The Player Championship 2012 ultima buca

Un grido sul TPC Sawgrass: Kooooch!!!

Il trentanovesimo appuntamento con The Player Championship si è chiuso con un round finale decisivo e con il crollo del giocatore che aveva iniziato la domenica finale con il vantaggio del primo posto in classifica ma che si è perso lungo le ultime 18 buche: questo è quello che è successo a Kevin Na che alla fine del The Players Championship 2012 si è trovato indietro di 6 posti, al settimo esattamente, rispetto al primo posto con il quale aveva chiuso il round precedente. Il suo 76, 8 sopra il par è un dato eloquente che non ammette altro se non la netta sconfitta di Na e la bella vittoria di Matt Kuchar che partito insieme al coreano naturalizzato statunitense dal quale era separato da un solo colpo e con molta fermezza e solidità costruisce il suo successo che è il quarto di una carriera pro di oltre 12 anni anche se la conquista definitiva di un posto nel PGA Tour è avvenuta per il golfista di Winter Park, Florida, solo dal 2007 in avanti. dietro di lui a 2 colpi di distanza un quartetto di temibili avversari composto da Martin Laird, Zach Johnson, Rickie Fowler e Ben Curtis che a loro volta precedono Luke Donald, al sesto posto, che fallisce di poco il sorpasso ai danni di Rory McIlroy come leader del ranking ufficiale mondiale.

.::.  proprio nella sua Florida “Kuch“, che ha preferito stabilirsi in Georgia nella tranquillità di St. Simons Island, ottiene la quarta vittoria di carriera nel PGA Tour. Nonostante il suo primo successo arrivò nell’ormai “lontano” 2002 è solo dal 2007 che Kuchar si può considerare a tutti gli effetti un giocatore del PGA Tour, nelle stagioni precedenti era stato in costante lotta nel tour minore, il Nationwide, per ottenere la card della vita di ogni golfista pro. Dal 2010, la sua miglior stagione, l’ormai trentaquattrenne, li compirà infatti il 21 giugno, vincitore del The Players Championship 2012 non era più salito sul più alto gradino del podio, accadde nel The Barclays 2010 quando sconfisse nel playoff proprio Laird arrivato anche in questa occasione secondo alle sue spalle. Kuchar ha iniziato questa esperienza al terribile TPC Sawgrass, la sua , con un sesto posto condiviso con 10 altri giocatori dopo il primo turno, a quattro colpi dalla coppia leader Laird Ian Poulter, poi dalla seconda giornata in poi ha continuato a mantenere il suo buon ritmo, d’altra parte le prime 18 buche le aveva concluse con un discreto 68, senza avere grosse flessioni e limitando soprattutto in maniera ben precisa i danni. Il suo score finale è di 275 (68-69-69-70) -13 al par in un torneo dove aveva già giocato 7 volte con qualche piazzamento a ridosso dei primi 10, 2 missed cuts ed un ritiro dopo il primo turno ma questa vittoria nell’edizione 2012 lo riscatta ampiamente da un Masters 2012 che a mio avviso ha un po buttato via lui un potenziale successo sia direttamente dopo le ordinarie 72 buche o andando a rompere le uova nel paniere dei due che si giocarono lo spareggio, cioè il poi vincitore Bubba Watson e l’avversario sudafricano Louis Oosthuizen. Vincere in uno dei percorsi più complicati del PGA Tour come lo è quello del TPC Sawgrass a Ponte Vedra Beach è sempre una grossa soddisfazione e poi c’è un bottino di dollari che fa venire i brividi solo a scriverlo: $ 1,710,000.

.::.  scende al quinto posto, dal precedente sedicesimo, del ranking mondiale del Golf, Kuchar andando ad occupare la posizione che lascia Hunter Mahan che sale al sesto posto della nuova classifica pubblicata come sempre dal OWGR il lunedì successivo al termine degli ultimi tornei giocati. Essendo sceso anche Steve Stricker dal sesto all’ottavo posto Kuchar è il secondo statunitense della classifica mondiale preceduto di una posizione proprio dal vincitore dell’ultimo MastersWatson. In vetta invece non accade nulla nonostante McIlroy faccia il suo terzo buco nell’acqua al TPC Sawgrass con un altro missed cut, Luke Donald nonostante un gran finale non è riuscito ad acciuffare almeno il quarto posto con il quale avrebbe avuto la certezza di sorpassare ancora una volta il nord irlandese di Holywood in questa combattuta lotta per il primo posto mondiale, ma alla fine l’inglese, che divide la sua vita tra le case di Chicago e della Florida e da continui rientri nel vecchio continente, passando ore e ore tra aerei ed aeroporti, non ci è riuscito nonostante il gran colpo di acceleratore dato domenica con le seconde nove buche del percorso fatte con soli 30 colpi, 6 birdies su 9, nuovo record per quella fetta di TPC Sawgrass ma la prestazione del giocatore dell’anno 2011 per il PGA Tour non è stata accompagnata dalla fortuna leggi: qualche errore in più da parte di chi lo precedeva. Di errori non se ne è certo risparmiato Na arrivato molto vicino a fare suo il quinto major ma crollato proprio dove conta essere più forti di cervello che di braccia e gambe e conseguentemente ben concentrati. Sono stati 6 i bogeys che ha collezionato Na nell’ultima sua prestazione di giornata al The Players e in queste 18 buche così sofferte per il giocatore il putt che gli aveva permesso di fare bene nelle precedenti 54 di buche ha perso il ritmo, tanto che domenica il giocatore ha avuto bisogno in totale di ben 31 colpi nei greens. Nonostante ciò Na è primo nella media putt nel torneo con 1,574 per buca e terzo come strokes gained-putting, questo a dimostrazione che nelle prime 54 buche aveva giocato molto bene.

 .::.  mentre è la prima volta che Tiger Woods, nella sua lunga storia da pro non si piazza nei top-30 per almeno 3 tornei consecutivi, a Ponte Vedra Beach alla fine di quattro rounds è infatti quarantesimo a pari con altri 4 giocatori e un punteggio finale di 287 colpi che significa 1 sotto il par, applausi per il signor Ben Curtis a proposito di tornei consecutivi giocati, il giocatore dell’Ohio  si è dato da fare per stupire tutti come d’altra parte questo singolare golfista sa fare come pochi al mondo. Per chi non lo conosca ancora Curtis, pro dal 2000 e con Il PGA Tour dal 2003 proprio in quel anno vinse al primo Major  giocato e che Major visto che si trattava del Open, tra l’altro in una edizione giocata niente meno che sul campo del Golf Club Reale di St. George e chi quel giorno per puro caso (quello poteva essere il motivo .. il caso!) avesse giocato un biglietto da 5 dollari su di lui ne avrebbe vinti 1500, il buon Curtis allora ventiseienne passò da essere n.396 del ranking mondiale a n.35, stabilendo un record ancora imbattuto di salto in avanti nella classifica dei più forti golfisti al mondo, inutile dire che in quel 2003 fu premiato come Rookie of the Year per il PGA Tour. Tornando al maggio del 2012 Curtis è quindi sul podio come secondo nel The Players Championship, solo sette giorni fa si piazzava tredicesimo al  Zurich Classic, la settimana ancora prima era quinto a pari merito al Wells Fargo Championship e ancora sette giorni prima, ovvero un mese fa, vinceva il Valero Texas Open. Bravissimo Curtis che di nuovo con questi 4 splendidi risultati è di nuovo saltato in avanti ampiamente nel OWGR dove nella sola ultima settimana è passato dalla posizione n.116 alla n.72 dove si trova attualmente, in questo breve periodo di soli 30 giorni ha ottenuto premi per più di 2 milioni di dollari che è un totale di vincite superiore a quello vinto tra il 2003 ed il 2004 (con Open incluso)

