stenson nel PGA Tour risaliva al 2009 quando ottenne il successo nel Players Championship, in generale però il suo più recente trionfo è quello ottenuto nel European Tour con la vittoria arrivata nel novembre 2012 al South African Open Championship. Dopo un inizio che ha visto Phil Mickelson protagonista, è stato lo spagnolo Sergio Garcia ha illudere un po tutti che anche per lui dopo oltre un anno di astinenza sarebbe arrivata la vittoria ma dopo essere stato al comando nei due rounds centrali, el Niño ha dovuto cedere al gran gioco di Stenson e alla fine ha ottenuto un quarto posto da condividere con Jordan Spieth, sempre meno speranza e più realtà, al sorprendente statunitense Kevin Stadler, che si guadagna l’accesso al prossimo BMW Championship, e al regolarissimo Matt Kuchar. Solite battaglie per assicurarsi una posizione tra i primi settanta nella FedExCup, posizioni che garantiscono il proseguo nei Playoffs, intanto perde la leadership della classifica di coppa Tiger Woods ai danni dello stesso Stenson, per la tigre un brutto torneo con un sessantacinquesimo posto finale dopo che a metà torneo era ventesimo e soprattutto qualche problema con la schiena che lo ha costretto a diverse serie di fisioterapia in extremis, al terzo posto, sempre di coppa, quando mancano ancora due atti dei Playoffs si trova invece ben piazzato Adam Scott, continuano le belle prestazioni del canadese DeLaet che ora è quinto preceduto da Matt Kuchar che è uno dei pochi tra i primi a mantenere invariata la sua posizione che è la quarta, nelle lotte dentro le “bolle” di qualificazione la ventesima posizione in questo torneo di Ernie Els vale il settantesimo ed ultimo posto per giocare il BMW Championship, stesso risultato ottenuto a Boston anche da Brendan Steele che passa il secondo turno con la sessantanovesima posizione nella nuova classifica di FedExCup, il primo dei non qualificati è Ryan Palmer che è in settantunesima posizione insieme a lui terminano la loro stagione anche Freddie Jacobson, Martin Laird, David Lingmerth, Kyle Stanley e Tim Clark tra gli altri. Ultima nota riguardante il maltempo che per l’ennesima occasione, ormai non si contano più, ha costretto gli organizzatori a diverse interruzioni nelle ultime giornate di competizione.


::. in campo .::

- round#01 – prima giornata di Golf nel Massachusetts per il Deutsche Bank Championship giunto alla sua undicesima edizione ed in testa dopo le prime diciotto buche un ex vincitore di questo torneo, Phil Mickelson che con un buon 63 (-8) condivide con Brian Davis la prima posizione dell’evento numero due della serie di Playoffs 2013. Per la terza volta nelle loro carriere Tiger Woods, Adam Scott e Mickelson sono raggruppati assieme ed alle 08,40 locali danno inizio alla loro prestazione sul verde del TPC Boston in una giornata nuvolosa ma almeno senza pioggia, elemento onnipresente nella maggior parte dei tornei del PGA Tour 2013, la presenza dei primi tre giocatori del ranking ufficiale mondiale della FedExCup è un buon momento per paragonare il loro stato di forma e le loro condizioni fisco mentali in vista del rush finale di stagione, purtroppo Woods non è in buone condizioni sembra, queste le voci di corridoi ma sempre ben informate, a causa di un materasso troppo morbido dell’hotel dove il campione statunitense sta alloggiando ed è quindi afflitto da un fastidioso mal di schiena, non sembra invece avere problemi il mancino più forte del mondo, Mickelson, che termina le “back nine”, questo super trio è partito dalla n.10, con soli 28 colpi (-7), tranne che per i due par-4 della n.12 e 13 dove si “accontenta” di un par “Lefty” fa incetta di birdies, sette, con cinque di questi da oltre tre metri, la voce della prestazione di Mickelson corre e si inizia a pronosticare che potrebbe essere abbattuta quota 60 ma nella sua seconda parte di percorso la situazione cambia all’inizio quando nella n.1 si ritrova dentro un bunker a lato del green e non riesce a salvare il par, dopo il primo bogey arriva però addirittura un eagle per rimettere a posto la situazione ma da questo momento il ritmo di Mickelson cala e alla fine il suo totale di giornata è il 63 che gli consegna il primo posto, i suoi due compagni di gioco fanno peggio, soprattutto Scott che va oltre il par di un paio di colpi con 73 (+2), mentre Woods riesce a fare abbastanza bene con 68 (-3)) e con un solo bogey che arriva anche per lui alla prima buca del TPC Boston. Chi invece fa una gran esordio nel Massachusetts è l’inglese Brian Davis, che da tempo risiede nello stato USA dei golfisti per antonomasia cioè la Florida ad Orlando, anche lui in partenza dalla buca n.10 ma almeno quattro ore e mezza dopo il trio magico e soprattutto con un ritmo meno frenetico rispetto a Mickelson visto che nelle sue prime 9, dalla n.10 alla n.18, si “limita” a soli quattro birdies che ripete anche nelle altre nove buche e quindi senza bogey anche per lui ci sono otto colpi di vantaggio rispetto al par-71 del percorso. Kevin Stadler ripete il 64 (-7) già messo a segno in apertura nel primo atto dei Playoffs 2013, al The Barclays, dove è terminato al quarantacinquesimo posto finale nella sua ricerca di restare dentro i settanta che continueranno la loro avventura in questo finale di stagione, attualmente è al posto n.75 della FedExCup, grande prestazione per lui sui greens del TPC Boston dove alla fine del primo round è primo per Strokes Gained Putting (4.589), circa tre colpi di più rispetto al leader Davis e sicuramente sarebbe stato il migliore di giornata come colpi se fosse stato più preciso e potente dal tee, ma non si può pretendere troppo …, si parla spagnolo al quarto posto con Roberto Castro, anche se il giovane golfista viene da genitori latinos ma immigrati nel Texas a Houston, e Sergio Garcia, in loro compagnia anche un sempre presente Hunter Mahan, per questo trio il punteggio dopo il primo round è di 65 (-6), non partono molto bene gli europei Rory McIlroy 70 (-1), Luke Donald 71 (par), Graeme McDowell 72 (+1) e peggio ancora fa Webb Simpson con 73 (+2)

- round#02 – si prosegue con il secondo round del Deutsche Bank Championship e dal cilindro sbuca fuori il bambino spagnolo Sergio Garcia che termina il suo giro con un ottimo 64 (-7), un colpo meglio rispetto al precedente round e primo posto nella classifica di metà torneo conquistato con un totale complessivo di 129 (-13). L’iberico parte alla grande e nonostante sia lontano dalle prime posizioni della FedExCup sa benissimo che sono sufficienti una bella performance per rientrare nel giro dei piani alti della classifica, Garcia non ha mai ottenuto grossi risultati al TPC Boston, tranne il quinto posto del 2008, ma in questo momento sta giocando un ottimo Golf e può tranquillamente dire la sua in questo evento, nelle prime nove arrivano 5 birdies e nella seconda parte del percorso c’è anche il momento dell’errore e dopo il bogey del primo round al par-4 della n.15 in questo secondo giro c’è anche il doppio bogey dopo aver sbagliato un putt da circa un metro e mezzo, sempre in un par-4 ma alla n.14, ma rispetto ad altri momenti nei quali lo spagnolo è mancato proprio nella concentrazione dopo aver commesso un errore questa volta risponde bene e alla buca conclusiva termina con 3 colpi il par-5 ottenendo un importante eagle. Mickelson da l’impressione iniziale che il ritmo impresso al suo gioco nel primo round è stato totalmente trasportato anche nel secondo, un paio di birdies nelle prime quattro buche giocate sono però un’illusione, il mancino non è affatto nelle condizioni del giorno prima, è infatti molto meno preciso sia dal tee che sul green e con il putt non è micidiale come il giorno d’esordio dalla quinta buca in avanti c’è spazio per un paio di bogeys ed un doppio bogey poi nelle ultime due cerca di recuperare qualcosa con un paio di birdies che gli permettono di rimanere in parità con il percorso con 71, il suo complessivo è adesso di 134 (-2) per la nona posizione cinque colpi da recuperare a Garcia, fa peggio di un colpo il suo compagno di leadership del primo round, Davis, che termina con 72 (+1) scendendo alla posizione n.20. Sulle orme di Garcia si lancia Castro che per la seconda volta in carriera affronta il Deutsche Bank Championship, nel 2012 terminò al cinquantunesimo posto, nonostante le sue statistiche siano peggiori del primo giorno il texano si mantiene sugli standard del primo round replicando il 65 (-6) iniziale e con 130 (-12) è ad un solo colpo dal leader spagnolo, insieme a lui anche il bravo svedese Henrik Stenson che si conferma ai suoi alti livelli come aveva ha sempre fatto vedere in tutto il 2013 soprattutto negli eventi più di peso della stagione, Stenson insieme a Justin Rose conclude le 18 buche del secondo round con 63 (-8) e per entrambi c’è in contraccambio una bella scalata nella leadership di metà torneo, lo svedese recupera ventun posizioni mentre l’inglese addirittura cinquanta arrivando al sesto posto con 133 (-9). Molto bene anche Kuchar, sempre regolare, che grazie al bis di 66 (-5) arriva ad un totale di 132 (-10) che vale la quarta posizione in compagnia di Jason Dufner anche lui con gli stessi punteggi parziali e logicamente complessivi insieme a Rose in sesta posizione ci sono pure Jordan Spieth, sempre più verso la consacrazione come Rookie of the Year 2013, e Harris English che sta facendo ottime cose in questo finale e considerando la sua attuale diciannovesima posizione nella FedExCup si può introdurre nella lotta per le prime posizioni, intanto si migliora di un colpo Tiger Woods che adesso è al ventesimo posto con 135 (-7), in ritardo di sei colpi da Garcia. Nel frattempo giornata di cut con 24 giocatori che la sciano il TPC Boston di Norton mentre sono 76 quelli che giocheranno i due giorni di festa statunitense, in questo caso oltre la consueta domenica anche il lunedì del labor day ovviamente, tra gli eliminati al taglio Sang-Moon Bae, Ryan Palmer, Rickie Fowler, Freddie Jacobson, Tim Clark, Robert Garrigus, David Lingmerth ed il vincitore dell’edizione 2011 della FedExCup Bill Haas.

- round#03 – ed alla fine arrivò la pioggia … , neanche il Deutsche Bank Championship 2013 poteva restare all’asciutto e così il terzo giorno anche questo torneo si è preso la sua bella dose di temporali e sospensioni e dopo aver iniziato con i primi giocatori alla nove meno un quarto gli organizzatori dell’evento hanno spedito tutti nella clubhouse decidendo che si sarebbe ripreso a giocare appena il maltempo avesse lasciato quella zona del Massachusetts, ma alla fine, visto che  non c’era verso di avere una tregua alla pioggia insistente sul TPC Boston di Norton, è stata presa la decisione di riprendere il terzo round a partire dalle ore 12,00 con gruppi da tre e non con le usuali coppie di giocatori come accade sempre nel terzo round di qualsiasi torneo, ma soprattutto per evitare situazioni non conformi tutto ciò che è stato giocato in mattinata prima della sospensione viene cancellato, una decisione che viene presa raramente nel PGA Tour ma certamente quando ci sono le giuste cause è subito messa in atto, la ripartenza di mezzogiorno è quindi a tutti gli effetti una partenza ex-novo del terzo round. A dire il vero c’è stato un ulteriore ritardo di un altro quarto d’ora ma alla fine, con la regola di poter sollevare la pallina per asciugarla e riposizionarla in zona più asciutta, si è ripreso il gioco e così il leader della competizione, Sergio Garcia, ha potuto proseguire la sua marcia alla ricerca di una vittoria che manca allo spagnolo dal Wyndham Championship dell’agosto 2012, ancora una volta il punteggio del giocatore europeo è rimasto sui numeri già fatti nei primi due rounds del torneo e con 65 (-6) totalizza uno score complessivo dopo 54 buche di 194 (-19) che gli garantisce per il secondo giorno consecutivo il primo posto in classifica e due colpi di vantaggio su Stenson (196;-17) che si fa sempre più pericoloso e come lo spagnolo continua ad essere estremamente preciso dal tee oltre che molto efficace pure nell’approccio al green, dopo tutti i piazzamenti conseguiti nel 2013 lo svedese cerca un successo importante e  il duello tra i due europei è diventato il leit motiv di questo secondo appuntamento dei Playoffs 2013. Oltre a loro due ci sono sempre altri giocatori pronti a dare l’assalto finale per cercare di portarsi via il cospicuo assegno che la principale banca tedesca mette a disposizione come sponsor dell’evento, siamo a quota 1.440.000 $ come prima moneta, a partire dal canadese DeLaet che dopo aver avuto un buon momento tra maggio e giugno con tre Top-10 ha poi sfiorato la vittoria nel The Barclays ad inizio Playoffs 2013 cercando di riscattare la pessima prestazione offerta nel torneo di casa sua, il RBC Canadian Open, a Norton il canadese conquista un’importante terza posizione grazie ad un superlativo 62 (-9) che gli fa guadagnare diciassette posizioni ed eguaglia il suo record personale ottenuto nel 2010 nel terzo round del Reno-Tahoe Open e soprattutto oltre a far bene nella FedExCup ha a disposizione l’ultime buche, quelle del quarto round, per ottenere un gran piazzamento che gli darebbe la certezza di essere automaticamente inserito nell’International Team che giocherà contro la selezione statunitense la Presidents Cup 2013 a Dublin nell’Ohio nel percorso del Muirfield Village creazione di Jack Nicklaus e sede del Memorial Tournament. Con DeLaet condivide il terzo posto a 197 (-16) con Steve Stricker che chiude il suo terzo giro del TPC Boston anche lui con un ottimo 63 (-8), altri due giocatori seguono poi in quinta posizione con 198 (-15) sono Jason Dufner e Roberto Castro che tra i primi conclude con qualche colpo in più rispetto agli altri, 68 (-3), perdendo tre posizioni nella generale, un altro che recupera posti è Jim Furyk grazie ad un 63 (8) che lo porta ad un nono posto parziale, con altri giocatori, a diciotto buche dal termine.

 – round#04 – continua il maltempo con veri e propri temporali che non consentono l’inizio regolare del quarto ed ultimo round del Deutsche Bank Championship 2013, si finisce come tradizione per questo evento nel lunedì festivo del Labor Day, la festa del lavoro statunitense ma di lavoro da fare per vincere il secondo atto dei Playoffs 2013 c’è ne è veramente tanto ed a riuscirci meglio è lo svedese Stenson che continua ad essere preciso, regolare, concentrato e soprattutto autore di un grande Golf che non può non essere premiato con questa importante vittoria. Per recuperare il tempo perso in tante sospensioni, causa maltempo, si gioca partendo sia dalla n.1 che dalla n.10 ed in gruppi di tre, logicamente i primi in classifica sono gli ultimi ad iniziare a giocare. Garcia, Stenson e DeLaet iniziano dalla n.1 alle 10 del mattino ed al pronti via ognuno dei tre nelle prime tre buche fa il suo bogey d’esordio a dimostrazione della tensione che c’è in campo, poi mentre Garcia deve marcare sulla sua scorecard un secondo bogey alla n.4 lo svedese inanella 3 birdies consecutivi un par ed un altro birdie per chiudere con un altro par le prime nove buche del TPC Boston non fa così lo spagnolo di Borriol che invece cede definitivamente con altri due bogeys ed un solo birdie, più regolari DeLaet che dopo una serie di pars mette a segno il suo primo birdie di giornata alla n.9, quindi giocata la prima parte del percorso Stenson ha recuperato i due colpi di svantaggio e a sua volta lo ha distanziato di quattro colpi che è lo stesso vantaggio che Stenson ha anche nei confronti di DeLaet, chi rimane vicino allo svedese è Steve Stricker che con tutta la sua esperienza che si porta come bagaglio assieme al bag delle sue mazze può in qualsiasi momento sovvertire tutto soprattutto proprio lui che fu il primo a vincere in un evento della fase finale della FedExCup, il Barclays della prima edizione, quella del 2007 e vinta da Tiger Woods ed anche uno dei sette giocatori ad aver vinto almeno due volte i quattro tornei che danno vita ai Playoffs della coppa. La seconda parte del TPC Boston diventava quindi fondamentale per il risultato finale ma i giocatori in corsa per la vittoria chiudevano tutti con score abbastanza simili e solamente Spieth continuava con la sua serie di birdies terminando addirittura con un eagle. Il vincitore era perciò lo svedese Stenson che riusciva a rimanere anche nell’ultimo round ampiamente sotto il par ed alla fine totalizzava i 262 (-22) necessari per vincere, al secondo posto Stricker che dopo il grande terzo round si difendeva bene per arrivare a 264 (-20), DeLaet dopo il secondo posto del Barclays si ripropone sul podio con la terza posizione in questo secondo evento dei Playoffs 2013 chiudendo con 266 (-18), bravissimo Spieth, il migliore nel lunedì, che conclude il Deutsche Bank Championship con 62 (-9) ed un totale da 267 (-17) che vale la quarta posizione ottenuta con Stadler e Garcia che come in altre occasioni, che ormai è quasi difficile contare, si perde completamente nell’ultimo giorno finendo sopra il par con 73 (+2). Adesso per Stenson, che vince il primo evento della fase finale della FedExCup su sei a cui ha preso parte, l’obbiettivo si chiama Tour Championship il torneo conclusivo a cui parteciperanno i migliori trenta giocatori della classifica di coppa dopo il BMW Championship, per lo svedese sarebbe la sua prima partecipazione a questo evento. Ma prima di pensare all’esito finale che arriverà con l’evento sponsorizzato dalla Coca Cola nella sua città, Atlanta in Georgia, bisogna fare bene nel penultimo atto dei Playoffs 2013 il BMW Championship che si svolgerà a Lake Forrest in Illinois.