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The Players Championship 2012

Fino all’ultimo colpo … Island Green permettendo

Golf on Play.it USATre turni di ottimo Golf e una serie di forti giocatori racchiusi in pochi colpi di differenza tra di loro, questa grande incertezza ha comunque un leader che è  Kevin Na ma ognuno dei giocatori che sta nei primi posti considerato che i distacchi sono esigui ha le sue buone e giustificate possibilità di uscire vincitore del Player Championship 2012 che è l’ edizione n.39 di questo importante evento che pure senza avere lo status ufficiale di Major è considerato quasi di tale importanza tanto che viene definito da tempo come il “quinto major” e come conferma di ciò basta dare un’occhiata al sostanzioso montepremi del torneo, 9 milioni di dollari, il  più alto dell’intero circuito, Masters compresi. Kevin Na è primo nella leaderboard dopo 54 buche ma sono addirittura 9 i golfisti che nel giro di 5 colpi sono ancora in grado di puntare alla vittoria finale.

 .::.  l’inizio di questa nuova edizione del torneo creato e controllato direttamente dal PGA Tour ha avuto il segno indiscusso del Regno Unito, l’inglese Ian Poulter e lo scozzese Martin Laird sono stati a pari merito i 2 leaders della prima giornata dopo aver concluso il percorso del TPC Sawgrass, par 72; con 65 colpi entrambi e mettendosi in questo modo davanti a Blake Adams di un colpo, Kevin Na e Ben Crane di due e la bellezza di 11 giocatori fermi a 68 colpi. Un inizio all’insegna dell’equilibrio e dell’ottimo impegno messo in campo da molti giocatori. Si è detto di due giocatori europei anzi, per essere precisi, britannici al comando ma in effetti si tratta di golfisti che vivono negli states da tempo perchè totalmente coinvolti nello svolgimento del PGA Tour. Laird che è stato a lungo l’unico scozzese fisso a giocare tutta la stagione il Tour ha fatto l’università nel Colorado e vive da tempo in Arizona a Scottsdale e da un paio di anni ha consolidato la sua posizione dentro i primi 40 del mondo avvicinandosi nel suo periodo migliore ai Top20, in questo 2012 ha iniziato molto bene con il secondo posto dietro a Steve Stricker nello Hyundai Tournament of Champions, primo appuntamento di stagione del PGA Tour a inizio gennaio durante il mini tour nelle isole Hawaii, per quanto riguarda il Players Laird non ha di certo mai brillato con due missed cuts consecutivi, 2009 e 2010, poi un sessantanovesimo posto nella scorsa edizione del 2011 che fu vinta dal coreano del Texas K.J. Choi che curiosamente è anche uno dei 2 ex vincitori che non hanno evitato la ghigliottina del cut questo anno, l’altro e Davis Love III che vinse sia nel 1992 che nel 2003. Dal canto suo Ian Poulter partecipa per la nona volta al The Players e nel 2009 quando il torneo fu letteralmente dominato dallo svedese Henrik Stenson fu brillante secondo, poi nessun altra prestazione degna di nota con 2 missed cuts su 8 tornei.

 .::.  la seconda giornata a Ponte Vedra Beach ribalta tutto quello che era accaduto il giovedì, giorno inaugurale dell’evento, portando3 nuovi protagonisti; sono tutti giocatori di buon livello come Zach Johnson, Matt Kuchar e  Kevin Na, i tre con ottime prestazioni conquistano la vetta della leaderboard che vede scendere sia Laird, oltre il par con un 73, che Poulter che ha un vero crollo perdendo 16 posti per un alto 76 ottenuto nella seconda serie di 18 buche del TPC Sawgrass giocate. Un paio di double bogey ottenuti poco dopo aver iniziato a giocare mettono in crisi il giocatore inglese che non riesce più a recuperare. Del terzetto che guida il torneo al giro di boa dopo le 36 buche giocate Johnson è quello che al The Players si è comportato meglio finora: 7 partecipazioni e 4 Top-25 raggiunti, il miglior piazzamento fu all’esordio nel 2005, vittoria di Fred Funk e ottavo posto per quello che da noi in origine si sarebbe chiamato “Zaccaria” Johnson e che nel 2007 pensò di togliersi la soddisfazione di vincere il suo secondo evento del PGA Tour direttamente ad Augusta nella settantunesima edizione del Masters che per la terza volta nella sua storia fu vinto con un punteggio sopra il par, i 289 colpi necessari a Johnson per far sua la giacca verde furono in tutta la storica avventura del Major raggiunti da Jake Burke jr nel 1956 e un paio di anni prima, nel 1954, dal grande Sam Snead che in quella occasione arrivò alla fine delle 72 buche alla pari con un suo rivale di quel’ epoca dorata per il Golf statunitense, ovvero Ben Hogan. Nel playoff, di 18 buche !,  vinse Snead 70 a 71 in una partita di grandissimo equilibrio e fu quella l’ultima delle 7 conquiste di Majors da parte di Snead, tra il 1951 ed il 1954 i due rivali, Snead e Hogan, si alternarono nelle vittorie del prestigioso evento di Augusta. Matt Kuchar ha partecipato anche lui 7 volte al torneo di cui il PGA Tour è proprietario, The Players Championship, e 3 volte è terminato a ridosso dei primi 10 con un tredicesimo, un quattordicesimo ed un sedicesimo posto. Kevin Na ha una partecipazione in meno rispetto agli altri 2 giocatori e nel 2009 fu terzo, ma per il resto molte delusioni con 4 edizioni su 6 abbandonate dopo il secondo turno per il cut. Chi invece non ha grande fortuna al TPC Sawgrass è sicuramente l’attuale numero uno del mondo Rory McIlroy che dopo 3 presenze colleziona l’ennesima eliminazione per non essere passato sotto il cut posto a 145 colpi dopo 36 buche, il nord irlandese ha totalizzato 148 colpi, pagando salatamente il secondo turno chiuso a quota 76 colpi con un solo birdie su 11 possibilità avute proprio nella seconda giornata manifestando una pessima condizione nel putting. Tra chi perde il taglio fa certamente sensazione Steve Stricker che con uno score di 150 è ampiamente sopra i 144 colpi che gli avrebbero permesso di andare avanti portando la sua striscia positiva a 50 tornei consecutivi portati a termine salvo infortuni, invece Stricker si è dovuto fermare a 49, numero ottenuto a partire dal PGA Championship del 2009, il fatto che poi non abbia finito lo scorso anno il BMW Championship non influisce perchè è quello è un evento che non prevede il cut e poi è sufficiente terminare un solo round come fece Stricker in quella occasione per poter includere quel risultato nella striscia di cut saltati. Tornando al vertice della classifica a ridosso dei primi c’è la bella sorpresa di uno dei giovani più interessanti dell’ultimo periodo, Harris English che solo l’anno passato era dilettante e con quello status fece 2 presenze nel Nationwide Tour vincendo nella seconda apparizione nel Nationwide Children’s Hospital Invitational e in seguito a dicembre capace di terminare al tredicesimo posto il PGA Tour Qualifying Tournament di La Quinta in California ottenendo di fatto la card per il PGA Tour 2012. Per chi invece i palcoscenici importanti li frequenta da anni due parole per Luke Donald che continua a cercare una miglior forma che sembra avvicinarsi ma non completamente dato che ci sono ancora da risolvere per lui un po di problemi nel gioco corto.

.::.  come già anticipato con la seconda giornata è arrivato il cut e tra chi si è piazzato proprio li a quota 145 ad un solo colpo in più rispetto al lasciapassare per proseguire l’avventura a Ponte Vedra Beach c’è purtroppo Francesco Molinari, unico rappresentante italiano in campo al The Player Championship 2012 e fresco vincitore dell’Open di Spagna. Come per Stricker anche per Chicco una striscia di partecipazioni, 20, senza soffrire il taglio era infatti dall’anno scorso in occasione del centoquarantesimo The Open che l’italiano ha concluso tutti i tornei a cui ha partecipato. In questo appuntamento del PGA Tour Francesco Molinari dopo il 72 della prima giornata non recupera assolutamente nel secondo giro da 18 buche che inizia male perchè alla buca n.4 segna un doppio bogey e nell’ultima parte nonostante 3 birdies per altre 2 volte è penalizzato dal bogey ed il suo score finale è purtroppo di 73 che vuol dire terminare la gara. Oltre ai già citati McIlroy e Stricker non passano il taglio neanche Graeme McDowell, stesso punteggio di Molinari, Hunter Mahan, n.5 mondiale e pure il n.13 Louis Oosthuizen,  Ernie Els, Brandt Snedeker, Mark Wilson e Bae Sang-moon tra gli altri. Si pensava alle difficoltà di Tiger Woods ma la tigre dopo il brutto 74 dell’esordio mette tutto al sicuro rispetto al cut e rispolvera qualche giocata delle sue per chiudere a 68 colpi il secondo giorno per uno score parziale dopo 36 buche di 142 colpi e posizione n.30 a pari merito nella leaderboard di metà torneo.

.::.  è Kevin Na il giocatore che entrerà per ultimo sul TPC Sawgrass di Ponte Vedra Beach per difendere il primo posto conquistato nella giornata di sabato. Il suo 68 del terzo round è il miglior risultato di giornata, proprio lui che a parte un bel terzo posto nell’edizione del 2009 ha sempre sofferto The Players Championship con grandi difficoltà nel passare il cut. Nel terzo round, il sud coreano di Seoul naturalizzato statunitense dopo essere arrivato in nord america all’età di 8 anni, ha giocato con grande regolarità e buona precisione anche se dal suo “body language” ma anche dal “real language” rubato dai microfoni in campo a volte è sembrato non troppo contento di sé. Nessun bogey e 4 birdies per un punteggio di 68 ed un totale di 205 colpi dopo 54 buche, un colpo dietro a Na si trova il n.16 del ranking OWGR, Matt Kuchar, autore di un round abbastanza altalenante con 7 birdies e 4 bogeys di cui l’ultimo nella mitica n.17 del TPC Sawgrass, par-3 che non fa sconti a nessuno, con 2 di vantaggio su Rickie Fowler, vincitore la scorsa settimana in Carolina del Nord nel Wells Fargo Championship, suo primo successo nel PGA Tour. Ovviamente gli amanti corsi e ricorsi sono subito … corsi (scusate il gioco di parole quasi inevitabile) per vedere quante volte era accaduto che si potesse assistere ad una vittoria back to back con il Players come secondo evento in ballo. Ebbene solo 3 volte è accaduto che il vincitore del “fifth major” arrivasse da un’altra vittoria, furono Tiger Woods nel 2001, Tom Kite nel 1989 e Raymond Floyd nel 1981, tutti con successi nel The Players di stretta misura o un colpo oppure ai playoff come accadde nel 1981. Certo per Fowler, Rookie of the Year del PGA Tour 2010 una doppietta di questo tipo sarebbe certamente una gran cosa. Ancora in gioco diversi giocatori con speranze di vittoria o almeno di raggiungere il podio come Ben Curtis, Zach JohnsonJhonattan VegasJonathan ByrdBrian Davis e lo stesso Laird protagonista di questo evento dall’inizio.

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Pausa tecnica … si rientra

Mi scuso per la pausa di tipo tecnico logistico, ma informo tutti che sono nuovamente pronto a raccontare il Golf del PGA Tour proprio in occasione del Players Championship 2012, il cosidetto quinto Major con i grandi del Golf Mondiale, italiani compresi a darsi battaglia in Florida al TPC Sawgrass di Ponte Vedra Beach. Nei giorni successivi saranno pi inseriti i report dei tornei giocati durante questo black out.

saluti!!!

RBC Heritage 2012

Sfida tra pezzi grossi in South Carolina

36 buche giocate nel  ”Harbour Town Golf Links” dove si svolge l’Heritage 2012 e lotta al vertice tra lo svedese Carl Pettersson e lo statunitense Carl Knost che nell’ordine sono primo e secondo dopo 2 turni di torneo completati. Si può affermare che entrambi appartengono ai pesi massimi del Golf, come caratteristiche fisiche, e per una volta si sono trovati a giocarsi un evento del PGA Tour. In testa dopo 2 turni Knost (100 kg x 1,75) con 2 colpi di vantaggio sullo svedese Carl Pettersson (90 kg x 1,80 – post dieta), per i due “grossi” golfisti un round a testa il primo è di Knost con 67 colpi, mentre tocca poi a Pettersson fare fuori il secondo giro con un notevole 65. Nel round del sabato si fa sotto anche Zach Johnson che gioca un buon 66, stesso score di Pettersson che si ripete a buon livello come il giorno precedente e conquista il primo posto in classifica dopo 54 buche davanti a Knolt ed allo stesso Johnson. Nel conclusivo round lo svedese mantiene il vantaggio, anzi lo aumenta nei confronti di Knolt che scende al terzo posto facendosi sorpassare da Zach Johnson, al quarto posto a pari merito Kevin StadlerBilly Mayfair.