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FedExCup 2013 Playoffs – Deutsche Bank Championship

Playoff  & Labor Day

Arriva il Labor Day, il primo maggio made in u.s.a. che ha però come data stabilita il primo lunedì del mese di settembre come fortemente vollero i Knights of Labor, una storica organizzazione del lavoro nordamericana, rispetto all’internazionalizzante più diffusa data del primo maggio, e mentre il Labor Day arriva le giornate si accorciano, l’aria si rinfresca e nel verde Massachusetts, la terra dei “padri pellegrini”, questa benedetta giornata del lavoro viene celebrata vivendo un week end di grande Golf con l’atto secondo dei Playoffs della FedExCup 2013, il Deutsche Bank Championship che a differenza degli altri eventi del PGA Tour inizia di venerdì invece che il consueto giovedì e di conseguenza termina proprio il lunedì approfittando quindi della festività del Labor Day. Campo d’azione è il TPC Boston proprio di Boston (guarda un po …), disegnato nel 2003 niente meno che da Arnold Palmer giunge in questa stagione alla sua edizione n. 11. Persi altri venticinque giocatori nel New Jersey alla conclusione del The Barclays restano quindi in cento pronti a giocare il Deutsche Bank Championship, l’evento giocato al TPC Boston servirà per ridurre a settanta i superstiti che affronteranno il penultimo torneo dei Playoff , il BMW Championship, al termine del quale i primi trenta giocatori della FedExCup in quel momento saranno pronti per sfidarsi nell’atto finale, The Tour Championship, ad Atlanta capitale dell’Impero Coca Cola. L’avventura dentro i Playoffs 2013 si fa sempre più interessante ed avvincente, il successo di Adam Scott nel primo appuntamento, quello del The Barclays, è arrivato dopo un grande round finale che ha permesso all’australiano di rimontare quel distacco di sei colpi dai due leaders della classifica, Matt Kuchar e Gary Woodland, dopo 54 buche. Dal New Jersey del torneo iniziale dei Playoff si risale verso nord per arrivare nel Massachusetts, esattamente bisogna spingersi fino a Norton che è circa venticinque miglia a sud di Boston, non lontano dalla sede del TPC Boston e del torneo, a circa un ora e mezza di auto, c’è la mitica Springfield, la cittadina statunitense a cui è legata in forma indissolubile la pallacanestro che ha la sede della sua Hall of Fame proprio lì dove la storia in forma di leggenda sportiva ci ha insegnato ad identificarla come suo luogo di nascita. Il percorso di Norton appartiene al Tournament Players Club (TPC), una sorta di ente amministrativo di campi da Golf sia pubblici che privati facente comunque capo sempre al PGA Tour, ed in effetti alcuni di questi percorsi del TPC sono diventate sedi di eventi del PGA Tour, altri invece ospitano tornei del circuito satellitare, il Web.com Tour per intenderci, ed altri ancora eventi del Champions Tour per i giocatori over-50. La possibilità di giocare in percorsi che fanno comunque riferimento allo stesso PGA Tour ha significato per la principale organizzazione mondiale di Golf professionistico avere meno problematiche con le società private o pubbliche che gestiscono i campi da Golf in giro per gli states o al di là dei confini statunitensi, con il passare del tempo sono stati poi acquisiti nuovi percorsi ed allo stesso tempo alcuni di loro sono stati invece ceduti a società private ed esterne, in breve i campi sono diventati uno degli assets dell’organizzazione e quindi soggetti ad operazioni commerciali, come avvenne tra il 2007 e il 2008 con le cessioni di almeno 5 percorsi da parte del PGA al gruppo Heritage. Nel caso del TPC Boston, come già scritto, il percorso nasce assolutamente ex-novo nel 2003 insieme all’evento che dovrà in seguito ospitare, cioè il Deutsche Bank Championship, siamo quindi, cronologicamente parlando, a quattro anni dall’edizione inaugurale della FedExCup vinta da Tiger Woods con successo di Phil Mickelson nel Deutsche Bank Championship dello stesso anno, il 2007. Dalla sua nascita il DBC (Deutsche Bank Championship abbrev.) ha strettamente collaborato con la Tiger Woods Foundation, l’ente a scopo umanitario che crea e mantiene dei progetti sulla salute, l’educazione, lo sport ed il benessere sociale dell’infanzia nel nord america e che è stata fortemente voluta a metà degli anni novanta (nasce nel 1996 ndr) da Woods padre e figlio, molti progetti ed iniziative portano infatti il nome del padre di Tiger cioè Earl, e dal 2003 ad oggi, in dieci anni di DBC, sono stati raccolti più di venticinque milioni dollari per diverse iniziative della fondazione. Dopo alcuni annunci fatti a finire del 2012, Tiger, ha confermato lo scorso aprile che la Tiger Woods Foundation, a partire da questa undicesima edizione, si sarebbe fatta capo della gestione manageriale ed operativa del torneo di Norton precedentemente nelle mani della IMG Worldwide un vero e proprio colosso tra le aziende che si occupano a 360 gradi di sport e business. L’uomo che si incarica direttamente dell’organizzazione del torneo è Eric Baldwin, uno dei più attivi e capaci managers del Golf statunitense, che è il vice-presidente operativo della fondazione Woods e che ha garantito grande spettacolo per l’appuntamento con il secondo playoff della FedExCup 2013.


::. – il field dove si gioca – .:: gli oltre 6500 metri del TPC Boston rappresentano una delle ultime creazioni in ambito di architettura sportiva e nello specifico di percorsi per giocare a Golf, disegnato originariamente da Arnold Palmer il campo situato a Norton  è stato già ritoccato nonostante la giovane età, Gil Hanse con l’aiuto dell’ex giocatore Brad Faxon è intervenuto nel 2007 apportando delle modifiche e dando al campo da gioco l’aspetto e la fisionomia che tuttora mantiene anche se in effetti il restyling si può considerare tuttora in attività, in ogni caso, entrando più nei dettagli, queste sono le sue caratteristiche:

TPC Boston (30 ago/02 set 2013)
  dimensione erba primaria taglio
yardage  7216 yd. (6517 mt.)    
par 71 (36-35)    
green 6500 ft² (603 m²) bentgrass 0,125 (3,175 mm)
tee 2000 ft² (185 m²) bentgrass 0,300 (7,6 mm)
fairways 24 acri (9,71 ha circa) bentgrass 0,425 (10,8 mm)
rough 30 acri (12,1 ha circa) kentucky bluegrass; fescue 4,000 (101,6 mm)
stimpmeter 11,5    
bunkers 53    
water hazards 2    
montepremi 8,000,000 $    
prima moneta 1440,000 $    
FedExCup 2500 punti (vincitore)    

quando si parla del TPC Boston nell’ambiente golfistico facilmente si usano quelle frasi che invece di farti capire che razza di percorso è ti dicono che si è di fronte ad uno dei 10 migliori … bla bla bla ma se alla fine tutti i campi, in un modo o in un altro, sono sempre in qualche immancabile ristretta lista di “migliori”, “più difficili” e così via si finisce inevitabilmente di chiederci quali siano gli effettivi valori di un percorso di Golf  quelli che veramente fanno distinguere un campo da un altro, in questo caso devo ammettere che un po di retorica non guasta affatto perchè quello di Norton almeno tra i più giovani percorsi è uno dei più interessanti e fin da subito capace di dimostrare tutte le sue caratteristiche più interessanti con tanto di difficoltà annesse. Caratterizzato dalla presenza di almeno cinque tees differenti per ogni buca il TPC Boston è un percorso moderno e quindi aperto alle differenti capacità di chi lo affronta, partendo dai rappresentanti del mondo più amatoriale fino a quello più professionale e di alto livello tecnico, essere nato negli anni duemila significa aver creato non tanto un impianto sportivo funzionale e super operativo ma, grazie soprattutto alla filosofia lavorativa di Hanse, aver cercato di dare un valore aggiunto alle risorse naturali di un’area del New England dove è già forte la relazione e soprattutto il rispetto tra la gente e la natura che li circonda. Partendo dalle modifiche fatte dopo la prima versione una si distingue rispetto a tutto il resto, si tratta della nuova versione della buca n.18, un par-5 che invece di essere la classica buca finale piuttosto complessa e quindi potenzialmente decisiva per il risultato finale di un torneo era diventata una sorta di festival dei birdies, adesso con il green molto più stretto, ai bordi dello stesso green si è cercato, inserendo delle pendenze, di rendere l’approccio non un semplice giochetto da bambini ma un possibile rischio di perdere ulteriori colpi allontanandosi dalla bandiera, in questa maniera la buca è da considerare un vero ostacolo da dover superare nel miglior modo se si viole portarsi a casa la vittoria. Buca finale a parte, il lavoro portato avanti da Hanse ed il suo staff è stato quello di rendere l’intero percorso un continuo alternarsi tra buche corte ma comunque impegnative ed altre più lunghe ed ampie ma sempre capaci di nascondere qualche nuova difficoltà cercando pertanto di essere meno lineari, scontati e quindi prevedibili nel disegnare l’intero andamento del percorso. I bunkers hanno bordi delineati dal rough, nel nuovo disegno il terreno di sua natura abbastanza ondulato è stato sfruttato proprio partendo da queste sue peculiarità per rendere più complicata la vita di chi lo affronta, dopo un inizio con buche non molto complesse che possono far assaporare qualche birdies a partire dalla n.6, 7 l’andamento diventa più complicato con tutti i rischi di perdere il controllo del gioco, come detto i greens sono stati ricreati più piccoli di prima e soprattutto con spazi limitati ai lati, pertanto se si cerca, per esempio, di fare un approccio sul lato destro rispetto alla bandiera bisogna mantenere il più basso possibile il margine di errore perchè il rischio di finire fuori dal green è notevole. Per riassumere grande rispetto per l’ambiente che circonda ed esalta il percorso e pochi sconti agli attori dello show.

::. – un po di storia – .:: evento giovane, giunto in questo 2013 alla sua undicesima edizione, ha visto un solo giocatore multi-vittorioso, il figiano Vijay Singh (2004 – 2008) ed altri otto vincitori ognuno di una singola edizione, il primo fu nel 2003 l’australiano Adam Scott mentre il nord irlandese Rory McIlroy, nella penultima delle sue sei vittorie nel PGA Tour,  ha chiuso, per il momento, questa serie di vincenti nel 2012. Due invece i detentori del migliore score relativamente alle settantadue buche regolari, 262 colpi messi a segno nel 2008 nella seconda vittoria di Singh e nel 2010 da Charley Hoffman. Anche il record del percorso è condiviso e con 61 colpi si trova nuovamente Singh che lo ottenne però in una edizione che non vinse, fu nel 2006 quando arrivò alla vittoria Tiger Woods, nel 2008 il record venne poi eguagliato dal canadese Mike Weir, una sola volta nelle dodici edizioni già disputate il DBC è stato deciso da un playoff, fu Webb Simpson a vincere nel 2011 quando sconfisse il connazionale Chez Reavie nella seconda buca di spareggio, tra l’altro quella è stata l’unica volta su quattro spareggi giocati da Simpson che il vincitore degli U.S.Open 2012 riuscì a fare suo.


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FedExCup 2013 Playoffs – The Barclays

Adam Scott,  l’australiano dei grandi appuntamenti, fa suo The Barclays.

L’australiano Adam Scott si inventa una rimonta impossibile e dal +6 rispetto a Matt Kuchar e Gary Woodland, co-leaders dopo 54 buche, gioca un round senza bogey e con 66 colpi (-5) nella giornata conclusiva al Liberty National di Jersey City per far suo il torneo iniziale dei Playoffs della FedExCup 2013 e avanzare proprio al secondo posto della coppa e nel frattempo pure della classifica mondiale ufficiale del OWGR, in entrambi i casi dietro a Tiger Woods che in questo finale incandescente di stagione sente il pericolo di perdere un po di primati come il quasi certo premio come miglior giocatore dell’anno del PGA Tour che potrebbe invece finire nelle mani di Scott sempre più forte e sicuro di sé quando c’è da affrontare un grande evento, il The Barclays arriva come sua seconda vittoria stagionale dopo che il trentatreenne di Adelaide aveva indossato la giacca verde ad Augusta lo scorso aprile essendo finalmente il primo uomo proveniente dal Down Under a trionfare nel The Masters. Professionista da metà 2000 quando si affacciò nel Golf di alto livello frequentando più l’European Tour che non quello del PGA, arrivarono come sua consuetudine vittorie in importanti eventi e poi ci fu il passaggio proprio al PGA Tour di cui è rimasto un fedele giocatore. Durante il corso del The Barclays l’australiano non è mai stato in testa arrivando alla giornata finale con un valore medio di posizione in classifica di 16 e qualcosa, inoltre il ritardo non era poca cosa dato che in una competizione con un field zeppo di protagonisti della stagione in corso, partire con un ritardo di 6 colpi dai primi e comunque di 2 da Woods, Bubba Watson, dallo scatenato ragazzino terribile Jordan Spieth, l’esperto veterano Jim Furyk, Justin Rose ed altri ancora, tanto per capire che recuperare posizioni non è solamente un problema aritmetico di numeri ma, soprattutto nei tornei che contano vuole dire fare delle piccole imprese giornaliere negli ultimi due rounds, anzi molto spesso proprio in quello conclusivo della domenica, dove ci si gioca tutto contro tutti e Scott il talento ed i numeri per fare questo ce li ha senza ombra di dubbio. In totale l’attesa di Scott nella clubhouse del Liberty National GC è durata circa un’ora e mezza ma nessun giocatore durante questo tempo, interminabile per l’australiano, è riuscire a ribaltare un’altra volta la situazione, niente da fare per Woods che si è dovuto accontentare del secondo posto tra l’altro condiviso con Woodland, che vantaggio che ha buttato via!, con Graham DeLaet, il canadese vera sorpresa del torneo e che ha recuperato 24 posizioni nel round finale, giocato meglio anche di quello del vincitore con 65 (-6) e con Justin Rose in ottime condizioni per cui sarà sicuramente uno dei contendenti alla vittoria della FedExCup 2013.


 ::. in campo .:.

 – round#01 – inizia la fase finale della stagione 2013 del PGA Tour e questo vuol semplicemente dire che iniziano i Playoffs della FedExCup con il consueto appuntamento del The Barclays a Jersey City sul percorso del Liberty National Golf Club. In campo i migliori 125 della classifica FedExCup dopo l’ultimo evento della regular season il Wyndham Championship vinto da Patrick Reed che si presenta nello stato del New Jersey in ventiduesima posizione nella classifica di coppa. Se The Barclays giunge alla sua edizione n.46 è anche il ventesimo torneo dell’anno che deve subire lo stop dovuto al maltempo, due sono le interruzioni in mattinata e questo costa all’evento circa sei ore di sospensione, impossibile terminare per tutto il gruppo di giocatori le 18 buche iniziali e per buona parte di loro diventa inevitabile la sveglia all’alba il giorno seguente per iniziare alle sette del mattino con quello che ancora mancava del primo round e che l’oscurità aveva impedito di completare. A giri finiti davanti a tutti si trova Kevin Stadler (n.87 FedExCup), figlio d’arte, il padre Craig infatti vinse The Masters del 1982 ed altri dodici tornei del PGA Tour oltre a qualche evento sia in Giappone che nell’European Tour e come giocatore attivo attualmente fa parte del Champions Tour dove ha da poco vinto un torneo, Kevin da parte sua non è arrivato a tanto e dopo un paio di successi nel Nationwide Tour ottenne la vittoria nel 2006 del Johnnie Walker che è un importante evento patrocinato dall’European Tour che ha la caratteristica di cambiare sede ogni anno rimanendo sempre in Asia o Oceania, quello è stato finora il suo unico torneo di un certo prestigio vinto e comunque ormai risalente a sette anni fa, per lui nel 2013 un paio di top-10 nella prima parte dell’anno, terzo al AT&T Pebble Beach National Pro-Am e successivamente ottavo allo Zurich Classic of New Orleans. Stadler ha affrontato il par-71 del Liberty National senza alcun timore portando subito il ritmo ad alti livelli, le prime 9 sono archiviate con 5 birdies ed un altro paio arrivano nella seconda parte del percorso, in totale in dodici buche, tra la n.2 e la n.13 comprese, sono sette i birdies del giocatore originario della “più grande piccola città nel mondo” come viene definita negli States Reno nel Nevada, al termine del suo primo round lo score è un ottimo 64 (-7), nonostante non abbia mai ottenuto grandi risultati Stadler ha sempre partecipato dal 2007 ad oggi ai Playoffs, dietro di lui un trio con giocatori provenienti da tre differenti stati, il colombiano Camilo Villegas,  lo svedese Henrik Stenson e lo statunitense Ryan Palmer, i tre terminano la prima giornata con 65 (-6), sono già diversi i giocatori di medio ed alto livello che già dal primo turno si posizionano nei piani alti della classifica generale e questo dovrebbe significare che sarà un torneo molto combattuto e di un certo valore, al quinto posto ex-acqueo due golfisti dai nomi eccellenti come Matt Kuchar e Jason Day con un round da 66 (-5), quindi tocca al gruppo che ha chiuso con 67 (-4) dove spiccano altri grandi come Tiger Woods, Luke Donald, oltre a Webb Simpson, Ryan Moore, Ben Crane, Brendon de Jonge, Nicholas Thompson, Graham DeLaet, Matt Every e Morgan Hoffman, che è il miglior rookie del primo round, mentre rimangono un altro colpo indietro a quota 68 (-3) giocatori come Charl Schwartzel, Justin Rose, Bubba Watson e Martin Kaymer. Continuano i vari problemi di Rory McIlroy, vincitore nei Playoffs 2012 del secondo torneo della serie, il Deutsche Bank Championship che si tiene nel TPC di Boston, che non va oltre il par (71), c’è comunque chi in parte fallisce questa prima uscita al The Barclays come Brandt Snedeker e Dustin Johnson fermi a 72 (+1), Lee Westwood, Ernie Els e Bill Haas con 73 (+2), Angel Cabrera a 75 (+4), Ian Poulter a 77 (+6) e addirittura il giovane svedese David Lingmerth, uno dei migliori rookie dell’anno, che totalizza 78 (+6).