.::.  Carl Pettersson da Goteborg, anni 34, doppia cittadinanza: svedese e dal gennaio 2012 anche statunitense, residenza: Raleigh nella Carolina del Nord e con questa vittoria nel Heritage 2012,  capace di eguagliare Jesper Parnevik, golfista e grande personaggio pubblico, come giocatore svedese con più vittorie nel PGA Tour, con un totale di 5. Certamente Pettersson non arriverà mai ai livelli di Parnevik un vero e proprio personaggio a livello pubblico molto famoso per il suo abbigliamento modaiolo e stravagante oltre che per le notevoli capacità da giocatore ma le sue 6 vittorie, compresa una nell’European Tour, dimostrano in ogni caso ottime caratteristiche e questo 2012 è a tutti gli effetti un anno particolare per lo svedese secondo in questo momento solo a Peter Hanson come connazionali impegnati a livello internazionale e davanti agli ottimi Robert KarlssonFredrik Jacobson, Infatti Pettersson è stato capace nel giro di una decina di giorni di piazzarsi secondo allo Shell Houston Open e poi vincere nel RBC Heritage 2012, una doppietta di piazzamenti sul podio che lo hanno portato al posto n.35 del ranking mondiale. Tra le buche del Harbour Town Golf Links lo svedese ha saputo giocare con grande regolarità e precisione finendo primo sia nella classifica dei greens in regulations, quasi il 70% raggiunti con i colpi giusti, e primo pure come media dei putts usati per buca, 1,580 a buca. Una cosa che sfugge facilmente riguardo a questo giocatore che è ancora in una buona età per continuare a fare bene nel Tour e le sue 5 vittorie sono comunque già adesso più di quelle ottenute da giocatori molto più celebrati come un numero uno del mondo del calibro di  Lee Westwood oppure l’ultimo vincitore della giacca verde cioè Bubba Watson, o anche Matt Kuchar e altri ancora. Quindi non sottovalutiamo Pettersson anche perchè uscito da poco vittorioso da una bella e vigorosa dieta e quindi con tante fame … sicuramente di vittorie sportive.

.::.  Nel post gara forte la delusione di Knolt che ha perso un secondo posto nel quale stavo ormai credendo fortemente, da parte di Zach Johnson, invece, la consapevolezza di essere in buone condizioni con un finale di torneo impressionante soprattutto nell’uscita iniziale sulle prime 9 buche dove ha messo a segno 3 birdies nelle prime 5 buche sfiorando addirittura l’eagle nella buca n.5, un par-5, ma il secondo putt se ne rotolava via di quel tanto da superare l’asta e far perdere al trentaseienne dell’Iowa una chance di farsi ancora più vicino a Pettersson, poi nella seconda parte del percorso il vincitore del Masters 2007 calava di ritmo e doveva accontentarsi di superare Knolt e piazzarsi al secondo posto ed avanzare nel ranking mondiale dove adesso è al posto n.29, avanzando dal n.45 dove si trovava prima di iniziare l’Heritage. A proposito di classifica mondiale non è riuscito a Luke Donald il compito di salvare la leadership del OWGR, gli sarebbe bastato finire almeno all’ottavo posto di questo torneo ma l’inglese non ha entusiasmato, anzi è riuscito ad entrare solo dopo l’ultimo round nei primi cinquanta finendo a pari merito al trentasettesimo posto perdendo nei confronti di Rory McIlroy lo scettro del numero uno al mondo.

RBC Heritage 2012

Si torna alla normalità e dalla green si passa alla tartan jacket

Golf on Play.it USADopo la annuale sbornia Masters si torna al consueto andamento da PGA Tour con la quarantaquattresima edizione del RBC Heritage, per evitare equivoci questa è la prima edizione nel quale appare uno sponsor come RBC, la Royal Bank of Canada, che succede a Verizon, MCI, WorldCom  nel ruolo di sponsor, anche se l’organizzatore storico resta Heritage Classic Foundation che tramite questo evento sportivo raccoglie numeroso fondi che vengono poi distribuiti a scuole, università e ospedali in beneficenza. Sede del torneo è Hilton Head Island, nella Carolina del Sud, una piccola isola di fronte alle costa di South Carolina. Questo torneo ha l’invitational status quindi un numero inferiori di giocatori alla partenza, 132, rispetto ai 156 tradizionali degli altri tornei e soprattutto capacità decisionale nel far partecipare dei giocatori ad invito senza dover ricorrere all’uso di ranking o comunque di posizionamenti in altri eventi. Un qualcosa ci tiene ancora legati al Masters, la vittoria di una giacca per chi arriva primo al Heritage che non sarà verde come quella che indossa il trionfatore ad Augusta ma tartan!

 .::.  primo vincitore, nel 1969, di questo interessante torneo PGA è stato Arnold Palmer, mentre chi ha vinto più edizioni è Davis Love III, l’attuale allenatore del team USA per la Ryder Cup 2012, detentore del titolo al Heritage è invece Brandt Snedeker che vinse la scorsa edizione con una delle più belle rimonte del 2011, indietro di 6 colpi alla fine del terzo round rispetto al leader Luke Donald, Snedeker fece un quarto round da vero campione e con un risultato di 64 raggiunse Donald obbligandolo agli spareggi, ci sono voluto poi tre buche extra per la vittoria di Snedeker. Altri plurivittoriosi sono stati Hale Irwin che vinse due volte nei primi anni settanta e poi dopo 20 anni nel 1994 tornò alla vittoria a quasi 49 anni, con 2 vittorie si trovano più golfisti come Johnny Miller, Tom WatsonHubert Green, Fuzzy Zoeller, Payne Stewart e per arrivare ai tempi attuali Stewart Cink e Boo Weekly,  la vicinanza di questo torneo con il Masters ha fatto si che sia uno dei pochi non vinti da Tiger Woods dato che non vi ha mai partecipato. Mentre 3 grandi golfisti hanno trovato la loro prima vittoria del PGA Tour proprio al Heritage come Hale Irwin nel 1971, Nick Faldo nel 1984 e Davis Love III, vero dominatore nella storia dell’evento, nel 1987. Altra curiosità interessante è che negli anni settanta ogni edizione fu vinta da un futuro membro della Hall of Fame del Golf, tutti gli anni tranne nel 1977 quando vinse Graham Marsh che non ha avuto l’onore di entrare a far parte della stanza dei famosi di St. Augustine in Florida.

  .::.  il record come punteggio totale è di Brian Gay, ottenuto nel 2009, con 264 colpi, mentre per 54 buche il miglior di sempre è stato Justin Leonard nel 2002 con 197, per 36 buche è di 129, e ci sono riusciti 2 grandi giocatori come Jack Nicklaus nel 1975 e Phil Mickelson nel 2002 ed infine il miglior round da 18 buche è stato di David Frost nel 1994 con 61 colpi.

.::.  Harbour Town Golf Links è il percorso situato nella parte meridionale dell’isola di Hilton Head nella South Carolina dove si svolge il torneo. Si tratta di un par 71 (36+35) di un yardage di 6973 (6376 mt), un taglio di rough a 1,25 in (3,1 cm), 3700 ft² (344 mt² ca) è la media dell’area dei greens del campo, lo stimpmeter ha dato come risultati valori intorno agli 11 ft. Ci sono 52 bunkers e 12 ostacoli di acqua, il tutto disegnato e creato da quel grande genio di Pete Dye nel 1969 e ritoccato dallo stesso architetto Dye nel 2001. Lo stesso Jack Nicklaus nel 1969 seguì la creazione di Dye iniziando in questo modo il suo avvicinamento al mondo del disegno di campi da gioco da Golf. In almeno metà delle buche è presente uno o più rischi di acqua e alcuni greens sono tra i più piccoli di tutto il PGA Tour. Rispetto alla sua versione più classica questo percorso ha iniziato negli ultimi anni ad allungare molte buche dalle quali in precedenza non si partiva con il drive, in generale lo yardage si allungato di un qualcosa più di una centinaia di yards. Per facilitare i colpi lunghi oltre all’allungamento di alcune buche sono stati abbattuti anche degli alberi vecchi per rendere più ampia la vista a disposizione dei giocatori che in questo modo dovrebbero rischiare di più nell’approccio al green. Anche se in linea di massima rimane sempre un campo dove nella maggior parte delle sue buche la potenza del colpo non aiuta molto, quello che serve è invece saper piazzare la palla nei migliori punti per poi attaccare il green, quindi precisione è la parola d’ordine del Heritage, anche se un po di potenza in più rispetto agli anni passati non guasterà troppo, ma senza esagerare altrimenti da quelle parti si perde. Altro dato fondamentale è che solamente lo U.S. Open riesce ad essere più tosto del Heritage nell’arrivare con i colpi giusti sui greens che come già detto sono veramente piccoli nel Harbour Town Golf Links, le passate leaderboards sono molto chiare riguardo a chi si prende i primi posti: i migliori con il putt, soprattutto chi ha la capacità di buona esecuzione da i 3 metri in su. Importante anche essere tra i primi nello scrambling perchè sasperribaltare le situazioni negative quando hai poi greens molto piccoli evita la possibilità di rimanere indietro anche di soli pochi colpi.

.::.  Luke Donald in questo evento ha fatto 3 presenze ottenendo 2 secondi posti ed un terzo quindi il numero uno mondiale è uno dei principali favoriti per arrivare al podio e chissà forse piazzare i colpi giusti per vincere. Un autentico grande cavallo da lavoro questo è con parole di assoluto rispetto e pregio Bo Van Pelt che continua a schierarsi alla partenza di ogni torneo e come ha dimostrato anche all’ultimo Masters facendo la sua ottima figura, quindi un occhio di riguardo per lui anche in South Carolina. L’impossibilità a qualificarsi per giocare ad Augusta potrebbe aver dato a Ernie Els la giusta rabbia e la forte motivazione per rifarsi immediatamente nel torneo successivo. Da seguire anche Boo Weekley, Charles Howell III, Aaron Baddeley, Kevin Na, Webb Simpson, Henrik Stenson, Rickie Fowler tra i tanti che saranno in gara, golfisti che poer l’attuale stato di forma o per le loro caratteristiche di gioco possono avere delle buone chances per fare bene.

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Numeri da Masters

Un bel numero … tra tanti numeri!

Golf on Play.it USAI numeri creano record, statistiche, primati, obbiettivi e cose del genere, ma … ma ci sono volte che siamo noi esseri umani a fare i numeri, un esempio chiaro è offerto da Mr. Clayton Baker dell’ Ohio che è stato arrestato aprite bene gli occhi e leggete con attenzione perchè il signore in questione è stato preso con la marmellata nel … scusate non la marmellata ma la sabbia di un bunker del Augusta National GC e non nel sacco ma nelle tasche dei suoi pantaloni, aveva deciso di portarsi a casa tale souvenir ma velocemente gli uomini dello sceriffo della Contea di Richmond lo hanno bloccato mentre stava allontanandosi in maniera rapida e furtiva successivamente a una sua prima identificazione, un portavoce dello sceriffo di Richmond ha precisato che il sig. Baker aveva bevuto e con quella sabbia voleva riempire una tazza che aveva comperato tra i souvenirs del Masters. Questo è proprio il massimo dei numeri che si possono fare a fine Masters!

.::.   iniziamo dai numeri della vittoria di Bubba Watson: quarta vittoria in carriera, tutte capitate negli ultimi 39 eventi a cui ha partecipato, mentre nei primi 121 il numero si era fermato a 0, con i 600 punti della vittoria nel Augusta National si è portato al secondo posto nella classifica della FedExCup 2012, la vittoria di Watson è la quinta per un mancino negli ultimi 10 anni dopo le 3 di Phil Mickelson e quella di Mike Weir. Il suo record personale di playoff è adesso di 3 – 1 (Masters 2012, Zurich Classic of New Orleans 2011 e  Travelers Championship del 2010, mentre l’unica sconfitta sempre nel 2010 arriva con il PGA Championship), certo che 3 vittorie su 4 ottenute nei playoffs sono un altro numero piuttosto speciale. Passa dalla posizione n.18 alla n.4 del ranking mondiale e diventa il primo statunitense in classifica.

.::.  passiamo a qualche cosa di interessante e parliamo dell’impresa di Louis Oosthuizen che ha messo a segno un double eagle arrivata dopo un totale di 19,809 round giocati dall’ultima messa a segno, l’unico giocatore a fare un double eagle e vincere il Masters ad Augusta fu Gene Sarazen nel 1935, accadde alla buca n.15, quella di Oosthuizen è stata la prima ripresa dalla TV e la prima di sempre alla buca n.2. La buca n.16 ha invece l’onore di avere 2 aces grazie agli ottimi tiri di Bo Van Pelt e Adam Scott, per questa buca il totale di aces nella storia è di 15. A proposito di buche le prime 9 sono state leggermente più difficile delle seconde, a dir il vero la differenza è minima se 36.83 è stata la media per giocare le buche dalla n.1 alla n.9, 36.74 invece la media per le successive buche a partire dalla n.10. La temibile n.1, la “Tea Olive“, è risultata la più difficile, con pochi birdies, solo 11 anche se sono 10 quelli fatti nella seconda in classifica come difficoltà la n.11 “White Dogwood” inizio del “Amen Corner“, altro par-4, che ha bisogno di un bel tee shot lungo e dritto, successivamente c’è un forte rischio acqua, per il laghetto alle spalle del green, e offre come migliore soluzione di approccio al green arrivare un po corto e abbastanza sulla destra, la n.3 del ranking dei cattivi è stata la n.18 la conclusiva”Holly“, unica buca a superare i 100 bogeys, 109 per l’esattezza e la più facile? subito dopo la cattiva “Tea Olive” arriva il par-5 “Pink Dogwoood” un dogleg a sinistra che ha avuto la bellezza di far scrivere ad un bel numero di giocatori 129 birdies.