  – round#02 – grande attività al Liberty National con almeno due ore e mezza, dalle sette e mezza del mattino alle dieci, dedicate a chi deve concludere la parte di primo round che l’oscurità del giorno prima aveva bloccato. Poi alle dieci e venti si parte con il terzo round finalmente in uno stato meteorologico rassicurante ma l’arrivo sempre più anticipato del tramonto non ha permesso neanche in questo secondo giorno di concludere il round di tutti i giocatori che è stato comunque portato a termine solamente il sabato mattina obbligando di conseguenza gli organizzatori del The Barclays a far giocare il terzo round in gruppi da tre invece che nelle consuete coppie come accade normalmente. Come risultati il secondo giorno del torneo di Jersey City ha portato delle ottime prestazioni, si è giocato con la stessa media del primo round (70.72) e questo è un dato che non accade spesso, generalmente c’è sempre un aumento nel secondo round, ennesima dimostrazione di quanto sia sentito questo torneo ed i Playoffs in generale, al comando c’è come nel primo round un solo giocatore non più Kevin Stadler che è apparso subito in difficoltà e partito dalla n.10 terminava le sue prime nove buche, alla n.18, già con il margine di vantaggio conquistato il giorno precedente “bruciato” a causa di un bogey ed un doppio bogey arrivati dopo un birdie, nelle restanti nove un paio di bogeys neutralizzati da altrettanti birdies lo lasciava a 73 (+2) che significava un complessivo di 137 (-5) ed un diciassettesimo posto nella classifica dopo 36 buche che vede invece al comando Matt Kuchar, numero due della FedExCup al momento di iniziare i Playoffs 2013 e uno dei maggiori favoriti alla vittoria finale della FedExCup, Kuch ha migliorato il già ottimo 66 (-5) del primo round di un colpo con il 65 (-6) ottenuto nella seconda giornata ed un totale di 131 (-11) che gli da un vantaggio di due colpi sugli avversari più vicini, Webb Simpson (66; -5) e Gary Woodland (64; -7), che sono a 133 (-9) come totale. Il secondo posto di Woodland rappresenta la sorpresa del momento, il giocatore, originario del Kansas, ha vinto ad inizio di questo mese il secondo torneo PGA della sua carriera esattamente il Reno–Tahoe Open un alternate che si disputa contemporaneamente al WGC-Bridgestone Invitational e che ha la caratteristica di aver riportato nel PGA Tour il metodo di assegnazione del punteggio Stableford, per essere precisi il Modified Stableford che in poche parole assegna determinati punti a seconda del risultato ottenuto in ogni buca, al birdie corrisponde un certo punteggio, al par un altro minore, ancora meno per il bogey e così via, la vittoria in questo torneo ha fatto avanzare nella classifica della FedExCup Woodland che si è presentato nel New Jersey piazzato al posto n.60 della stessa, per lui un solo bogey, alla n.18, ma soprattutto otto birdies di cui quattro nelle ultime cinque buche giocate, un gran rush finale per risalire di trenta posizioni nella leaderboard del The Barclays. Tornando brevemente alla prova del nuovo leader, Kuchar, che insieme ad altri trentanove giocatori ha terminato il suo secondo giro nella mattinata del sabato confermandosi per il momento uno dei migliori sia dal tee che sui greens del Liberty National dove ha raccolto già 16 birdies confermando la tendenza di già vista nel primo round di superare tutti i par-5 del percorso con un colpo in meno, rispetto alla sua vittoria dello stesso evento nel 2010 al Ridgewood CC di Paramus sempre nel New Jersey ed anche in quel caso un par-71 Kuchar sta facendo meglio perchè tre anni fa a metà competizione era settimo con 137 (-5) con Jason Day al comando con 134 (-8), bisognerà capire soprattutto nel terzo round come proseguirà il suo cammino fino al momento quasi perfetto. Al quarto posto della classifica si trovano quattro giocatori che si sono tutti migliorati rispetto al primo round e che adesso hanno un totale di 135 (-7), sono: Adam Scott, Charl Schwartzel, e due dei migliori punteggi del secondo round il “Golf Boy” Rickie Fowler che ha giocato come Woodland e John Huh con 64 colpi (-7) e l’autore del miglior score del giorno Keegan Bradley che ha fatto le 18 buche con 63 (-8) pareggiando il record del percorso e che finalmente, dopo un paio di presenze in questo evento negli ultimi anni che lo avevano visto uscire per missed cut, non solo prosegue nel weekend addirittura lo fa nelle vesti di favorito oltretutto è uno dei due giocatori presenti nel top-10 della FedExCup che non ha ancora vinto in stagione, l’altro giocatore è Henrik Stenson. Ribalta un po di negatività Rory McIlroy che piazza un 65 (-6) un po a sorpresa dopo le continue delusioni date nelle sue ultime apparizioni, cinque birdies nelle prime otto buche giocate poi il bogey alla n.9 che il giorno prima gli era costata invece uno dei tre doppi bogeys del primo round, poi seconda parte del percorso con altri due colpi guadagnati sul par, finalmente a prescindere dal punteggio si è rivisto un bel giocatore come d’altra parte il nord irlandese aveva abituato a far vedere un paio di anni fa. Quello che si sperava sarebbe dovuto essere l’altro protagonista di un lungo duello con McIlroy per la supremazia nel Golf mondiale, cioè Tiger Woods è nella stessa posizione, ottavo, del giovane britannico con lo score complessivo di 136 (-6) dopo un round giocato un po peggio rispetto al primo, all’ottavo posto anche Justin Rose e Jim Furyk. Sono settantaquattro i giocatori che superano lo scoglio del cut posto per questa edizione del The Barclays a 142 (par) quindi in parità con il percorso mentre chi va sopra par deve tornarsene a casa anticipatamente come succede a Dustin Johnson, Graeme McDowell, Robert Garrigus, Billy Horschel, Charlie Wi, Ian Poulter, Ernie Els, Bo Van Pelt, Angel Cabrera, Lucas Glover e David Lingmerth i più famosi tra gli eliminati

 – round#03 – prosegue la leadership di Matt Kuchar, raggiunto al vertice della classifica dopo 54 buche anche da Gary Woodland che sta giocando uno dei suoi migliori tornei in carriera considerando anche il valore del field dei giocatori. Il totale per la coppia al comando è di 201 (-12), dei due Kuch alza un po la sua media giocando un terzo round, spesso il più complicato dei quattro in programma, arrivando vicino al par con 70 colpi (-1), molto bene invece Woodland che si mantiene su ottimi valori con il 68 (-3), dopo le prime 9 giocate senza bogeys con quattro birdies che stavano già facendo pensare ad un nuovo leader solitario della classifica generale Woodland ha rallentato il ritmo nella seconda parte del Liberty National di Jersey City arrivando a segnare sulla sua scorecard 2 bogeys nelle prime tre buche giocate dopo aver girato la boa di metà percorso, comunque per il ventinovenne del Kansas continua l’ottimo stato di forma e condizione, adesso manca solo l’ultimo round e per un giocatore da considerarsi veramente “hot” ci si può aspettare di tutto ma se il braccio rimane caldo allora può arrivare anche la vittoria, sarebbe la seconda nel mese di agosto, a casa Woodland. Chi veramente ha sbaragliato il campo da ogni possibile ostacolo è stato Kevin Chappell che con il punteggio record di 62 (-9) che stabilisce il punteggio più basso del Liberty National scendendo di un colpo rispetto al 63 (-8) messo a segno da Kuchar nel secondo round, il ventisettenne di Fresno è arrivato ai playoff piazzato al posto n.58 della FedExCup ed è ancora all’asciutto come vittorie nel PGA Tour, nel caso vincesse proprio in questo evento sarebbe il nono golfista ad ottenere il suo battesimo da vincitore proprio nel The Barclays. Dopo i 4 bogeys del secondo round il californiano ha messo assieme 9 birdies e 9 pars per ottenere uno score così basso che gli ha permesso di arrivare ad essere il terzo in classifica con 202 (-11), difficilissimo per Chappell compiere un’altra impresa del genere ma anche per lui esiste adesso l’opportunità della vita con solo 18 buche da giocare, per il momento è a zero vittorie nel PGA Tour e nel 2013 sono arrivati al momento tre piazzamenti nei top-10 tra cui il secondo posto nel Memorial Tournament che si gioca nell’Ohio a Columbus nel Muirfield versione stelle e strisce. Si mantiene sul 69 (-2) già ottenuto ieri Tiger Woods il leader della FedExCup che si trova al quarto posto in compagnia del navigato inglese David Lynn, l’inizio della Tigre non è stato per nulla confortante e dopo sette buche il numero uno mondiale viaggiava a 2 sopra par con il peso di tre bogeys addosso, da quel momento c’è stata sicuramente una maggior attenzione e probabilmente anche concentrazione da parte di Woods che stava rischiando di allontanarsi troppo dai primi e quindi sono arrivati i birdies che lo hanno riportato su di uno score decente, Lynn, il trentanovenne del Merseyside inglese che è arrivato al The Barclays con una posizione non tanto male (n.54) dopo alcuni piazzamenti in questa stagione che ha dedicato quasi completamente al Tour americano, ha fatto un buon terzo round dopo la grande prova offerta nel precedente, rimanendo sotto par con 69 (-2) , stesso score di Woods, manifestando comunque già un po più di stanchezza e di deconcentrazione, anche per lui vale lo stesso discorso fatto per Woodland e Chappell molto difficile fare una previsione sul round finale di un giocatore come Lynn, le sue medie al riguardo parlano abbastanza chiaro perchè del field presente a Jersey City l’inglese è in posizione n.93 su 125 come media score nel quarto round, ma come sempre esiste il fattore imprevedibilità o come altro si preferisce definire. E’ invece abbastanza folto il gruppo che segue Woods e Lynn, sono sette giocatori di cui solo uno, Bubba Watson, si è migliorato nel terzo round rispetto al precedente, gli altri o si sono ripetuti come Kevin Streelman ed il giovane Jordan Spieth che sta vivendo il miglior momento della sua pur brevissima carriera, e chi come Rickie Fowler dopo il punteggio di alto livello ottenuto nel secondo round (64; -7) si è dovuto accontentare del par con 71, in sensibile calo anche Jim Furyk, score più alti anche se in tono minore per Jonas Blixt e Justin Rose, il totale che tiene unito questo gruppo è 206 (-7) quindi cinque colpi da recuperare rispetto alla coppia che guida la classifica.

- round#04Adam Scott a mezzogiorno e mezzo, ora locale di Jersey City, iniziava in coppia con Webb Simpson l’ultimo suo giro da 18 buche nel percorso del Liberty National Golf Club con poche probabilità, ma forse delle speranze in cuor suo, di fare tanto bene da vincere il primo appuntamento dei Playoffs della FedExCup 2013 ma l’australiano nato ad Adelaide trentatré anni fa, che da tempo ha però scelto come sua residenza Crans Montana in Svizzera, dove hanno casa anche i fratelli Molinari e Sergio Garcia oltre a tanti personaggi dello spettacolo e del jet set internazionale, ha veramente sbaragliato il tavolo da gioco mettendo a segno uno splendido punteggio di 66 (-5) che nell’ultima giornata di un torneo accesissimo come è The Barclays vale come un 62/63 di un altro round, il giorno precedente Scott giocando veramente male era stato comunque graziato da un po di fattore C che gli aveva limitato i danni ad un 72 (+1) che in ogni caso lo aveva portato a 6 colpi dai primi in classifica e soprattutto privato di chance di vittoria, ma il vincitore di The Masters 2013 molto probabilmente ha giocato senza che nessuno se ne accorgesse indossando la sua Green Jacket vinta lo scorso aprile ad Augusta che gli ha dato la forza e la consapevolezza di poter compiere l’impresa di cui è stato capace. Terminato il suo round Scott si è ritirato nella clubhouse ed ha dovuto aspettare un’ora e mezza circa per poter uscire e festeggiare questa importante vittoria, la decima nel PGA Tour ma la ventiduesima considerando gli altri successi come professionista in altri tours, che gli ha consentito il doppio sorpasso ai danni di Phil Mickelson ottenendo la seconda posizione sia nel ranking mondiale che nella nuova classifica della FedExCup. In novanta minuti ha visto tutti i giocatori uno dopo l’altro, a partire dallo stesso Simpson che giocava in coppia con lui e passando per gli altri quattro che alla fine del terzo round erano pari con lui e successivamente la dozzina che invece lo precedevano, cadere e far aumentare le sue possibilità prima di conquistare almeno il podio e poi una volta che Woodland non ha messo a segno quel birdie nella diciottesima ed ultima buca che gli avrebbe consentito di portare allo spareggio Scott, l’australiano ha potuto esaltare e celebrare questo suo grande successo. Nel frattempo Matt Kuchar, l’altro leader prima dellla sfida finale, rientrava insieme a Woodland nella clubhouse con il pesante fardello di un round che definirlo un incubo non riesce a rendere veramente il disastro messo in piedi dal vincitore del WGC-Accenture Match Play di questo 2013, cinque bogeys ed un par-4, la buca n.9, giocata con sette colpi, triplo bogey, dopo che un brutto tee shot aveva fatto volare la pallina nell’acqua per poi acchiappare un inutile birdie in quella n.18 dove invece aveva fallito Woodland, il 78 (+7) di Kuch è uno dei peggiori tracolli stagionali che lo ha spinto direttamente dal primo posto al diciannovesimo con un complessivo di 279 (-5), sei colpi in più rispetto al 273 (-11) del vincitore Scott. Round finale con ancora punteggi molto bassi come quello di  Graham DeLaet che riesce a far meglio anche del vincitore con 65 (-6) regalando al canadese un buon secondo posto finale, con 274 (-10), posizione condivisa con altri tre giocatori, Tiger Woods che mette a segno il terzo 69 (-2) consecutivo del suo discreto torneo che portandolo al secondo posto lo fa mantenere saldamente in testa alla classifica della FedExCup, Justin Rose che invece sigla un terzo 68 (-3) a dimostrazione di come la regolarità in questi tornei di alto livello premi e per finire Gary Woodland che riesce a differenza di Kuchar a salvare la prestazione nonostante abbia perso nei confronti del vincitore quel largo margine di colpi ed il suo 73 (+2) rende chiara l’idea di come sia stato difficoltoso per i due leaders alle 54 buche, mantenere la concentrazione e la determinazione nell’ultimo e decisivo giorno di competizione. Si perde negli ostacoli e nelle difficoltà del Liberty National GC anche Kevin Chappell fresco di aver stabilito, ventiquattro ore prima, il nuovo record del campo da gioco, il quarto turno sancisce per lui un incremento di 14 colpi rispetto a quello che era riuscito a fare nel penultimo round, ciò che colpisce di più nel caso Chappell è che fino a metà giro il giocatore era sotto par, anche se di un solo colpo, quindi c’erano per lui concrete possibilità di cercare la vittoria o almeno conquistare il podio dove tra tante riconoscenze e ossequi vari ci sono anche alcune cosucce interessanti, per esempio degli assegni piuttosto cospicui, ma si può proprio affermare che anche per lui la paura ha fatto novanta, anzi ha fatto 76, il suo score dell’ultimo giorno, un punteggio molto alto e tutto maturato a partire dalla buca n.11, visto che nella precedente n.10 era arrivato il secondo birdie che lo aveva portato a -2 sotto par!, dalla undicesima buca, come scrivevo, nel giro di sette buche fino alla n.17,  Chappell combinava questo: due pars, tre bogeys, due doppi bogeys, sette colpi buttati via e con un complessivo di 278 (-6) lasciava il terzo posto per un definitivo quindicesimo. Da ricordare l’ottima prestazione finale di Phil Mickelson che continua a fornire delle prestazioni interessanti, nell’ultima giornata del The Barclays infatti si è congedato con un 65 (-6) ed un sesto posto nella leaderboard finale del primo playoff stagionale, purtroppo l’uragano Scott ha fatto scalare Mickelson di una posizione sia nella FedExCup che nel ranking mondiale ma credo che già nel Deutsche Bank Championship cercherà di riconquistarsele con la sua solita tenacia. Ultima considerazione per Rory McIlroy che chiude il torneo con un round sopra par e quindi in questo evento solamente una volta su quattro è riuscito a fare meglio del par, il 72 (+1) che è dovuto principalmente ad un errore alla n.16 pagato con un doppio bogey, il punteggio finale è di 279 (-5), ora per il nord irlandese arriva un torneo che lo hanno accompagnato nell’ultimo periodo di carriera


- by erma.xs1C0. 2013 – 

Wyndham Championship 2013

La battaglia è tra i giovani: Patrick Reed si aggiudica il torneo pre Playoffs battendo Jordan Spieth in un … playoff