.::.  per la settantaseiesima volta consecutiva un australiano non ha vinto il Masters, oppure se preferite nessun australiano ha mai vinto The Masters Tournament, il primo aussie in classifica nell’edizione 2012 è stato Adam Scott con un ottavo posto a pari merito e a quattro colpi di distacco dai primi. Negli ultimi 10 anni mancini e destrimani  si sono equamente divisi le vittorie, infatti il successo di Bubba Watson nell’ultima edizione si va ad aggiungere alla tripletta di Phil Mickelson (2004, 2006, 2010) e all’unico successo canadese nella storia del torneo, quello del 2003 di Mike Weir, chi gioca con il destro ha avuto come vincitore in questi ultimi 10 anni sudafricani come Charl Schwartzel (2011) e Trevor Immelman (2008), argentini, cioè Angel Cabrera (2009) e anche … statunitensi nel caso di Zach Johnson (2007) e Tiger Woods (2005). Peter Hanson leader dopo 54 buche è stato l’undicesimo giocatore su 16, nel 2012, a non sfruttare il comando della classifica dopo 3 turni e vincere il torneo. La vittoria di Watson è l’ottava di uno statunitense negli ultimi 13 Majors. Il playoff di domenica è stato il primo dopo quello vinto da Cabrera nel 2009 battendo Kenny Perry e Chad Campbell, con questa del 2012 è la quindicesima volta nella storia del Master che si va agli spareggi. Uno dei grandi sconfitti di questa edizione è stato senza dubbio Tiger Woods che ha chiuso l’evento con un totale di 293 colpi il più alto mai totalizzato da Woods ad Augusta nella sua carriera pro.

.::.  il tiro con il quale Bubba Watson ha vinto The Masters Tournament 2012 non può essere nessun altro se non il secondo colpo della seconda buca di spareggio, la n.10, “Camellia“, dove Bubba è riuscito a confezionare un piccolo capolavoro balistico nonostante la pressione che il contesto in cui si stava giocando stava esercitando su di lui e il suo sfidante, Oosthuizen, infatti dopo un tee shot che lo aveva lasciato in mezzo agli alberi è riuscito grazie alla sua precisione e soprattutto alla sua immaginazione a tirar fuori dal cilindro un wedge che ha aggirato l’ostacolo naturale per piazzare la pallina a pochi passi dalla bandiera, riuscendo a tenere la traiettoria bassa e abbastanza curva da aggirare la fila di alberi i due putts per imbucare lo hanno poi portato sul podio più alto del Augusta National GC, un gran colpo che è stato inserito al decimo posto di una classifica, (http://www.golfchannel.com/news/randall-mell/the-top-10-greatest-shots-to-win-a-major/), pubblicata da Golf Channel sui 10 miglior tiri che hanno fatto vincere un Major, ranking, tra l’altro, molto condivisibile. Come prodezze di giornata non si può non parlare di Bo Van Pelt nei primi 3 turni non è riuscito mai ad andare sotto il par, poi nella giornata conclusiva ha salutato tutti con un bel 8 sotto il par. Il suo 64 eguaglia 5 altre prestazioni fatte nell’ultimo round, ma Van Pelt non è nuovo ad exploit di questo peso a The Masters, l’anno scorso il suo final round fu realizzato con 65 colpi.

.::.  rimane a zero il numero di giocatori che hanno vinto il Masters dopo aver vinto il torneo del par 3 del mercoledì, giorno che precede l’inizio del Major, in questa edizione il torneo del par 3 è stato sospeso dalla forte pioggia caduta a metà settimana su Augusta che ha in parte ostacolato pure il primo round del torneo principale, è stata comunque stilata una classifica generale e come vincitori del Par-3 Contest sono risultati in parità Padraig Harrington e Jonathan Byrd che nel Masters hanno concluso rispettivamente all’ottavo posto a pari merito e al ventisettesimo sempre a pari merito con altri giocatori. Harrington che con 3 vittorie è, di questo mini torneo del mercoledì pre Masters, il plurivincitore, Harrington vinse nel 2003 in un situazione molto simile a questa del 2012 con la competizione interrotta per le cattive condizioni del tempo e vittoria assegnata a 2 giocatori, infatti oltre all’irlandese anche David Toms fu dichiarato primo in classifica, nell’anno seguente il 2004, il giocatore di Dublino, che avrebbe poi piazzato una gran doppietta nel Open Championship del 2007 e 2008 vinse ancora una volta il Par 3 Contest.

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The Masters Tournament 2012 – epilogo

Quando chi vince si chiama Bubba …

Golf on Play.it USANegli States il suo nome, che poi vero nome non è, ha fatto sempre sorridere e quel Bubba sembrava che non potesse mai associarsi al nome di un vincitore nello sport, ancora peggio nel Golf e non parliamo di un eventuale trionfo in un Major come il Masters Tournament. Ma l’uomo di Bagdad, sempre quella in Florida logicamente, ha sfatato e allontanato ogni possibile negatività da quel simpatico nomignolo che gli diede il padre, per questioni sempre legate allo sport, da poco scomparso e che con grande rammarico Bubba Watson non ha potuto stringere in un forte abbraccio come ha fatto con la madre non nel tradizionale scenario del green della buca n.18, la conclusiva, ma dove finisce la sfida a 2 ovvero nella n.10 del percorso del Augusta National Golf Club definita dallo stesso Watson la Mecca del Golf. Lui c’è riuscito, ha vinto il Masters Tournament 2012 e con questo successo è adesso il numero 4 del ranking mondiale, primo tra gli statunitensi, insomma davanti a tutti c’è Bubba!

.::.  il terzo round si può definire come  giornata dell’uragano Hanson, Peter Hanson da Svedala cittadina svedese della contea di Scania con 10.000 abitanti scarsi, 34 anni di professione golfista con buon esito visto che da diverso tempo naviga tra i primi 50 del ranking mondiale e tra i primi 20 del Order of Merit, il ranking europeo, ed è attualmente n.24 del mondo. Quindi una sorpresa relativa soprattutto se si pensa che in questo primo quadrimestre del 2012 è arrivato quarto nel WGC-Cadillac Championship, quinto nel WGC-Accenture Match Play Championship e secondo nel CommercialBank Quatar Masters per lo European Tour a pari merito con l’australiano Jason Day dietro al vittorioso scozzese Paul Lawrie, quindi un giocatore in forma anche se al recente Shell Houston Open aveva tradito le aspettative con un missed cut. Il suo 65 del terzo round lo ha letteralmente catapultato in testa dall’undicesimo posto dove si trovava, tutto questo nonostante il bogey sulla temibile buca n.1, quindi appena sceso in campo, errore riscattato successivamente con una serie impressionante di birdies soprattutto nelle seconde 9, da lui fatte con 31 colpi ottenendo 4 pars e 5 birdies, altri 3 li aveva marcati sul suo scoreboard nelle prime 9. Se per Hanson sono bastati 31 colpi per fare le seconde 9 buche del Augusta National GC, Phil Mickelson ha deciso di svegliarsi e di ricordare a tutti che il mancino di San Diego da queste parti ha già vinto 3 volte e l’idea di raggiungere Tiger Woods a quota quattro non gli è ancora passata dalla testa, e allora ecco arrivare 4 birdies ed un eagle al par-5 della n.13 per completare le 9 buche in 30 colpi e le complessive 18 del terzo round in 66 colpi. Quindi Hanson da solo in testa con 207 colpi e Phil Mickelson in seconda posizione con 208 colpi anche lui solitario come d’altra parte lo sono con 209 colpi il terzo Louis Oosthuizen il più regolare come scores insieme a Bubba Watson che è quarto con 210 colpi precedendo al quinto posto con un totale di 211 colpi un altro statunitense Matt Kuchar che continua a guadagnare 4/5 colpi a round e può diventare un incomodo outsider soprattutto nel caso si vada ai playoffs. Sia Kuchar che Watson sono ancora in buona posizione per un finale tutto all’attacco grazie al birdie ottenuto da entrambi alla conclusiva n.18. Si rovina un lo score Francesco Molinari per due bogeys consecutivi alla n.17 e alla n.18, le ultime 2 buche e pensare che tra la n.12 e la n,.14 aveva messo in fila 3 birdies! Bravo comunque Chicco, al n.20 della generale, che migliora il brutto 75 della giornata precedente con un 70, il fratello Edoardo trova una giornata da dimenticare al più presto se vuole chiudere un po meglio in leaderboard visto che adesso è invischiato tra le ultimissime posizione … Forza Edo!! Un altro pari con il par si aggiunge a quello del primo round per Tiger Woods, in mezzo c’è un peggior 75, e il 4 volte campione del Masters è adesso in posizione n.38 e con 12 colpi di ritardo dal  primo posto, è tornato, non è tornato, chi è, chi sarà, troppe domande, troppi quesiti che diventano sempre più complicati e difficili. Vanno male i leader della prima metà del torneo Jason Dufner Fred Couples che si arenano uno soprattutto nella seconda parte del percorso, mentre il senza età Couples pasticcia nella prima metà del Augusta National GC, ma il vero pasticcione di giornata è Rory McIlroy che mette definitivamente da parte il sogno di una veloce doppietta di Majors con un orrendo 42 nelle prime 9 buche del percorso, bissa il double bogey della prima giornata nella “maledetta” n.1, poi un bogey alla quinta, un double pure alla sette e un “normale” alla n.8 che disastro! Per McIlroy c’è un brutto 77 e un salto stile gambero alla posizione n.27 proveniente dalla terza che aveva al momento di iniziare la terza giornata.

.::.  iniziamo come si dovrebbe sempre fare dalla n.1, qua Bubba Watson paga subito dazio, bogey per lui, la media finale della tremenda Tea Olive par-4 sarà di 4,461, numero uno come la più difficile del torneo. Peter Hanson cosa fa alla n.1 dell’ultimo giro? un bogey! Lee Westwood? un bogey ovviamente e … Angel Cabrera? Un birdie … ma questo interessa poco ai fini dell’epilogo di questo Masters 2012. Ma come è stato l’ultimo giorno di Augusta, quello dove piano piano il sarto, a seconda di chi rimane in gara per la vittoria, devi tagliare cucire, scucire, ricucire insomma lavorare dietro gli ultimi ritocchi per far sì che la Green Jacket caschi abbastanza bene sulle spalle del vincitore finale? Avvincente come quasi sempre accade, se poi si è giocato il titolo, giacca compresa, ai playoffs di meglio non si poteva chiedere. Certo la n.1 non va presa in considerazione perchè li si sapeva già sarebbero continuati a cadere giocatori di ogni livello e aspettativa. La trama del finale dell’opera ha avuto poi il suo svolgimento lungo il percorso di questo incantevole luogo della Georgia, nella prima parte Peter Hanson e Phil Mickelson, rispettivamente primo e secondo alla fine del terzo round, hanno perso un po di colpi fondamentali per mantenersi davanti, Lefty è incappato in un triple bogey alla n.3 addirittura un par-3, mentre Hanson ha doppiato quasi subito la penalità della prima buca replicando il bogey alla n.3, per Mickelson si è trattato di un tee shot finito in mezzo ad una vera e propria giungla che lo ha costretto a 2 colpi supplementari per uscirne, per lui è stato il secondo triple bogey del Masters 2012, il primo gli capitò alla n.10 del primo round. Alla fine delle prime 9 Hanson aveva un colpo di vantaggio su Watson e Oosthuizen, molto concentrato ed autore di un colpo straordinario con il giusto aiuto degli “Dei del Golf” per la bella discesa presa con la giusta velocità alla n.2, appena esorcizzata con un par la prima ecco arrivare l’albatross della seconda buca, la Pink Dogwood par-5 di 575 yds (528 mt ca) imbucando da 230 mt con un ferro 4 al secondo tiro, quarta volta che accade nella storia del Masters, prima volta ripresa dalla televisione, sono quindi 2 i colpi di vantaggio su Mickelson, Matt Kuchar e Padraig Harrington. Questi 6 avevano chi più e chi meno delle chances per vincere il Masters quando mancavano 9 buche al termine. Tra questi inizia male il sudafricano Oosthuizen che dopo il doppio eagle si è preso la simpatia del pubblico, subito alla n. 10 un bogey,  poi 2 buche dopo pagano un colpo di dazio anche Hanson e Watson e dalla n.13 la battaglia tra i primi inizia a prendere la sua strada, sono Watson, con 4 birdies in fila e Oosthuizen, per lui 2 birdies, ad avvantaggiarsi sugli altri e l’unico che ha nelle mani la possibilità di riprenderli è Matt Kuchar che si avvicina ad un colpo solo grazie ad un eagle alla n.15 ma alla n.16 un bogey vanifica tutto. Il Masters regolare di 72 buche consegna due giocatori al primo posto, Bubba Watson e Louis Oosthuizen. E’ spareggio!