Mentre Reed si aggiudica a 23 anni, da pochi giorni compiuti, il suo primo torneo del PGA Tour in quella che gli auguro sia una futura lunga lista di successi, un altro giovanissimo come Spieth, ventenne di assolute belle speranze, si è giocato il suo secondo playoff del 2013 ed infatti dopo la bella vittoria nel John Deere Classic di un mese fa, ai danni di Zach Johnson e del canadese David Hearn, con il Wyndham Championship è arrivata per la promessa texana anche una sconfitta dopo lo spareggio contro Reed. I due giocatori statunitensi appartengono alla fascia più giovane del movimento golfistico made in usa, degli under 25 tanto per essere più chiari che sta procedendo con forza e determinazione nel farsi notare e rispettare per via dei loro successi e comunque delle belle prove  che stanno fornendo nel difficile ambito del PGA Tour. Il Wyndham Championship è stato l’evento conclusivo della stagione regolare del tour professionistico statunitense, per esattezza il numero trentasei. Il podio di questo torneo, ormai entrato di diritto a far parte del gruppo di appuntamenti di una certa importanza nel calendario stagionale per via del sua ruolo fondamentale nel dare l’assetto finale alla lista dei 125 partecipanti ai Playoffs della FedExCup, è stato l’esempio di quanto sia forte la componente giovanile nel Golf Pro di questi tempi, oltre ai ventitré anni di Reed, ai venti di Spieth, c’è poi la coppia che si è divisa la terza piazza sempre costituita da ventenni o poco più: ventisette per Brian Harman e ventitré anche per John Huh, tutti nomi di cui sicuramente si sentirà sempre più spesso parlare, se poi si dividono le vittorie dei tornei della stagione 2013 ce ne sono quattordici per chi ha trenta o meno anni, diciassette per chi ha tra i trenta ed i quaranta anni e ne sono state lasciate solo cinque agli over quaranta e questo non è dipeso dal fatto che i più anziani sono di meno, anche se poi non di tanto, ma si tratta della naturale evoluzione che un movimento sportivo ben funzionante ha nel proprio dna e quindi rientra nella sua normalità, il problema nasce quando il ricambio generazionale funziona male e genera dei vuoti incolmabili per lunghi periodi (problema vissuto purtroppo da molti sport in Italia). Il vincitore come sempre merita le sue righe supplementari soprattutto quando si tratta di un personaggio particolare come Reed che con le nuove regole sulle qualificazioni,  che fisseranno una sorta di roster stagionale di giocatori che parteciperanno al calendario annuale del PGA Tour, potrebbe far scordare la sua impresa del 2012 quando durante il calendario del Tour riuscì a guadagnarsi per sei volte l’accesso ad altrettanti eventi con il tradizionale torneo del lunedì, una vera lotteria aperta ad ogni risultato, un vero record che gli ha portato in dote il nickname di “Mr. Monday Qualifier“, il problema del suo accesso definitivo al PGA Tour però è rimasto costante nonostante che Reed dimostrasse di avere nelle vene sangue da autentico killer sportivo, capace di far fuori in una giornata chiunque gli sbarrasse la strada verso l’evento principale, e semplicemente era che una volta entrato, anche se dalla porta secondaria del lunedì, nel torneo non raggiungeva delle postazioni discrete da farlo guadagnare abbastanza dollari per avere poi una posizione nella Money List che gli garantisse una card d’accesso più duratura, anzi più del 50% delle sue partecipazioni si fermava al cut, ma nel 2013 le qualità di Reed sono venute fuori decisamente meglio negli appuntamenti veri e propri della stagione fino a quando è giunto anche il momento di incassare il cospicuo assegno di 954,000 $ per la vittoria di Greensboro che lo ripagherà sicuramente delle grandi fatiche poco redditizie dell’anno precedente, e poi non bisogna mai scordarsi che il signor Reed nel 2006 vinse il Junior British Open e due anni dopo, nel 2008, fu semifinalista nello U.S. Amateur e per farla breve con la sua università, Augusta State, si guadagnò lo NCAA Championship a squadre sia nel 2010 che nel 2011, il pedigree quindi non manca di certo al giovane Reed che negli ultimi sette tornei giocati oltre alla vittoria nel Wyndham Championship ha piazzato altri tre top-10.


::. in campo .::

- round#01 – parte l’ultimo appuntamento della regular season 2013 per il PGA Tour e quindi si da il via alle battaglie per stare dentro i 125 che inizieranno con The Barclays a giocarsi, attraverso i Playoffs, la FedExCup 2013 e proprio uno di coloro che vivono dentro la bolla, “the bubble” cioè ai margini del dentro o fuori stabilito dalla posizione n.125, l’inglese Ross Fisher che non essendo un vero habitué del PGA Tour ma più legato invece all’ European Tour, non ha giocato molti eventi validi per la FedExCup e si è presentato a Greensboro in posizione n.162 e nonostante sia la prima volta che comandi una classifica del Tour americano in 51 rounds giocati ha la capacità se sfrutta bene questo grande inizio di ottenere il salto in avanti che lo porterebbe al primo turno dei Playoffs, insieme a Fisher un giocatore più tranquillo, a livello di posizione in classifica, come Chris Stroud (n.48 in coppa) che addirittura planerebbe nei primi 15 in caso di eventuale vittoria del Wyndham Championship ma mancano ancora 54 buche alla fine ed i giochi sono veramente appena iniziati, per loro il round inaugurale è stato giocato con 64 colpi (-6), uno di vantaggio su di un folto gruppo di giocatori con 65 (-5), sono in otto con Matt Jones, Robert Garrigus, Andrew Svoboda, Jordan Spieth, Trevor Immelman, Morgan Hoffman, Patrick Reed ed il detentore del titolo Sergio Garcia che intensifica il suo buon rapporto con il Sedgefield CC.per quanto riguarda i primi due leaders del torneo si tratta di giocatori di media potenza di cui uno, Stroud, non ha di certo brillato per precisione sia nell’approccio ai greens che dal tee dove è stato uno dei peggiori nel primo round (5/14 FH, 35,7%) ma ha saputo capitalizzare come nessun altro il suo putting (5,482 SGP), invece l’inglese Fisher ha giocato molto meglio dello statunitense nel trovare i fairways e soprattutto come greens in regulation con 16 su 18. Molto più movimentato il giro di Stroud che ha totalizzato otto birdies e due bogeys, più regolare con un ritmo continuo la gara di Fisher che non subisce bogeys, mentre segna sulla sua scorecard quattro birdies ed un eagle uscito fuori dal cilindro dell’inglese al par-5 della buca n.5. Per il resto una menzione speciale va sicuramente a Garcia che come scritto sopra al Sedgefield CC rende bene, il suo primo round è stato al limite della precisione nell’approccio ai greens del campo da gioco di Greensboro (GIR 94,4%), poi con il putting poteva anche andare meglio allo spagnolo ma se cosi’ fosse stato avrebbe polverizzato ogni record del percorso.

- round#02 – “Patrick Reed is hot” questo potrebbe essere, anzi sarà stato molto probabilmente il titolo di qualche articolo pubblicato dall’altra parte dell’oceano per descrivere lo stato di forma dell’ex Augusta State che dopo 36 buche ha preso il comando del Wyndham Championship 2013, il suo secondo giro del Sedgefield CC è stato ancora più basso del primo, infatti sono bastati a Reed 64 (-6) colpi per giocare le diciotto buche di giornata e questo round  è stato il suo decimo consecutivo sotto par, che il giocatore stia bene e soprattutto stia producendo del buon gioco lo si è capito dopo che nel Open canadese otteneva, con il nono posto, il suo secondo consecutivo top-10 dimostrando buone capacità sia nel gioco corto che nella potenza e precisione con il drive, il complessivo di 129 (-11) vale per il giocatore capace di trasformarsi soprattutto il lunedì in un fuoriclasse, un buon primo posto arrivato soprattutto nella parte finale del suo round quando alla buca n.8 e alla n.9, le sue ultime due di giornata, otteneva due birdies che hanno premiato definitivamente il suo notevole gioco prodotto con il putter. Cedono quindi la leadership condivisa sia Fisher che con 69 (-1) limita i danni e si mantiene grazie al totale di 133 (-7) in quarta posizione che Stroud che gioca invece un brutto secondo round dove ha confermato poca precisione con il drive, pagandola di più rispetto al primo round, un aumento sostanzioso di putts tirati e soprattutto poca incisività un insieme di cose che hanno fatto apparire Stroud la brutta copia del golfista visto a Greensboro il giorno prima. Il second round ha fatto tremare il record del percorso di 61 (-9) fatto da Carl Pettersson nel secondo round dell’edizione 2008, lo stesso svedese l’anno scorso nel primo round otteneva un 62 (-8) eguagliato da Jimmy Walker nella successiva giornata. In questa edizione del Wyndham Championship è stato la volta di John Huh sempre con lo stesso score, 62, che il ventitreenne di ha messo assieme con 4 birdies in ogni metà del percorso dopo che Huh era stato molto preciso e concreto nell’approccio ai greens. L’ottimo score ha portato Huh al secondo posto della classifica generale con 130 (-10) ad un colpo di distanza dal leader Reed. Solitario al terzo posto Jordan Spieth che si mantiene sui valori del primo round con il basso punteggio di 66 che arriva nonostante i tre bogeys ai quali il giovane statunitense ha risposto con sette birdies, addirittura nel primo round non c’erano state penalità per il rookie texano che ha compensato il tutto con il rocambolesco secondo giro del percorso. Scendendo nella classifica di metà gara oltre a Fisher il quarto posto è occupato da altri cinque giocatori: Charlie Wi, il coreano di California continua il suo altalenarsi tra buone cose ed altre pessime ma questa volta potrebbe arrivare un buon risultato, Bob Estes ed i quasi omonimi Brian Harman, statunitense, e Jim Herman, australiano, tutti questi giocatori si sono mantenuti sui buoni risultati che avevano già ottenuti nella giornata inaugurale. Perde una decina di posizioni il campione in carica Garcia che non riesce a mantenersi sotto par e chiude le 18 buche del secondo round con 70 (par), il suo totale di 135 (-5) vale la posizione n.15 dove el niño trova la compagnia tra gli altri di Zach Johnson e Bill Haas che stanno portando avanti un torneo senza entusiasmare. Escono di scena con il cut 74 giocatori che non raggiungono la salvezza posta a 139 (-1) conquistata o superata invece da 62 golfisti che negli ultimi due giorni si daranno battaglia per vincere il torneo che chiude la stagione regolare del PGA Tour. Tornano a casa anticipatamente Brandt Snedeker, arrivato al quinto taglio di stagione ed è tanto considerando che non ha giocato molto, il primatista del round Carl Pettersson, lo stesso Walker di cui scrivevo prima sempre riguardo a round con score molto bassi, Lucas Glover, Mike Weir, l’altro svedese David Lingmerth, Paul Casey, Vijay Singh,  che per la prima volta da quando è stata istituita la FedExCup non parteciperà alla fase finale (il figiano la vinse nel 2008 ndr) e Padraig Harrington tanto per citare qualche nome noto.

- round#03 – finisce la serie positiva di round sotto par per Reed che con il bogey nella buca n.18, l’ultima del suo terzo giro del Sedgefield CC, non solo ha interrotto la serie positiva dei rounds ma si è fatto raggiungere in testa alla classifica dopo 54 buche da Huh che a sua volta si era abbastanza complicato la vita quando alla n.2, un par-4, ha buttato la pallina fuori green con un putt mal tirato e questo brutto scherzo gli è costato un triplo bogey, da quel momento l’ex CSU ha cercato inizialmente di non commettere errori e poi con più tranquillità nelle seconde 9 ha recuperato tutti i tre colpi in più persi alla seconda buca del percorso grazie a tre ottimi birdies che lo hanno riportato in parità con il par e il 70 sommato ai precedenti scores totalizza 200 (-10), stesso punteggio complessivo di Reed che in 36 buche aveva marcato sulla sua scoreboard un solo bogey, mentre nelle 18 buche del terzo round ne arrivano cinque in botta unica, ma essendo comunque buone le condizioni di Reed il danno è limitato e grazie a quattro birdies lo score è di 71 (+1). Dietro ai due c’è Zach Johnson, uno dei migliori nel terzo turno con 66 (-4) e che grazie a questo improvviso risveglio guadagna un buon numero di posizioni, lo accompagnano in terza posizione Jordan Spieth e Bob Estes, quest ultimo fino alla quattordicesima buca era sopra par di un colpo ma improvvisamente ha iniziato una serie di birdies, tre uno dietro l’altro tra la buca n.15 e la n.17 compresa, che gli hanno portato il punteggio finale sotto il par, infatti ha chiuso con 68 (-2) salvando la sua presenza tra i primi e soprattutto mantenendo le chances per poter vincere il Wyndham Championship 2013, mentre la giornata di Spieth non è stata delle migliori, il suo score è stato di 70 (par) dopo che nelle prime 9 era riuscito a rimanere sotto di almeno un colpo, comunque il solo colpo di svantaggio dei tre giocatori al terzo posto significa maggior pressione su Reed e Huh e quarto round ricco di suspense. Restano in gara anche i tre giocatori che si dividono la sesta posizione cioè Robert Garrigus, uno dei più regolari e continui a Greensboro, Matt Every e Brian Harman, al nono posto solitario Brendan Steele mentre un altro 70 costringe Garcia a restare nelle posizioni di rincalzo con un totale di 205 e poche possibilità a meno di un impresa unica e di un crollo di un alto numero di giocatori che adesso si trovano davanti a lui in classifica: situazioni poco probabili da verificarsi.

- round#04 – dopo la sospensione per un paio di ore del sabato per la pioggia che era caduta molto presto in mattinata, il round finale ha l’inizio posticipato di un’ora e come nel terzo è stata applicata la preferred lies per il posizionamento della pallina in zone meno bagnate, ma il maltempo, come non è riuscito a fermare la conclusione della regular season del PGA Tour con lo svolgimento regolare del Wyndham che si è giocato nei quattro giorni convenzionali, non è riuscito neanche a frenare la corsa di Patrick Reed che è entrato di diritto nella storia del PGA Tour inserendo il suo nome nel palmares del torneo di Greensboro. Non è stata comunque una vittoria facile, la prima del giocatore ventitreenne di San Antonio nel Texas, alla fine delle 72 buche c’erano infatti due giocatori davanti a tutti con lo stesso punteggio complessivo: 266 (-14), uno era ovviamente lo stesso Reed e l’altro Jordan Spieth. Un derby tra texani, essendo Reed di San Antonio e Spieth, di Dallas, ma anche un derby tra giovani promesse i 23 anni del primo contro i 20 di Spieth che nonostante la giovane età lo scorso luglio si era già tolto la soddisfazione della prima vittoria come Pro nel John Deere Classic, quando si è di fronte a simili situazioni si capisce subito come il ricambio continuo produca sempre nomi nuovi, emozioni differenti, storie sportive ed umane che continuano a rinnovarsi con i tempi, si ha la chiara dimostrazione che il Golf sia sempre più vivo e mantenga forte l’interesse del pubblico verso se stesso. Come scritto sopra tutti gli accorgimenti possibili contro ogni eventuale disagio causato dalle cattive condizioni atmosferiche sono stati presi dalla direzione del torneo e difatti non si è giocato l’ultimo round a coppie come consuetudine ma addirittura doppie partenze tra le 7,15 e le 9,15 del mattino sia dal tee della n.1 che da quello della n.10 con gruppi da tre giocatori, Reed, Zach Johnson e Huh sono stati gli ultimi a partire dalla prima buca, Spieth invece ha cominciato il suo ultimo giro dello Sedgefield CC dieci minuti prima sempre dal tee della n.1, Reed ha iniziato a sbloccarsi dalla buca n.5 con un primo birdie al quale ne seguiranno altri tre nelle restanti quattro buche che chiudono la prima parte del percorso dove Reed si presenta già a -4 sotto il par, quello che era invece il suo principale rivale fino a quel momento, ovvero Huh, non è andato altrettanto bene nella stessa parte di percorso, anzi a dir il vero era partito anche bene, con un immediato birdie alla prima buca, un risultato che aveva fatto pensare ad una giornata di gran battaglia tra lui e Reed ma subito dopo arrivava un bogey alla n.2 e alla fine delle prime 9 Huh era già dietro di tre colpi, obbligato quindi assolutamente ad attaccare nella seconda parte del campo di gara con tutti i dovuti rischi per cercare di recuperare lo svantaggio. Ma oltre a essersi portato ampiamente davanti a Huh, Reed aveva inflitto distacchi a tutti gli altri che erano già alle sue spalle dopo 54 buche giocate, intanto Brian Harman, una vera sorpresa in questo torneo, era rimasto abbastanza vicino a Reed senza però impensierire un giocatore sempre più lanciato verso la vittoria del suo primo torneo del PGA Tour, anche Rory Sabbatini all’ottava buca giocata si era sensibilmente avvicinato a Reed, un colpo di differenza, poi il bogey alla n.9 riportava il sudafricano a due colpi dal leader. Nelle seconde nove Huh ha cercato di ribaltare il trend iniziale e con tre birdies sembrava aver trovato il ritmo giusto per rientrare sul leader provvisorio della generale, il bogey di Reed alla n.16, un par-3, che il giorno prima, grazie ad un birdie, aveva sancito il vantaggio del ragazzo di San Antonio e che nella domenica delle sentenze finali gli costava il nuovo ricongiungimento con Huh con solo due buche da giocare e quindi con ogni possibile scenario di fronte, ma alla fine ci ha pensato lo stesso Huh a far rientrare ogni chance di far suo il torneo, un bogey dietro l’altro alla n.17 e alla n.18 determinavano il suo score finale a quota 268 (-12) e il suo distacco riportato a due colpi perchè nel frattempo Reed concludeva il suo torneo con due consecutivi par senza forzare più di tanto cercando di approfittare degli sbagli dell’avversario, risolto il “problema” Huh un altro rischio si faceva sempre più concreto, si trattava di Spieth che con il suo sesto ed ultimo birdie di giornata ottenuto alla penultima buca, la n.17, recuperava l’ultimo colpo che lo separava da Reed raggiungendolo e i rispettivi par nella diciottesima ed ultima buca di Sedgefield CC non mutavano la situazione che lanciava il programma post gara regolare: spareggio con inizio alla buca n.18 per poi proseguire con la n.10 e nel caso se ne abbia bisogno ritorno alla n.18, i due contendenti partono con un par obbligando il proseguimento dello spareggio alla n.10 con un errore che si trasforma in una prodezza, il deus ex machina di tutto ciò è Patrick Reed da San Antonio nel Texas, il suo tee-shot è orribile, la pallina arriva a pochi metri dai confini del percorso rischiando un “out of bonds” che poteva compromettere totalmente il suo torneo costandogli un tiro di penalità, invece i Dei del Golf cambiano immediatamente il finale della storia riscrivendola con la pallina che si ferma sotto un albero in mezzo a degli aghi di pino e ad un cavo della televisione … che botta di …. ! Il secondo tiro di Reed significa fare la pace con mazze e palline e soprattutto far planare il proprio colpo, partito da un ferro 7, dritto sulla linea di bandiera ad un paio di metri dalla buca, con il terzo colpo Reed va per il birdie e lo centra alla grande, non riesce a stargli dietro Spieth che deve concedere la vittoria al rivale texano come lui. Il terzo posto va a Harman e Huh alla pari ed il quinto se lo dividono Every, Jones e Z. Johnson, ottava posizione per Sabbatini e Andres Gonzales e Estes. Per quanto riguarda la FedExCup bubble non accade nulla di importante soprattutto perchè chi una buona parte di chi è appena fuori dai 125 non passa il cut.


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Wyndham Championship 2013 – percorso

Playoffs a vista: nel Sedgefield CC si giocherà fino all’ultima pallina

Dal 2008 il Wyndham Championship, il torneo che alterna alle gioie i drammi sportivi per  il suo ruolo cruciale nell’accedere ai Playoffs della FedExCup, si svolge al Sedgefield CC ed in questo scenario si conclude la stagione regolare con tutte le sue sentenze finali che decidono il futuro dei giocatori del PGA Tour, un evento sempre più decisivo con le nuove regole messe in atto in buona parte in questo 2013 e totalmente a partire dal 2014. Nel 2011 il Sedgefield CC è stato acquistato dalla McConnell Golf Property, la società fondata da John McConnell, un businessman nato in Virginia creatore e proprietario di alcune aziende dedicate alla ricerca ed allo sviluppo di nuove tecnologie applicate alla gestione della sanità, che attualmente proprio con l’acquisizione del Sedgefield CC ha raggiunto il numero di 7 club di Golf di sua proprietà. Nato nel 1926 e sede dei tornei denominati negli anni passati Greater Greensboro Open o Greater Greensboro Chrysler Classic e di molti altri in ambito amatoriale e spesso circoscritti al Golf locale delle due Caroline, nord e sud, è una delle migliori opere di Donald Ross che in uno spazio piuttosto ristretto è riuscito senza ombra di dubbio a dare il meglio di se ed a creare una piccola gemma. L’anno precedente al suo ritorno sulle grandi scene del PGA Tour, esattamente a partire dal settembre 2007, si è sottoposto ad un lungo e significativo lavoro di restyling che ha ancora di più esaltato le sue caratteristiche originali. Nel 2008 il Sedgefield CC è finalmente rientrato nel mondo del Golf professionistico ed è tornato ad ospitare quel torneo di Greensboro, diventato il Wyndham Championship, cioè l’ultimo evento della regular season del PGA Tour. Il primo trionfatore a partire da quella edizione del 2008 fu lo svedese Carl Pettersson che vinse con lo score più basso della lunga storia del’evento di Greensboro, 259 (-21),da allora si sono disputate altre quattro edizioni e quindi questa del 2013 sarà la sesta volta che il Sedgefield CC sarà al centro dell’attenzione mondiale di tutti gli appassionati di Golf.


 ::. – il field dove si gioca – .:: i lavori dell’architetto Donald Ross, un vero numero uno dell’epoca per i disegni di campi da Golf, iniziarono nel 1925 e si conclusero l’anno seguente, il 1926, quando venne inaugurato, attualmente è l’unico percorso disegnato da Ross che ospita regolarmente un torneo del PGA Tour, queste sono le sue caratteristiche:

Sedgefield CC (15/18 agosto 2013)
  dimensione erba primaria taglio
yardage  7127 yd. (6517 mt.)    
par 70 (35-35)    
green 6500 ft² (604 m²) champions bermudagrass 0,125 (3,175 mm)
tee 2500 ft² (232 m²) bermudagrass 0,400 (10,16 mm)
fairways 25 acri (10,1 ha circa) bermudagrass 0,450 (11,43 mm)
rough 65 acri (26,3 ha circa) kentucky bluegrass; fescue 2,000 (50,8 mm)
stimpmeter 12    
bunkers 48    
water hazards 13    
montepremi 5,300,000 $    
prima moneta 954,000 $    
FedExCup 500 punti (vincitore)    

come sopra scritto solamente il Wyndham Championship, dei tornei “fissi” della regular season, è opera di Ross ma la particolare coincidenza di questo 2013 è stata che prima dell’evento della Carolina del Nord si è giocata l’annuale edizione del PGA Championship che si è disputato ad Oak Hill altro campo di gara disegnato da Donald Ross, quindi doppia porzione del grande architetto scozzese di Dornoch che da giovanissimo, non ancora diciassettenne, arrivò a Boston e negli Stati uniti, portando già la sua conoscenza dei links scozzesi, sviluppò la sua attività con oltre quaranta percorsi da lui disegnati, molte delle caratteristiche viste ad Oak Hill si troveranno anche a Greensboro, anche se in questo percorso saranno più i greens e meno i fairways i punti più difficili da giocare. Le ultime modifiche portate da Pete Dye sono state fondamentali nel rendere il par-70 più lungo e quindi anche più competitivo per i forti giocatori del circuito che ogni anno in occasione del torneo, attualmente Wyndham Championship, passano da Greensboro. Si tratta di uno scenario che richiede impegno e non ammette errori, due laghetti e vari torrenti caratterizzano molto il Sedgefield CC che ha una sua unicità nella continua presenza di ostacoli di acqua, un’altra caratteristica sarà il ritorno al bermudagrass dopo aver giocato sul bentgrass, quindi si torna con un erba che tende a restare molto asciutta, più consistente delle altre, che può continuare a essere mantenuta molto bassa anche durante lo svolgimento del torneo senza essere obbligati a bagnarla molto, inoltre a differenza dell’ultima edizione del Wyndham Championship giocata nel 2012 con un impianto di erba fatto da poco e quindi ancora troppo debole in questa occasione i giocatori troveranno un manto più resistente e compatto e quindi greens molto veloci, un buon vantaggio per chi vuole forzare dai tees è la poca lunghezza del rough, un paio di inches, che non penalizzerà troppo le giocate fuori fairways anche se come ogni percorso piuttosto breve e per niente vasto saranno i giocatori con giudizio, che rinunceranno al driver per qualcosa di meno potente ma di più controllabile, ad avere i pronostici favorevoli dalla loro parte, per concludere bisogna sempre prendere in considerazione che, con tutti gli ostacoli e le difficoltà varie che possiede, il Sedgefield CC ha prodotto per i vincenti delle ultime edizioni degli scores abbastanza generosi con una media di circa diciassette colpi sotto par e questo dovrebbe lasciare aperte varie chances di vittoria ad un gruppo ampio dei golfisti che saranno in campo.

 ::. – il field di chi gioca – .:: come spiegato in un post dedicato alla situazione della FedExCup 2013 e a come il Wyndham sia fondamentale nel passaggio dalla regular season, che finisce proprio con il torneo di Greensboro, alla fase dei Playoffs che porteranno a stabilire il vincitore della manifestazione, la presenza più intensa di giocatori valutati tramite il ranking ufficiale del OWGR non riguarda le prime posizioni, saranno infatti presenti solo dieci tra i primi cinquanta in classifica con uno solo di questi, Brandt Snedeker, che è nel top-10 del ranking mondiale, poi  Ernie Els, Sergio Garcia, Bill Haas e Zach Johnson sono invece quattro i giocatori che occupano posizioni tra la undicesima e la venticinquesima. Sono sei i partecipanti al Wyndham Championship 2013 che durante la stagione hanno già vinto un torneo come SnedekerHaas, Boo Weekley, Webb Simpson, Z. Johnson e Jordan Spieth. Ci sono poi sette vincitori del torneo in edizioni passate a partire da chi vinse nel 2012: Sergio Garcia, Simpson (2011), Arjun Atwal (2010), Pettersson (2008), Snedeker (2007), Davis Love III (2006, 1992) e K.J. Choi (2005).

 ::. – un po di storia – .:: il Sedgefield CC iniziò ad entrare nel mondo già adulto del Golf statunitense nel 1938 quando nel primo Greater Greensboro Open ebbe subito il piacere di fare conoscenza con Sam Snead che fu il primo a vincere da quelle parti instaurando un buon rapporto di amicizia manifestato dalle successive sette vittorie, oltre ai successi non bisogna dimenticarsi delle l’ultima fu nel 1965 a ventisette anni dalla prima! Roba da Snead … Invece Byron Nelson piazzò un paio di vittorie nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, una prima volta nel 1941 e la seconda ed ultima nel 1945, in tutto oltre a Snead ed a Nelson ci sono stati altri 7 giocatori pluri-vittoriosi nel Sedgefield CC, di quelli attualmente in attività in questa lista è presente solo Davis Love III che, alla età di 49 anni, sarà in campo anche in questa edizione 2013, dei nove giocatori con più di una singola vittoria solo Snead è andato ben oltre le due vittorie. L’evento di Golf con sede a Greensboro è stato assente a Sedgefield CC dal 1976 al 2008, in quel periodo venne giocato al Forest Oaks Country Club sempre nella del North Carolina. La prima vittoria nel PGA Tour del grande Seve Ballesteros, il campione golfista iberico scomparso nel maggio del 2011, avvenne proprio nell’allora Greater Greensboro Open del 1978, giocato proprio nel Forest Oaks CC, invece la vittoria dell’indiano nell’edizione del 2010 di Arjun Atwal fu la prima vittoria indiana nella storia del PGA Tour.


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Wyndham Championship 2013

L’ostico cammino verso i playoffs della FedExCup 2013

Si è giunti all’ultimo appuntamento di quella che possiamo chiamare come avviene in molti altri sports, soprattutto negli States, la regular season del Golf e se siamo alla fine di questa parte di stagione agonistica dell’anno vuol dire che bisogna giocare a Greensboro in Carolina del Nord il Wyndham Championship che dal 2007 regola l’accesso al primo torneo dei Playoffs della FedExCup decidendo quali saranno i 125 giocatori che potranno affrontare la settimana successiva The Barclays, il primo dei quattro tornei che porteranno, in un cammino dalla durata di un mese, ad incoronare il nuovo campione della FedExCup 2013, l’ultimo vincitore della coppa fu Brandt Snedeker mentre l’ultimo campione del Wyndham Championship fu lo spagnolo Sergio Garcia. Dietro allo svolgimento di questo evento del PGA Tour che da quando è nato si è sempre giocato a Greensboro, North Carolina, in differenti percorsi ma che dal 2008 tornato dopo diversi anni nel Sedgefield Country Club, ci sono drammi e successi che generalmente non riguardano le prime posizioni ma addirittura a volte proprio quelle ultime posizioni valide per avere l’accesso ai Playoffs, là dove a darsi battaglia sono i golfisti che si stanno mettendo in gioco tutte le chances rimaste per ottenere un posticino tra i 125 che domenica sera faranno velocemente le loro valige per partire alla volta del New Jersey dove nel Liberty National Golf Club di Jersey City inizierà dopo pochi giorni, come sempre il giovedì, The Barclays, ovvero il primo torneo dei Playoffs per la FedExCup 2013, giocatori che in termini giornalistici statunitensi sono i soprannominati bubble busters perchè stare nella bolla vuol dire essere posizionato nelle ultime posizioni valide della FedExCup per andare ai playoffs o appena fuori dalle 125 che è sempre il primo dei numeri magici che stabiliscono il numero di golfisti che passano al playoff successivo: i primi 100 in classifica dopo The Barclays andranno poi al Deutsche Bank Championship, poi saranno i primi 70 dopo il secondo playoff a passare al terzo, il BMW Championship ed infine saranno i migliori 30 nella classifica della FedExCup dopo il penultimo turno di playoff che entreranno di diritto nell’ultimissimo appuntamento, il Tour Championship che deciderà il vincitore della nona FedExCup. A condurre la classifica è Tiger Woods trionfatore in 5 tornei in questo 2013 e piazzato altre 2 volte nei top-10 con 13 eventi giocati nel 2013, unico giocatore nella pur breve storia della FedExCup ad essere già pluri-vittorioso con due edizioni (2007-2009) già vinte e ben piazzate nel suo infinito palmares, dopo Woods c’è Matt Kuchar, che non avesse buttato via diverse posizioni per un pessimo terzo round al PGA Championship poteva avvicinarsi ancora di più al leader e comunque ha raccolto in stagione il suo quinto e sesto successo nella carriera da pro ed ha terminato altri cinque tornei nei top-10 in 20 presenze, una media di piazzamenti molto più bassa rispetto a quella del 2012, al terzo posto il detentore del titolo di campione della FedExCup 2012, Brandt Snedeker che dopo aver chiuso alla grande la stagione 2012 ha proseguito sullo stesso ritmo anche all’inizio nel 2013 e nonostante qualche problema alle costole che gli sta richiedendo cure particolari e tempi di riposo il golfista di Nashville ha comunque vinto 2 tornei ed è arrivato altre sei volte nei top-10 con 18 presenze ed in questo caso nonostante l’impressione di buona parte della stagione di uno Snedeker in difficoltà c’è una media di buoni posizionamenti più alta rispetto all’anno passato che lo vide inoltre vincere proprio la stessa FedExCup, al quarto posto in scia a Snedeker c’è il vincitore dell’ultimo Open Championship, Phil Mickelson che ha vinto nel 2013 i suoi 2 tornei, senza contare l’importantissimo Scottish Open ma patrocinato dall’ European Tour, con altri 4 posizionamenti nei top-10 in una stagione, aldilà del risultato che conquisterà nella coppa, che ricorderà per sempre. Più lontani come punteggio i giocatori che occupano le posizioni dal quinto posto in la a partire dall’ottimo Billy Horschel, per passare da Bill Haas, Justin Rose, lo svedese Henrik Stenson uno dei giocatori più in forma del momento, poi Adam Scott, Keegan Bradley, Boo Weekley, Kevin Streelman, l’ultimo vincitore di un Major Jason Dufner, Dustin Johnson, Jason Day e tanti altri. Questo l’elenco delle prime posizioni per capire come è la situazione ai vertici della FedExCup 2013 ma come scrivevo sopra la suspense regna decisamente negli scontri che avvengono più in basso in una sorta di corsa alla salvezza che ha in questo caso lo scenario di svolgimento il Sedgefield CC di Greensboro ed una durata di 4 interminabili rounds. Quanto sia possibile raggiungere un alto livello di drammaticità, in senso al 10% sportivo visto che la vera parte drammatica e difficile della vita si sta purtroppo propagando sempre di più di questi tempi ed ovunque, lo si capisce dal fatto che solitamente sono pochissimi i giocatori che passano nella bolla dei 125 arrivando da posizioni oltre la stessa centoventicinquesima, nel 2012 il Wyndham Championship ha lasciato che un solo golfista raggiungesse e si inserisse nel gruppo che si spostò a giocare The Barclays, fu Heath Slocum che passò come n.124 nella classifica della FedExCup dopo il torneo che chiudeva e continua a chiudere la regular season, Slocum terminò sempre al posto n.124 della classifica anche dopo la partecipazione al The Barclays e la sua FedExCup terminò in quella posizione che in ogni caso da diritto come tutte quelle che vanno dalla posizione n.1 alla n.125 ad un premio in denaro, l’anno precedente nel 2011 furono in tre ad andare avanti provenendo dai bassifondi della classifica, William McGirt, Padraig Harrington e perfino Ernie Els che rispettivamente erano prima di giocare il Wyndham al posto n.130, n.127 e 126 per Els, proprio piazzato sulla terra di confine tra dentro e fuori, proprio Big Easy che con un trentesimo posto in North Carolina fu in grado di avanzare ed in seguito superare due turni di playoff ma la sua avventura nella FedExCup 2011 si fermò al BMW Championship dove non ottenne l’accesso al Tour Championship. Chiaramente ogni volta che si va avanti si forma una nuova bolla e solamente un bubble buster fu in grado di vincere il torneo dove si sarebbe dovuto giocare tutte le sue chances fu Justin Rose nel 2011 quando arrivò al BMW Championship in trentaquattresima posizione e quindi virtualmente fuori dai 30 che si sarebbero giocato tutto nell’ultimo appuntamento, il Tour Championship, Rose vinse il BMW e alla fine terminò al quinto posto della FedExCup. Che arrivati a questo punto un po tutti tentino le loro carte è facilmente comprensibile guardando il field del Wyndham con tutti i giocatori che sono piazzati tra la posizione n.83 e la n. 125 della FedExCup 2013 presenti a Greensboro, a questi vanno aggiunti altri trentasei giocatori che vanno da Snedeker, come scritto sopra attuale terzo in classifica, fino a Pat Perez  che è ottantunesimo, poi ci sono sessantanove giocatori che vanno dalla posizione n.126 fino agli ultimissimi, in questa situazione ci sono giocatori dal calibro di Harrington, sempre lui, al posto n.129 e quindi devono avanzare di almeno quattro posizioni per andare ai Playoffs, i calcoli dicono che al giocatore irlandese servirebbe piazzarsi tra i primi quaranta del Wyndham Championship per viaggiare verso il New Jersey, ancora più in basso in classifica si trova il figiano Vijay Singh, che oltre ad un’inevitabile declino vista l’età ha avuto comunque una stagione piuttosto travagliata con il caso doping al centro della sua situazione, lui arriva con la posizione n.141 e i calcoli delle proiezioni dicono che è necessario un suo piazzamento nei top-10 per sbloccare il suo cammino verso i prossimi tornei, per David Toms che si trova dietro a Singh di qualche posizione l’esigenza è quella di arrivare tra i primi cinque, situazione ancora più difficile per Davis Love III che come n.160 della FedExCup al momento ha bisogno di piazzarsi tra i primi 3/4 del Wyndham, stessa situazione per il giovane giapponese Ryo Ishikawa, potenzialità enormi ma ancora molte difficoltà nel trovare un buon ritmo stagionale, ci sono anche giocatori vincenti nel 2013 come Woody Austin che fu primo nel Sanderson Farms Championship e poi non ha più raccolto buoni piazzamenti nel resto dell’anno e adesso deve restare tra i primi venti se desidera dire ancora la sua, almeno provarci, nel finale di stagione. Ogni giorno la bolla vedrà entrare ed uscire giocatori a seconda dei risultati ottenuti e del loro momentaneo piazzamento in classifica generale, questi continui cambiamenti portano inevitabilmente a variare gli obbiettivi da raggiungere e ogni fine round, come la miglior borsa, avrà una nuova quotazione delle azioni dei giocatori. Detto tutto questo rimane ancora la cosa più importante, infatti a partire da questa stagione in maniera ancora non totalmente definitiva come invece lo diventerà dal 2014 in avanti, i 125 giocatori usciti con il miglior punteggio della FedExCup non solo saranno quelli che potranno accedere al primo turno dei playoffs ma soprattutto avranno la card di partecipazione al PGA Tour della stagione successiva, a proposito la stagione non si chiuderà più a fine anno ma ad inizio ottobre e la successiva a partire già dalla prossima, il 2014, inizierà a metà ottobre dell’anno precedente (es.: il primo torneo della stagione 2014 sarà il Frys.com Open che inizierà il 10 ottobre p.v.), per formare il gruppo di giocatori che sarà protagonista del PGA Tour 2014 si ci avvalerà ancora per questa occasione anche della Money List, la classifica stagionale dei guadagni, ma l’anno prossimo si baserà tutto sui risultati ottenuti durante tutto l’anno agonistico e sui quattro tornei finali del Web.com Tour che faranno salire sul Tour superiore una selezione dei migliori, questo vuol dire che nel finale della stagione regolare la lotta per rimanere nel gruppone dei 125 sarà veramente accesa e piena di colpi di scena, un peccato invece rinunciare alle Qualifyng Schools per passare dai tour minori al PGA Tour ma il sistema della fase finale del Web.com Tour che vi spiegherò meglio in un prossimo post non è male e renderà anche in questo caso molto avvincente il finale di stagione.


- by erma.xs1C0. 2013 -

 

PGA Championship 2013 – cronache

Jason Dufner, l’ultimo Major dell’anno è il suo primo in carriera.

Viene facile dire che prima o poi anche Jason Dufner avrebbe scritto il suo nome tra i vincitori dato che negli ultimi anni, 2008-2013, ha partecipato a centoventi tornei e ogni quattro presenze si è piazzato nei top-10 e se si osserva l’attuale stagione i suoi migliori piazzamenti sono arrivati nelle più recenti partecipazioni, quarto sia allo U.S. Open che al WGC-Bridgestone Invitational, ma non sempre quando arrivano i grandi appuntamenti del Golf diventano scontate queste deduzioni e spesso altri fattori od elementi determinano poi i successi. A Rochester, stato di New York, tutto è andato nel verso giusto per Dufner che si è ritrovato un osso dire come Jim Furyk, grande Major quello del veterano giocatore della Pennsylvania, che ha ceduto nell’ultimo round dove invece Dufner è stato perfetto nel suo gioco che gli ha permesso di recuperare il vantaggio e di distanziare The Grinder di due colpi. Dufner era stato bravissimo nel secondo round del torneo quando ha sfiorato un 62 (-8) che avrebbe costretto le case editrici a riscrivere i libri sui record ed i grandi numeri del Golf, sarebbe infatti stato il primo 62 nella storia dei quattro Majors insomma un’impresa da annali, comunque lo score ottenuto che è stato 63 (-7) rappresenta comunque il nuovo record per Oak Hill CC, il precedente, 64 era di Jack Nicklaus e di Curtis Strange, mentre eguaglia lo stesso miglior score mai fatto nel PGA Championship già ottenuto da altri 11 giocatori nelle precedenti edizioni confermandosi come il Major con gli score più bassi mentre per gli altri tre il punteggio di 63 è stato ottenuto due volte nel Masters, quattro nello U.S. Open ed otto nell‘Open Championship. La vittoria di Dufner ed il secondo posto di Furyk sono anche il successo statunitense in un confronto creatosi all’interno del torneo tra questa coppia ed una totalmente svedese composta da Henrik Stenson e Jonas Blixt, arrivati alla fine terzo e quarto rispettivamente e che hanno dimostrato ancora una volta come la scuola svedese sia sempre più forte e competitiva e come stia avvicinandosi se non eguagliando già ora gli spagnoli, i britannici continuano invece a restare ovviamente a parte, a propositi dei rappresentanti del Regno Unito in gara a Rochester … toh chi si rivede? Rory McIlroy che finalmente sembra convincente anche se non sembra mai in condizione di far saltare il banco è autore di una prova confortante che gli da un buon ottavo posto finale e terzo tra gli europei in gara, non delude neanche Adam Scott fedelissimo dei Majors giocati bene e che termina con un onorevole quinto posto in compagnia di un bravo Scott Piercy che nella giornata conclusiva tenta la rimonta disperata dell’ultima ora che gli consente di recuperare la posizione, che era stata già sua dopo il primo round e dalla quale si era allontanato nei due rounds centrali, è settimo invece David Toms che quando si va verso il finale di stagione gioca sempre il suo Golf più redditizio e dietro di lui un terzetto composto dai due Johnson, Zach e Dustin e dall’australiano Jason Day. E’ vero ne manca uno all’appello, anzi scrivere due è ancora meglio, il primo è sempre lui ovvero il più atteso di tutti: Tiger Woods che rimane assolutamente fuori dalla lotta per la vittoria, finisce quarantesimo e per tutto il torneo non va oltre il trentottesimo posto raggiunto dopo il secondo round, altro Major da buttare per Woods, molto peggio Phil Mickelson che dopo le ultime superlative performance era atteso da favorito anche a Rochester ma il mancino non ci è stato proprio dalle parti del Lago Ontario, sembra che in campo ci fosse una brutta controfigura che alla fine delle 72 buche si è guadagnata la terzultima posizione tra i 75 che hanno concluso il PGA Championship 2013, insieme a lui al posto n.72 troviamo anche Matteo Manassero che era dentro ai primi 40 dopo 36 buche e sul quale facevo affidamento per portarsi nella seconda metà almeno tra i primi 25 della generale ed invece il veronese è scivolato via con due brutti rounds verso le ultime posizioni, da parte sua Francesco Molinari cede nel finale dodici posizioni dopo che ad un giro dalla fine era ventunesimo, il suo piazzamento finale è al posto n.33 e dei due italiani si conferma il migliore quando si affrontano i percorsi ed i grandi tornei statunitensi, il percorso del Oak Hill poteva comunque essere gestito meglio da Chicco che in questo tipo di campi può veramente dire la sua.


::. in campo .::

- round#01 – i grandi nomi non si fanno attendere l’occasione di portarsi via l’ultimo Major a disposizione per il 2013 è veramente ghiotta e alla fine del primo impatto nel difficile scenario del Oak Hill Country Club sono 2 ottimi giocatori a condividere la prima leadership del torneo di Rochester: l’esperienza di Jim Furyk e la giovane classe di Adam Scott, il regolare per eccellenza del PGA Tour, si piazzano davanti a tutti dopo aver concluso le 18 buche con un buon punteggio di 65 (-5). Scott non da respiro all’East Course del Oak Hill CC e dopo essere partito dalla n.1 con tre pars consecutivi inizia il suo show personale e la serie di birdies che mette su uno dietro l’altro parte dalla buca n.4 e si ferma alla n.8 con l’aussie a -5 solo nelle prime 9 del temibile percorso poi una sospensione per pioggia di un oltre un’ora pare averlo raffreddato e Scott chiude rimanendo a -5 con 65, lo stesso score di Furyk che parte invece dalle seconde 9 che gioca con uno score di -3 e nelle seconde va avanti senza particolari strisce di punteggi bassi ma mantenendo un buon ritmo, tanto che alla buca n.7, la sua sedicesima di giornata, ha uno score ancora più basso rispetto a Scott infatti è a -6, passata la penultima buca e nella n.9 e conclusiva per Furyk arriva però un bogey e il piazzamento ex-aequo con Scott. Dietro alla coppia al comando c’è un altro big come Lee Westwood accompagnato dal canadese David Hearn, il loro punteggio è di un colpo più alto della coppia in testa, 66 (-4), con l’inglese autore di un giro senza bogey e con quattro birdies a determinare il suo punteggio ed in generale una buona prova svolta con poche sbavature e dominata dall’ottimo controllo di gioco, sorprende invece la prestazione del canadese Hearn che per la prima volta era in campo al PGA Championship e con una esperienza generale di Majors limitata a 3 partecipazioni nello U.S. Open, portato a termine solo questa stagione con un discreto ventunesimo posto finale dopo due missed cuts nelle altre sue partecipazioni, l’inizio non è stato incoraggiante dato che nella buca iniziale, la n.1, si è beccato immediatamente in faccia un bogey di benvenuto ma allo stesso tempo bisogna sottolineare la reazione del giocatore che rispondeva con un birdie alla n.2 ed alla sesta buca era già 2 sotto par, bene anche la seconda parte dell’ Oak Hill CC  con unico neo per Hearn  il bogey alla n.18, seconda buca più difficile del percorso come risultati conseguiti, che gli impedisce a fine giornata di condividere invece della terza piazza il primo posto. Altri australiani dietro a Hearn e Westwood come Jason Day ed il meno atteso Marcus Fraser, golfer del New South Wales australiano, molto attivo soprattutto nell’European Tour e invitato direttamente dal PGA of America insieme ad una quarantina di altri giocatori che non avevano nessuno dei requisiti richiesti ufficialmente per la partecipazione al Major e che con la loro presenza da invitati completano il field di 156 presenze sul campo, i due si condividono con lo score di 67 (-3) il quinto posto insieme all’inglese Paul Casey ed ai tre statunitensi Robert Garrigus, Matt Kuchar e Scott Piercy. In tutto sono dieci giocatori per cinque posizioni ed in tre colpi di differenza con totale presenza di paesi anglosassoni dato che il gruppo è composto da quattro statunitensi, tre australiani, due inglesi ed un canadese di lingua inglese, vista questa situazione mi domando se c’è ancora qualcuno che dubiti rispetto le origini del Golf ? E se si volesse insistere, il primo che si trova dietro a questi dieci appena menzionati è un altro rappresentante del Commonwealth britannico come l’indiano Kiradech Aphibarnrat già messosi in luce inizialmente nel WGC-Bridgestone Invitational poi non concluso al meglio per aver subito una forte flessione nell’ultimo round, insieme al rappresentante dell’India c’è un po di tutto da giocatori esperti come Steve Stricker, ad altri in buona forma come Jason Dufner e lo spagnolo Miguel Angel Jimenez, i due svedesi Jonas Blixt ed Henrik Stenson, il britannico Justin Rose, l’altro iberico Rafael Cabrera-Bello, il tedesco Martin Kaymer e gli altri due statunitensi Roberto Castro e Bill Haas. I due italiani, Manassero e Molinari non partono bene nella giornata inaugurale del PGA Championship 2013 e per tutti e due il punteggio è sopra par con 72 (+2), come non va bene neanche l’inizio di Tiger Woods fermo a 71 (+1) a dire il vero Woods era partito bene perchè le sue prime nove giocate, dalla n.10 alla n.18 essendo partito dalla n.10 lo avevano portato a -2, purtroppo il punteggio è poi iniziato a peggiorare nelle altre nove buche con un bogey ed un doppio bogey che al termine del giro significavano per Woods un posto n.50 nella prima leaderboard del torneo, con il numero uno del mondo anche il secondo ovvero Phil Mickelson che addirittura era già +3 dopo 4 buche per aver messo a segno un bogey alla n.3 ed un doppio al primo par-5 dell’East Course la n.5, un inizio peggiore non poteva capitare a Lefty che ha poi cercato di sistemare al meglio lo score finale con 4 birdies che lo portavano addirittura sotto par ma un secondo doppio bogey di giornata, nella solita temibile diciottesima buca, lo riportava sopra il par.

- round#02 – giorno memorabile, il secondo del PGA Championship, per l’impresa di Jason Dufner che sfiora l’entrata nella storia del Golf soprattutto in quella dei Majors per non aver messo a segno il 62 (-8) nuovo record assoluto per il punteggio più basso nella storia dei quattro Majors del Golf. Un solo colpo ed il record non diventa affare personale del bravissimo Dufner che comunque aggiunge il suo nome agli altri ventitré che c’erano riusciti prima di lui a fare comunque 63 (-7). Il percorso odierno di Dufner è iniziato molto bene dato che nel par-4 della n.2 ha imbucato direttamente dal fairway per un eagle, sarà poi una delle dieci concesse in totale nei quattro giorni dal temibile Oak Hill CC, ed ha proseguito il suo cammino verso la n.18 con altri 5 birdies senza commettere errori e lasciarsi prendere dalla fretta di chiudere il round, alla n.18 la grande chance di terminare con un altro birdie e soprattutto la conquista del record assoluto e dopo aver eseguito un buon drive con un preciso approccio dal fairway era sul green per tentare il birdie con il primo putt da una distanza non troppo lontana ma neanche troppo vicina, in questo caso Dufner ha colpito con poca determinazione e poca fiducia nella sua scelta come a volte gli accade quando sembra estraniarsi da tutto e tutti, così la pallina è finita molto corta facendo anche terminare il sogno del 62 da record. Il suo totale a metà gara è di 131 (-9) un punteggio notevole, ovviamente determinato dal 63 di questa giornata, che lo mette davanti ad un grosso impegno nei prossimi 2 rounds per mantenere il margine acquisito e dare l’assalto al successo del primo Major nella carriera per il giocatore originario di Cleveland che con il suo modo di fare sempre un po “addormentato” si è guadagnato amicizia e stima tra i colleghi, comunque nulla è ancora compromesso per Furyk che rimane, anche nella seconda giornata, sotto par con 65 (-5) per un totale di 133 (-7) che vale il secondo posto, 3 birdies ed un bogey nel secondo giro di percorso per l’esperto statunitense che deve continuare con questo ritmo regolare, pochi errori per rimanere nelle prime posizioni e tentare anche lui l’exploit finale. Furyk condivide il secondo posto parziale con un bravissimo Matt Kuchar che subisce il primo bogey del torneo dopo 35 buche giocate senza errori e proprio nella solita n.18 che continua a complicare la vita a diversi giocatori è arrivato il bogey, ma Kuch sa bene come deve proseguire se vuole vincere il suo primo Major, dopo essersi avvicinato a partire dal terzo posto nel Masters del 2012, non poteva mancare nelle primissime posizioni anche Adam Scott, pure lui in seconda piazza e pronto a dar battaglia nelle prossime 36 buche del week end. Quinta posizione invece per una coppia europea costituita da Rose e Stenson a 134 (-6) di totale e davanti al duo statunitense formato da Stricker e Robert Garrigus che hanno ora un complessivo di 135 (-5) su 36 buche giocate, grande impresa giornaliera anche di Webb Simpson che si ferma un colpo dietro al risultato di Dufner, 64 (-6) sono infatti i colpi di Simpson capace di domare come pochi il temuto percorso di Rochester che ospita per la terza volta questo Major, per lui un buon avanzamento in classifica dove si piazza momentaneamente, insieme ad altri giocatori, al nono posto come l’australiano Fraser, il tedesco Kaymer ed in rimonta pure lui il connazionale Charley Hoffman. Perdono posizioni invece Day che dal quinto passa al quindicesimo posto, stesso viaggio all’indietro per Piercy, sono andati peggio del primo round, nella seconda tornata da 18 buche, sia l’indiano Aphibarnrat che l’inglese Casey. Continuano a rimanere indietro sia Woods 70 (par) che Mickelson 71 (+1), va invece alla grande Chicco Molinari che con il decimo score di giornata 68 (-2) guadagna posizioni ed è a metà torneo in ventottesima posizione con un complessivo dopo 36 buche di 140 pari con il par del Oak Hill CC, veramente bravo il piemontese che subisce un bogey alla seconda buca ma sa ribaltare la situazione con 2 birdies prima di chiudere le prime 9 con 34 (-1), un altro colpo in meno se lo va a prendere nella seconda parte del percorso sempre con 2 birdies contro un solo bogey, il suo ritardo è di 9 colpi dal primo e 6 dal quinto, Francesco deve tirare fuori unghie e denti per conquistare la sua seconda top-10 dell’anno nei Majors giocati, Manassero butta invece via un giro da numeri uno quando dopo il quinto birdie di round alla buca n.15, con tre ancora da giocare, è -4 sotto par ma il vincitore dell’ultimo BMW PGA Championship cade subito alla n.16 con un doppio bogey che è immediatamente seguito da un bogey nella n.17, nella diciottesima fa par ed il suo vantaggio sul par si è quasi tutto bruciato in questo tremendo finale, in ogni caso il 69 (-1) finale gli garantisce un totale di 142 (+2) che vale al momento la cinquantesima posizione in classifica. Il secondo round porta con se anche la solita terribile mannaia del taglio e ne fanno le spese oltre settanta giocatori che non raggiungono il totale di 143 (+3) in 36 buche, il minimo punteggio valido per salvare la pelle; quindi terminano la loro esperienza di Rochester Charl Schwartzel, che all’esordio nel PGA Championship non si esprime sui suoi standard da Major anzi 2 pessimi rounds lo lasciano definitivamente fuori, Luke Donald, che addirittura non passa il cut per la seconda volta consecutiva in un Major, evento assolutamente non prevedibile per un giocatore del suo livello, per Bubba Watson le cose si complicano immediatamente all’inizio del secondo round con quattro bogey nelle prime 9 giocate ed un altro nella seconda parte del suo giro iniziato dalla n.10 il risultato è un 74 (+4) che lo lascia, come totale, un colpo sopra la linea di salvataggio, Ernie Els dopo il quarto posto nello U.S. Open e la vittoria nello European Tour del BMW International Open di Germania non ha fatto più ottenuto dei buoni risultati, già subito dopo allo Scottish Open era uscito per missed cut, e poi tanti altri anche Nicolas Colsaerts, Martin Laird, Gonzalo Fernandez-Castano, Billy HorschelPadraig Harrington, mentre tra i ritirati c’è anche Angel Cabrera a causa di un problema ad un polso.

- round#03 – i protagonisti di questo appuntamento al Oak Hill Country Club sono sempre di più Jim Furyk e Jason Dufner con il primo dei due che sorpassa Dufner, leader a metà torneo, che dopo l’incredibile saggio di Golf dato il giorno prima con un meraviglioso 63, nel terzo round perde invece ritmo e chiude per la prima volta sopra il par con 71 (+1), tre colpi di meno invece per Furyk, 68 (-2), che non solo recupera i due di svantaggio ma conquista anche la leadership. L’ex numero uno della classifica generale inciampa in un double bogey alla n.5 e dopo aver messo a referto il primo birdie di giornata alla settima buca, un altro bogey lo attende subito dopo nel par-4 della buca n.8, nella seconda parte del East Course solo un birdie e tutti pars non consentono alcun recupero sullo score che resta così sopra il par, anzi Dufner è stato anche fortunato perchè il suo putt per il par alla n.18 ha fatto fare alla pallina un giro dei bordi della buca prima di caderci dentro, se fosse schizzato all’esterno si poteva trasformare in un altro bogey, per confortare Dufner e rendere più preoccupato Furyk c’è da segnalare che nessuno dei leaders dopo 54 buche degli altri tre Majors già giocati nel 2013 ha mai vinto il torneo. Furyk ha iniziato veramente male questo terzo giorno a Rochester, due bogeys nelle prime tre buche e svantaggio da Dufner portato a 4 colpi poi l’esperto “businessman” ha iniziato a giocare con ben altro ritmo e soprattutto con una concentrazione e determinazione dei tempi migliori, sono arrivati 4 birdies nelle successive 9 buche ed alla buca n.12 era già davanti al suo rivale quindi dopo un bogey alla n.15 c’era subito la secca risposta con un birdie un paio di buche più tardi scongiurando un possibile riavvicinamento di Dufner. Se ai primi due posti come si è visto c’è stato un avvicendamento tra Dufner e Furyk, dietro a loro due è successo un po di tutto, per prima cosa il tonfo di Matt Kuchar che impiega 76 colpi (+6) per il suo terzo giro di 18 buche nel Oak Hill CC, un punteggio esageratamente alto per chi stava mantenendo una media di 66,5 per round e comunque con questa debacle lo statunitense rimbalza al dodicesimo posto perdendo dieci posizioni, inizialmente Kuchar aveva subito terminato la prima buca con un birdie e lo stesso accadeva anche ad Adam Scott, un paio di birdies che facevano immaginare una gran pressione sul leader momentaneo Dufner ed anche su Furyk che dopo 36 buche era in seconda posizione proprio assieme a Scott ed a Kuchar che in effetti ha terminato lì sempre alla prima buca la sua pressione sui rivali visto che da quel momento la sua prova è stata una vera e propria raccolta di errori, penalità e tutto ciò che di negativo potesse afferrare buca dopo buca, sono arrivati in tutto un doppio bogey e 5 bogeys senza neanche un altro birdie a mitigare la sua disfatta, Scott, da parte sua, ha limitato i danni se paragonato a Kuchar, il suo score giornaliero è stato di 72 (+2) arrivato però solo alla buca n.16 conclusa dall’australiano con un doppio bogey, fino allora Scott si stava mantenendo pari con il par del Oak Hill CC, per chi è andato male come sempre corrispondono invece giocatori che hanno fatto bene e si sono guadagnati posizioni importanti nella classifica generale prima del round finale, due svedesi su tutti Henrik Stenson, 69 (-1) e Jonas Blixt autore di un gran giro, 66 (-4), senza ombra di bogey e con 4 birdies all’attivo. Stenson è così arrivato al terzo posto con un complessivo di 203 (-7), mentre Blixt, che arrivava dalla quindicesima posizione, si piazza al quarto posto con 204 (-6), entrambi i giocatori scandinavi sono quindi in piena corsa per una vittoria di quello che sarebbe il primo Major vinto da uno svedese nella storia dei quattro tornei di Golf più prestigiosi. Si mantiene regolare invece un esperto giocatore che di Majors pure lui non ne ha mai vinti nonostante una grande carriera e sia arrivato, con questa presenza al PGA Championship 2013, alle sessanta partecipazioni in carriera, si tratta di Steve Stricker che guadagna altre due posizioni per piazzarsi al provvisorio quinto posto insieme a Scott, dietro loro due ci sono un paio di forti giocatori britannici come Lee Westwood e Rory McIlroy, campione in carica di questo Major, che sta finalmente dando vita ad una prestazione convincente in una stagione piena di delusioni per il giovane nord irlandese che con un ottimo 67 (-3) si migliora ancora per arrivare ad un totale di 207 (-3) che lo tiene in corsa per qualsiasi posizione conoscendo la sua capacità di fare exploit eccezionali in qualsiasi momento quando la condizione e soprattutto la sua determinazione psico-fisica sono ben presenti, ancora una volta sopra par Tiger Woods con 73 (+3) deludente e completamente fuori dai primi posti e soprattutto con poca forza di carattere e decisione nel cercare di ribaltare questo trend negativo nei Majors che prosegue da lungo tempo. Francesco Molinari senza strafare si mantiene intorno alla ventesima posizione, sempre un buon risultato per il piemontese, decisamente peggio Manassero che, dopo aver fatto presagire un buon finale di torneo dopo la bella prova del giorno precedente, finisce invece ben sopra par con 74 (+4) dovuto ad un crollo finale con le ultime 2 buche che gli sono costate 3 colpi più del par.

- round#04Jason Dufner, l’uomo sempre un po annoiato, si è finalmente divertito come si deve fare quando si porta a casa meritatamente ed in maniera anche piuttosto chiara un Major del Golf, tranne che nel terzo round dove il trentaseienne giocatore originario di Cleveland, Ohio, ha avuto una leggera flessione ed è stata l’unica occasione nel torneo di Rochester nel quale è andato oltre il par, Dufner è sempre stato il protagonista principale della novantacinquesima edizione del PGA Championship, capace anche della grande impresa o se si preferisce dell’impresa unica e storica fallita per un colpo nel secondo round quando in effetti Dufner con un eventuale score di 62 sarebbe entrato e rimasto molto probabilmente per sempre come round più basso mai giocato in un Major, il 63 ottenuto nella seconda giornata al Oak Hill CC rimane in ogni caso nella storia dei grandi numeri del Golf anche se in condivisione con tanti altri giocatori. Nella giornata conclusiva Dufner è tornato sui livelli migliori perchè con un altro punteggio alto dopo quello del sabato si potevano correre rischi di perdere definitivamente il controllo della gara. A dire il vero dei diretti contendenti alla vittoria nessuno ha fatto un punteggio come Dufner o più basso e anche questo fa capire la superiorità del vincitore e di come abbia indiscutibilmente meritato di portarsi a casa il suo Wanamaker Trophy come simbolo della vittoria nell’ultimo Major stagionale. Il big match domenicale Dufner vs. Furyk è durata ben poco dato che il vantaggio del primo era già di un paio di colpi dopo cinque buche ed alla chiusura delle prime 9 erano diventati addirittura tre, Furyk avrebbe dovuto in effetti compiere un autentico miracolo per riuscire almeno a pareggiare il conto nelle sole nove buche restanti contro un giocatore che assolutamente non dava segni di cedimento, rimasti per sei buche entrambi sul par e quindi sempre con Dufner avanti per tre colpi bisognava affrontare le ultime tre buche con la n.17 e la n.18 rispettivamente prima e seconda nel ranking di difficoltà espresso dai risultati accaduti durante l’evento e quindi messe lì in forma d’agguato per i meno concentrati e attenti. E’ successo che i due contendenti per la vittoria hanno uno ripetuto lo score dell’altro e alla n.16 è arrivato un birdie doppio, cioè uno ciascuno e la stessa cosa ma in versione bogey è accaduta nella buca n.17, quindi al cominciare l’ultima buca del Oak Hill CC il vantaggio di Dufner era sempre fermo a 2 colpi e dal momento che Furyk mancava con il suo approccio il green il gioco ha preso la strada della discesa per Dufner, ancora di più quando era nuovamente Furyk a sbagliare il putt per il par, in quel momento il vantaggio potenzialmente era diventato di 3 colpi ma anche Dufner chiudeva come il suo avversario con un bogey rimanendo con il punteggio finale di 270 (+10) 2 colpi in meno del totale di Furyk di 272 (-8), si mantenevano al terzo e quarto posto Stenson e Blixt e come premio per i bravi svedesi come d’altra parte per i due statunitensi che li avevano preceduti si guadagnavano da primi quattro del torneo l’invito al Masters della prossima stagione, l’edizione 2014. Un bravo speciale va a Scott Piercy che nell’ultimo round si regalava un gran giro e con soli 65 colpi (-5) chiudeva il suo PGA Championship passando dalla ventunesima alla quinta posizione nella classifica finale assieme al forte australiano Scott, ancora una volta tra i primi in un Major. In rimonta anche David Toms che si conquistava un bel settimo posto davanti al quartetto formato da Jason Day, dai due Johnson, sia Zach che Dustin e dal nuovamente competitivo Rory McIlroy che con il 70 (par) conclusivo terminava tre dei quattro rounds giocati con punteggi pari al par o sotto, un gran progresso viste le ultime prestazioni stagionali del nord irlandese. Esce dai primi 25 Francesco Molinari, 73 (+3), che nelle seconde nove sale ampiamente sopra par con un doppio bogey ed un bogey per finire al trentatreesimo posto finale, le seconde nove fanno male anche a Matteo Manassero 77 (+7) in maniera ancora più pesante dato che sono due doppi bogey e due bogeys a portarlo alla fine con un punteggio altissimo e un posto n.72 nella coda del gruppo di giocatori, 75, che hanno concluso l’ultimo Major del 2013.
Appuntamento ad Augusta per il Masters Tournament 2014!


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Oak Hill Country Club

La lunga storia della Collina della Quercia di nuovo al centro del grande Golf con il PGA Championship 2013

Stiamo entrando in uno dei Club storici del Golf nord americano: si tratta del Oak Hill Country Club (di seguito abbreviato come OHCC, ndr) ed è situato nei sobborghi di Rochester una città di medie proporzioni nella contea, appartenente allo stato di New York, di Monroe. In questo percorso si svolgerà la novantacinquesima edizione del Major più giovane tra i 4 in calendario, il PGA Championship. Nonostante sia stato in grado nella sua già lunga esistenza di ospitare qualcosa come 6 grandi appuntamenti del calendario di Golf maschile: iniziando proprio con il PGA Championship, il Senior PGA Championship, lo U.S. Open, il Senior U.S. Open, una memorabile edizione della Ryder Cup ed un U.S. Amateur sempre per uomini. Con questo PGA Championship 2013, l’ Oak Hill CC entrerà a far parte di un ristretto numero di campi da Golf, sono 6, che hanno ospitato in 3 o più occasioni questo Major. Premetto anche che quando si nomina la parola quercia (oak) nel Golf si sta sempre parlando di qualcosa di difficile e complicato, basti pensare al Oakland Hills Country Club in California, l’edizione dello U.S. Open del 1951 gli affibbiò un simpatico nomignolo: The Monster (Il Mostro), poi si può viaggiare fino alla Pennsylvania dove si trova Oakmont Country Club e qua il nickname diventa The Beast (La Bestia) e nel 2016 per la nona volta lo U.S. Open si svolgerà in quel percorso, poi si arriva al nostro caro Oak Hill Country Club che un suo soprannome non se lo è ancora guadagnato ma nell’immaginario dei grandi appassionati statunitensi di Golf rimarrà sempre quel percorso dove gli USA persero malamente la Ryder Cup del 1995, oppure lo scenario di un epico scontro come quello che diedero vita Sergio Garcia e Matt Kuchar nel U.S. Amateur del 1998 in un quarto di finale indimenticabile per la tensione, lo spettacolo agonistico e la passione dei 2 contendenti e di tutti quelli che ne furono diretti testimoni nel percorso di Rochester. Un percorso che nasce nel 1901 su un appezzamento di terra che costeggia il Genesee River, un fiume che nasce nella Pennsylvania e corre verso il Lago Ontario dove sfocia, ma poco prima di tuffarsi nel lago attraversa proprio la zona di Rochester arrivando molto ricco d’acqua e pertanto fondamentale per la creazione di energia elettrica in quella parte dello stato di New York; la fattoria che si trovava in questo terreno divenne, riadattandola per quelle che erano le esigenze del tempo, la prima clubhouse del nuovo campo da Golf . Trascorsi un po di anni e nonostante si fosse nel tempo ampliato e munito di una nuova e confortevole sede, nel 1921 si trovò davanti ad una proposta della Università di Rochester che offrì ai membri del Club la possibilità di uno scambio di terreni, non tutti i componenti del Club furono inizialmente d’accordo ma una volta valutati pro e contro si decise a fare questa sorta di baratto ed il Country Club si spostò poco più a sud, verso Pittsford, sempre più immerso nel verde di questa area vicino al lago Ontario ed a più di 500 km. a nord di New York. A distanza di tempo, quando il percorso aveva iniziato ad ospitare appuntamenti golfistici di alto livello, venne riconosciuta l’importanza che quella iniziativa aveva avuto nella vita sia della stessa Università, del Oak Hill Country Club e di tutta la comunità locale che iniziò ad essere meta di un turismo ricco e d’elite proveniente dalla Grande Mela. Il primo grande problema che c’era da affrontare quando il Club si spostò nella nuova area proposta dall’Università di Rochester fu quella degli alberi, questo perchè queste zone erano state per decine di anni destinate al pascolo con l’insediamento di numerose fattorie dedite all’allevamento. Di certo per un Club che aveva come nome nome la collina della quercia e non avere neanche l’idea di un albero nella proprietà non era il migliore biglietto da visita, ma a risolvere questa anomalia ci pensò  il dottore John Ralston Williams, figura fondamentale nella diffusione negli Stati Uniti dell’uso dell’insulina per la cura del diabete, un medico di Rochester che si dedicò allo studio del nuovo terreno in possesso del Oak Hill Country Club e si impegnò, partecipando in prima persona, a far piantare centinaia e centinaia di querce ed altri tipi di alberi ideali per crescere in quella zona e dopo poco tempo il percorso da Golf che fu disegnato da Donald Ross, anzi per la precisione i 2 percorsi, visto che la nuova area era tanto ampia per poterne gestire un paio, che vennero chiamati East Course e West Course, avevano il loro giusto contorno di alberi. Quello che ci interessa principalmente è l’East Course perchè è il percorso che ospita i grandi appuntamenti del Golf professionistico e per questa ragione ha subito le sue ovvie modifiche, perchè il destino dei grandi percorsi è quello di rifarsi spesso il look in modo che, caratteristiche generali a parte, le nuove soluzioni apportate rendano sempre difficile la vita ai giocatori, come quelle che all’Oak Hill apportarono sia Robert Trent Jones Sr negli anni sessanta che Tom Fazio negli ottanta. Ma cosa rende un percorso un mito, una leggenda, un entità diabolica, una forza sconosciuta da saper domare tutte le volte che si affronta? La storia sportiva, le imprese che vi prendono luogo, gli aneddoti, le leggende … Lee Trevino, uno dei più grandi giocatori del Golf moderno, iniziò il suo glorioso cammino nella grande storia di questo Sport proprio al Oak Hill Country Club quando nel 1968 vinse lo U.S. Open rimanendo sotto il par in tutti e 4 i rounds, batté in quella occasione per 4 colpi Jack Nicklaus che aveva già vinto a quel punto della sua carriera ciascuno dei 4 Majors e per 2 volte lo stesso Open statunitense, il Nicklaus che nel PGA Championship del 1980 giocato sempre al Oak Hill CC vinse il suo diciassettesimo Major penultimo del suo record di 18 successi, l’ultimo arrivò poi 6 anni dopo con il Masters del 1986. L’Oak Hill CC è il percorso che nel 1989 vide Curtis Strange vincere il suo secondo U.S. Open consecutivo, il primo dopo lungo periodo a riuscire a farlo, era infatti dalla vittoria di Ben Hogan (1950-51) che non ci riusciva più nessuno, e fu sempre Curtis Strange tornando nel 1995 per giocare la Ryder Cup ad essere il protagonista tra le buche di questo campo, infatti durante la sessione pomeridiana della domenica, giornata conclusiva per la Ryder Cup, dedicata come sempre ai singoli affrontò Nick Faldo e perse per una buca dopo che nelle ultime 3 buche giocate aveva fallito facili putts per siglare dei birdies che quasi certamente gli avrebbero dato quella vittoria che avrebbe portato in vantaggio il team statunitense e sicuramente cambiato l’inerzia dell’intera edizione, la trentunesima nella storia della competizione, chi passò a condurre fu invece la formazione europea che si porto sul 11½ contro il 10½ dei nord americani che non riuscirono più a rimettersi in gioco perdendo la partita in casa con il punteggio di 14½ a 13½, anche in quel caso non solo per l’episodio in se del match StrangeFaldo ma per tutto il confronto molto combattuto, avvincente ed altalenante nel suo score, con gli USA in vantaggio sia alla fine del venerdì che del sabato ma rimontati e sconfitti come scritto sopra nella giornata finale, l’Oak Hill CC nuovamente scriveva un altra pagina memorabile della storia del grande Golf. Gli amanti della storia di uno Sport, purtroppo sempre più rari ad incontrarsi, non si lasciano sfuggire episodi e storie come queste perchè sono e saranno sempre il sale dell Sport stesso, chi conosce Oak Hill Country Club oltre a quello che ho cercato di raccontare non potrà dimenticarsi che nel 1956, durante l’edizione dello U.S. Open svolto sui campi di Rochester, il cosiddetto dentista del Tennessee Cary Middlecoff riuscì a sconfiggere Ben Hogan in quello che a tutti gli effetti fu l’ultima volta che il “Falco” si avvicinò alla decima vittoria di un Major che mai più arrivò nella sua lunga carriera, e poi uno dei più affascinanti duelli tra dilettanti che il Golf abbia saputo offrire ai suoi fans, fine agosto 1998 quarti di finale dello U.S. Amateur di fronte i 20 anni di Matt Kuchar, detentore del titolo, contro i 18 anni dello spagnolo Sergio Garcia che un paio di mesi prima aveva vinto il British Amateur ed aveva un record nel match-play che non lasciava parole, 35-1 (dopo una prima parte con 36 buche di stroke play i migliori 64 iniziano ad eliminarsi dai trentaduesimi di finale al match play) e fu proprio l’europeo “El Niño” a vincere uno dei più ricordati e non solo a livello dilettantistico, confronto di match-play nella storia del Golf moderno. Si potrebbe andare avanti ricordando altri momenti, altre storie che hanno reso anche il percorso di Oak Hill una leggenda come accade per i migliori percorsi di Golf, speriamo che anche il prossimo PGA Championship che si disputerà questa settimana sappia onorare tale luogo di grande Sport.


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PGA Championship 2013

Si torna a Rochester per l’ultimo Major

Per la terza volta il PGA Championship fa tappa a Rochester, stato di New York, per lo svolgimento dell’edizione n.95 e l’Oak Hill Country Club diventa ancora una volta lo scenario di questo Major ed in questo modo solo il Southern Hills di Tulsa ha ospitato più edizioni, 4, di questa competizione. Giocare nel percorso, molto accuratamente disegnato da Donald Ross, sarà ancora una volta un banco di prova di alto livello per i giocatori migliori del Golf attuale a livello mondiale e bisogna dire che questo Sport sta attraversando un buon momento con giocatori di ogni parte del mondo che sanno giocare un Golf di eccellente categoria e quindi sempre in grado di dare spettacolo con combattute battaglie in ogni grande appuntamento della stagione. Nel caso dell’ultimo Major, sia in ordine di fondazione che cronologicamente anche di calendario stagionale, è anche il momento di fare i conti di quello che la stagione ha significato per i principali protagonisti del movimento golfistico ed anche per outsiders ed eventuali nomi nuovi: i Majors, nel 2013, hanno avuto per il momento 3 vincitori differenti provenienti da 3 differenti paesi e continenti: si parte dall’Australia con Adam Scott che vince i Masters di Augusta ed è anche il primo aussie ad indossare la Green Jacket, la vittoria di Scott arriva dopo un playoff, di tipo sudden death,molto internazionale visto che l’avversario dell’australiano è l’argentino Angel Cabrera, anche lui vincitore di un Masters nel 2009 sempre dopo lo spareggio, che alla seconda buca viene fatto fuori. Scott arriva al primo successo di carriera in un Major dopo aver dimostrato nel 2011 e 2012 che i grandi tornei sono proprio pane per i suoi denti è difatti secondo sempre nel Masters ma del 2011 e nello stesso anno è settimo nel PGA Championship, la stagione successiva, 2012, è ottavo nel Masters e secondo nell’Open Championship, nel 2013 dopo aver vinto come scritto sopra il Masters è terzo, sul podio per il secondo anno consecutivo, al Muirfield sempre in occasione dell’Open Championship, diventa così il mio favorito numero uno per l’appuntamento del 2014 al Royal Liverpool Golf Club di Hoylake per l’Open n.144. Dalla vittoria di Tony Jacklin del 1970 ci sono voluti 33 anni per vedere un altro inglese sul gradino più alto del podio dello U.S. Open ci è riuscito nell’edizione di questo anno Justin Rose che fino a quel momento aveva avuto il terzo posto nel PGA Championship dell’anno precedente come sua miglior prestazione nelle 36 precedenti presenze nei Majors, dopo il torneo disputato al Merion si è così arrivati al terzo appuntamento stagionale che è quello dedicato al Re dei Re: The Open Championship ed un giocatore di grande profilo e di già lunga carriera come Phil Mickelson ha letteralmente deliziato gli amanti del Golf con l’impresa dell’ultimo giorno quando giocando a livelli impensabili riusciva a mettere le mani sulla prestigiosissima Claret Jug messa in palio in questa occasione in uno dei tempi del Golf, il Muirfield, a mio avviso dei 3 Majors finora giocati l’Open disputato nella parte orientale della Scozia a Gullane è stato il più avvincente e spettacolare dei 3.


:. – il field dove si gioca – .:: Oak Hill Country Club è stata la scelta da parte della  Professional Golfers Association of America riguardo alla sede del proprio Major per l’edizione di questo 2013 e sono passati 10 anni dall’ultima volta che il torneo si è giocato in questo anziano Country Club, la prima volta fu invece nel 1980, edizione che vide Jack Nicklaus vincere per la quinta volta questo Major. In entrambi i casi, nel 2003 a vincere fu Shaun Micheel, si andò di poco sotto il par, 276 fu il totale di Micheel e 274 (-6) quello di Nicklaus 23 anni prima. Che dire: il buon vecchio Oak Hill CC ha saputo difendersi bene e se ha ceduto lo ha fatto in effetti per pochi colpi, lo stesso accadde d’altra parte anche in occasione dei 3 U.S. Open che passarono per Rochester con il 275 (-5) del texican Lee Trevino nel 1968 come score più basso tra i 3.

Oak Hill Country Club – east course (08/11 agosto 2013)
  dimensione erba primaria taglio
yardage  7163 yd. (6650 mt.)    
par 70 (35-35)    
green 4500 ft² (418 m²) bentgrass poa annua n.d.
tee 1500 ft² (140 m²) bentgrass poa annua n.d.
fairways 27 acri (12,9 ha circa) bentgrass poa annua n.d.
rough 70 acri (28,32 ha circa) kentucky bluegrass; fescue n.d.
stimpmeter n.d.    
bunkers 84    
water hazards 2    
montepremi 8,000,000 $    
prima moneta 1,440,000 $    
FedExCup 600 punti (vincitore)    

Una volta che venne effettuato lo scambio di terreni tra l’Università di Rochester e l’Oak Hill CC, nel 1921, fu Donald Ross a dare vita ai 2 percorsi che l’area nuova molto più ampia permetteva di disegnare, East e West Courses i nomi dei due circuiti da 18 buche ciascuno. Da subito si capì che era l’East Course il più importante e quindi il più difficile da giocare ed è in quel percorso che si saranno poi svolte tutte le grandi gare ospitate dal Oak Hill CC. Quello che possiamo osservare ai giorni nostri è comunque frutto anche delle sostanziali modifiche portate prima da Robert Trent Jones Sr. e poi da Tom Fazio negli anni più recenti, anche se quello che voleva fare e fece Ross nel primo disegno rimane ancora oggi l’anima di questo campo da Golf molto old-fashioned. I fairways che il lavoro fatto nei primi anni 20 dal dottor John Ralston Williams, celebrità di Rochester in ambito scientifico, li ha circoscritti dentro a dei corridoi fatti con gli alberi, che il dott. Williams si impegnò a piantare insieme ai soci di allora, che sono abbastanza difficili da centrare dal tee, come sono complessi da capire anche ad occhio nudo gli ondulati greens, insomma si è di fronte ad un percorso dove le proprie sensazioni, le parole del caddie ed una borsa ferri sempre da aprire, osservare bene il contenuto e soprattutto tirare fuori quello che veramente serve in quel momento.  Stare sotto il par costantemente è l’obbiettivo principale, non conta di quanti colpi ma già è fondamentale fare meno di 70 ogni round per finire davanti alla maggior parte dei partecipanti. Da come si esce dal tee si può intendere che cosa sarà della buca, per chi forza alla ricerca delle lunghe distanze deve capire che si giocherà tutto nel saper salvare i colpi successivi, i forti nello scrambling possono forse anche rischiare un po di più, chi cerca il fairway a discapito della lunga distanza e sa giocare bene di approccio sono sicuramente quelle che domenica pomeriggio saranno ancora in piedi a giocarsi questo Major. Quindi grosso vantaggio per i giocatori esperti, posati ma che sappiamo resistere bene anche fisicamente per i 4 giorni di battaglia che serviranno oltre al cut a fare parecchia selezione eliminando chi invece a livello fisico non è al 100%.

:. – il field di chi gioca – .:: in campo solo chi soddisfa i criteri richiesti, Tiger Woods guida il gruppo da numero uno del ranking mondiale e dopo il grande exploit nell’ultimo WGC vinto nell’Ohio ad Akron favorito nella sua rincorsa al frutto proibito degli ultimi anni il Major n.15 da mettere in bacheca, ma nonostante la Tigre abbia superato le richieste per poter partecipare addirittura in 5 criteri, c’è chi lo ha fatto in uno in più, totale 6, come Phil Mickelson il trionfatore in Europa dell’Open Championship e una settima prima anche dello Scottish Open, che sembra uno dei più caldi al momento, 6 criteri superati anche da Rory McIlroy che ha apertamente parlato di essere di fronte ad un periodo difficile soprattutto a livello psicologico ma che rimane sempre uno dei grandi giocatori da osservare con molta attenzione, è terzo nel ranking mondiale dopo aver subito il secondo sorpasso stagionale dopo Woods anche Mickelson lo ha lasciato dietro di se, e poi i soliti protagonisti dei Majors come l’australiano Adam Scott che, a mio avviso, rimane il più pericoloso in ogni percorso visto che ormai ha ampiamente dimostrato che sa adattarsi a qualsiasi circostanza e situazione. Non sono troppo convinto rispetto al vincitore dell’ultimo U.S. Open, Justin Rose, scomparso subito a Muirfield e diciassettesimo al WGC-Bridgestone Invitational e l’idea che da il britannico è di essere già appagato dall’arrivo del primo Major vinto in carriera.  Ci sono poi giocatori che non sono nei primissimi posti del ranking OWGR ma che stanno giocando ad un ritmo e con tali risultati che devono essere presi in considerazione come grandi favoriti: uno su tutti Henrik Stenson lo svedese che non riesce proprio a vincere e che dopo il brillante decimo posto nell’importante BMW Championship dell’European Tour si piazza terzo allo Scottish Open e due volte secondo sia all’Open Championship che al WGC-Bridgestone Invitational, manca solo quello: il primo posto, ci sono giocatore come Keegan Bradley, Ian Poulter, Lee Westwood, Jason Day, Jason Dufner, Hideki Matsumaya e Angel Cabrera che quando si parla di Majors e quindi di confrontarsi con tutto il gruppo dei migliori al mondo non si lasciano assolutamente intimorire anzi è proprio lì dove riescono a fare meglio. Sono presenti anche questa volta solo 2 soli italiani, i soliti Francesco Molinari e Matteo Manassero che in attesa del rientro di Edoardo tra i più forti al mondo e l’inserimento di qualche nome nuovo cercano di difendere al meglio i colori della bandiera tricolore, in buone condizioni Molinari mentre c’è il solito punto interrogativo per Manassero che negli States non riesce a brillare come in Europa dove ormai è uno dei più forti.


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Il settantanovesimo ruggito

Ogni vittoria di Tiger Woods muove tanti numeri, eccone qualcuno

Non c’è sportivo al mondo che ogni volta che ottiene un risultato, specialmente quando questo è una vittoria, non muova tutta una serie di numeri, primati, records e statistiche varie come Tiger Woods. Aver vinto in Ohio il terzo appuntamento stagionale della serie World Golf Championship significa come per ogni sua vittoria un gran movimento di numeri, particolarità, aneddoti e tanto altro: si può iniziare a scrivere che questa è stata la sua vittoria n.79 come tornei patrocinati PGA Tour ottenuti dopo aver preso parte a 290 eventi del principale Tour del Golf professionistico mondiale, in altri numeri significa che Woods ha vinto il 27,2% dei tornei PGA Tour a cui ha partecipato, più di uno ogni 4, già si potrebbe restare senza parole così e questo avviene all’età di 37 anni e 7 mesi di vita del giocatore nato a Cypress in California il 30 dicembre 1975. Raggiungere il primatista come numero di successi è sempre più vicino, 79 per Woods e 82 per Sam Snead, Slammin’ Sandy per gli intimi, autentico fuoriclasse che amava ripetere che << non bisognava mai perdere il conto degli spiccioli, di stare lontano dal whisky e soprattutto di non tirare un putt di troppo rispetto all’avversario >>, con tale filosofia di vita dominò il Golf attraverso varie decine di anni, capace di vincere sia a metà degli anni 30 come degli anni 60 e che ancora sessantunenne superava il cut del secondo round agli U.S. Open, ma se Woods è a 79 a 37 anni, Snead ottenne la vittoria n.82 a 47, 10 anni di differenza. Woods ormai gli è tremendamente vicino e sa che potrebbe bastargli solo un altro anno, massimo 2, per mettere in archivio anche questo immenso primato prima di arrivare ai 40 anni. L’ultimo torneo vinto è, come scritto all’inizio, un evento della serie WGC e Woods ha onorato gli importanti appuntamenti di questo tipo 42 volte con 18 partecipazioni vincenti siamo quindi al 43% come percentuale di successo rispetto alle sue presenze in campo … La sua di domenica 4 agosto 2013 è stata la quinta vittoria stagionale (Farmers Insurance Open, WGC-Cadillac Championship, Arnold Palmer Invitational, The Players, WGC-Bridgestone Invitational) e così per 9 stagioni la Tigre ha vinto 5 o più tornei, nessuno è mai riuscito in questo, dietro di lui non può non mancare il “solito” Snead con 8 e poi altri 2 mostri sacri del Golf con 7 stagioni: Ben Hogan e Jack Nicklaus. Da quando ha ottenuto la sua prima vittoria nel PGA Tour, Las Vegas Invitational nell’ottobre del 1996, Tiger Woods ha sempre vinto in tutti gli anni a seguire tranne nel 2010 e 2011, gli anni dello scandalo familiare e di tutto il resto che ne è scaturito, la striscia di anni vittoriosi si chiuse momentaneamente con il BMW Championship nel settembre del 2009 per riprendere poi nel 2012 a marzo con “l’abituale” successo nel Arnold Palmer Invitational. Con la vittoria sui prati del Firestone CC Woods ha convertito in successo 53 volte le 57 occasioni in cui stato leader da solo o con altri giocatori alla fine del terzo round di un torneo. Il trionfo nel WGC-Bridgestone Invitational 2013 è stato l’ottavo successo ottenuto in quell’evento, 8 vittorie nello stesso torneo è il record per Woods ma lo ha già fatto anche nell’Arnold Palmer Invitational e quindi sono 2 gli eventi che hanno visto, da parte del numero uno mondiale, un così alto numero di vittorie; Sam Snead fu capace di vincere anche lui in 8 stagioni ma solamente un solo evento: il Greater Greensboro Open, tornando a Woods oltre alle 8 vittorie su 14 partecipazioni nel Bridgestone Invitational ha ottenuto 12 top-10 dimostrando che stretto legame di puro successo abbia creato con questo evento. Visto che siamo a pochi giorni dal PGA Championship 2013, Woods ha vinto 20 volte tornei che precedevano un Major e nel 20% delle occasioni ha saputo vincere anche il Major: nel 2000 dopo il Memorial Tournament vinse lo U.S. Open, nel 2001 The Players e poi The Masters, nel 2006 Buick Open e PGA Championship, nel 2007 WGC-Bridgestone Invitational e PGA Championship, il fatto che per 2 volte la vittoria del Major ha voluto dire vincere il PGA Championship e addirittura c’è un precedente quello del 2007 con Bridgestone Invitational ed appunto il PGA Championship … penso che la speranza di ripetere la stessa impresa si sia fatta ancora più grande, perchè finalmente l’eventuale successo di Tiger nell’ultimo dei 4 grandi tornei della stagione vorrebbe dire abbattere qualsiasi pensiero negativo rispetto ad una vittoria che ormai tarda troppo ad arrivare, sono infatti passati 5 anni dall’ultimo Major vinto: lo U.S. Open del 2008 e l’assalto al record di Jack Nicklaus che ha vinto 18 Majors contro i 14 di Woods ripartirebbe nuovamente. I trionfi della Tigre si dividono anche per stati dove sono avvenuti e l’Ohio passa a 13 vittorie sul suo suolo, confermandosi terzo stato con più successi di Woods visti e sempre più vicino alla California che è a quota 14, al comando c’è invece la Florida con 16 vittorie ottenute sui suoi percorsi, in ordine cronologico il primo stato dove l’uragano Woods ha colpito è stato il Texas nel 1996 mentre l’ultimo è stato il Maryland nel 2009 quando vinse per la prima volta l’AT&T National sui prati del Congressional di Bethesda, successo bissato nello stesso percorso 3 anni dopo nel 2012, 7 delle sue 79 vittorie sono avvenute all’estero, quindi fuori dei confini USA, 2 in Inghilterra, 2 in Scozia ed una ciascuna per Irlanda, Spagna e Canada. L’ultima conquista di Woods, il WGC-Bridgestone Invitational si è inserita al decimo posto tra le sue vittorie con il margine di colpi più alto, i 7 colpi di vantaggio su Stenson e Bradley pareggiano quelli con cui distanziò nel Memorial Tournament del 2001, Sergio Garcia e Paul Azinger mentre lo U.S. Open 2000 rimane il successo più netto e largo di vantaggio con il secondo posto di Ernie Els e Miguel Angel Jimenez a 15 colpi di distanza.
Questi sono solo alcuni dei numeri che Woods fa scatenare ogni volta che vince, ad una prossima puntata per vederne altri …


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