.::.  due righe anche per dire che i due fratelli Molinari non sono andati bene come speravamo e soprattutto dopo che almeno Francesco era stato bravo a farci sognare qualche risultato importante dopo un inizio veramente  interessante, alla fine del Masters 2012 Edoardo Molinari è in cinquantasettesima posizione a pari merito, certamente meglio Francesco che finisce al diciannovesimo posto a pari merito ma che deve crederci di più perchè proprio in questo Major ha fatto vedere le sue notevoli capacità e tante delle sue potenzialità che questi tipi di piazzamenti finali non fanno più per lui deve essere innanzitutto lui stesso a pretendere di più dal golfista Francesco Molinari. Inoltre tra le posizioni finali, c’è la quarantesima di Tiger Woods, gran delusione, che pareggia la sfida con Rory McIlroy anche lui quarantesimo, delusione ancor peggiore se si pensa che dopo 36 buche era terzo e quindi considerato, con logica, favorito per la vittoria finale! Il numero 1 del mondo Luke Donald è trentaduesimo, discreta delusione, mentre un bravo al quartetto Hanson, Kuchar, Mickelson e Westwood, meritatamente al terzo posto finale ex-aequo, un bel applauso anche a Bo Van Pelt che nell’ultimo round fa il miglior punteggio dell’intero torneo: 64 e passa dalla posizione n.52 alla n.17 finale.

.::.  prima buca di playoff è la n.18, il par-4 viene chiuso da entrambi con i giusti 4 colpi ma entrambi sbagliano il birdie da distanze molto brevi, sale la tensione e si ci sposta alla n.10, altro par-4, e qua succede l’inaspettato perchè Bubba Watson riesce a recuperare un pessimo tee shot finito in mezzo ai pini e si inventa un wedge molto preciso cosa estremamente rara per Bubba, autentico bombardiere ma molto impreciso negli approcci, mentre Louis Oosthuizen imbuca con 5 colpi, Watson tenta addirittura il birdie per poi terminare con un tap in al quarto colpo. E’ vittoria in un Major anche per chi si chiama Bubba!!!

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The Masters Tournament 2012 – a metà

36 giocate e 36 da giocare

Golf on Play.it USAA metà percorso del Masters 2012 già ci sono delle certezze: la prima che una delle sfide più attese, quella tra il passato ed il futuro di questo sport a livello agonistico, non si è ancora svolta e difficilmente, a mio avviso, avrà modo di realizzarsi. Sto parlando del confronto tra Rory McIlroy, ottimo terzo a pari merito con 1 colpo in più rispetto ai leaders, e Tiger Woods che dal canto suo rischia di essere fatto fuori dal cut, salvo per 3 colpi e in ritardo di 8 rispetto a Jason Dufner e Fred Couples che come la strana coppia divertono, giocando un buon Golf e piazzandosi in cima a tutti dopo 36 buche.

.::.   da dove iniziare? Dalla prima giornata: Lee Westwood fa subito le cose per bene e con un buon risultato, 67 colpi per le prime 18 buche di questo Masters, comanda la classifica di giornata. Pochi errori per l’inglese che fa segnare 7 birdies sul suo cartellino, di cui quattro di seguito, dalla quinta alla ottava buca stretti tra i due boogies del giorno, 12 su 14 nel raggiungere i fairways e solo 2 greens in regulation persi, un Westwood determinato a finire con una lunghissima serie di piazzamenti nei Majors, ultimi dell’elenco sono stati nel 2011 il terzo posto al US Open e l’ottavo nel Pga Championship, mentre nel 2010 ci sono stati 2 secondi posti all’Open e al Masters … sarà la volta buona? Con un colpo in ritardo Louis Oosthuizen e Peter Hanson, si vedono yankees solo a partire dal gruppetto a 69 colpi, +2 rispetto a Westwood, ci sono infatti a a pari merito Ben Crane, Jason Dufner e Bubba Watson con loro 3 anche Miguel Angel Jimenez, è veramente immortale lo spagnolo!, lo scozzese Paul Lawrie e udite udite … FrancescoSuperchiccoMolinari !!! Dal 2008 quando entrò per la prima volta nei 100 giocatori più forti del mondo il torinese è progredito costantemente arrivando a ridosso dei primi nel finale del 2010 quando andava a vincere il  WGC – HSBC Champions e pochi giorni dopo era sesto nel Dubai World Championship, poi c’è stato un lento declino ma, nonostante ciò, più di una volta ha dimostrato di esserci, soprattutto di essere pronto per qualche altro colpo da sogno … chissà !?!? Per quanto riguarda i due che si trovano dietro a Westwood, il sudafricano Oosthuizen ha giocato a Houston e si è piazzato al terzo posto, inoltre negli ultimi 10 eventi a cui ha partecipato solo in 2 occasioni non è arrivato tra i Top20, è uno dei giocatori più “hot” del circuito e nonostante la giovane età golfistica, 29 anni, è già vincitore di un Major, l’Open 2010, strapazzando tutti e lasciando proprio lo stesso Westwood a 7 colpi di distanza in seconda posizione, con il Masters fino a questa edizione non ha mai avuto un feeling eccezionale, viste le 3 partecipazioni e i 3 “missed cuts” racimolati. In sua compagnia grazie al 35+33 delle prime 18 buche si trova lo svedese Peter Hanson, quinto e quarto nei 2 WGC già giocati l’Accenture Match Play Championship ed il Cadillac Championship, ma fermo al cut a Houston nello Shell Open, nel primo round è stato molto preciso per arrivare sul green e 6 birdies per lui tra cui i 2 sui par-4 piuttosto complicati della n.11 e della n.17. Del gruppo di Chicco Molinari una nota particolare per Lawrie il primo ad entrare tra il top della leaderboard nella clubhouse con il primato, per lui anche un eagle al par-5 della 13

.::.   il secondo round ha un protagonista su tutti, Fredboom boomCouples si è preso il palcoscenico tutto per lui e a distanza di 20 anni esatti, era infatti il 12 aprile del 1992,dalla sua vittoria nel Masters torna con una gran prestazione al comando dell’evento, anche se questo succede nel 2012, per il cinquantaduenne di origine italiane con il cognome Coppola trasformato in Couples dai nonni per tirare avanti meglio in una nazione non troppo incline agli “estranei”, 7 birdies in giornata e 21 su 28 fairways presi dal teeshot, 23 greens in regulation e sempre fuori dai bunkers nei 2 giorni di torneo giocati. La celebrazione di Couples non vuol togliere nulla a Jason Dufner che è a pari merito con lui con 139 colpi, al comando della classifica. Sono chiaramente 2 situazioni differenti, Dufner è attualmente uno dei giocatori più in forma del circuito e anche se finora non ha ancora vinto un torneo del PGA Tour, ma quando ci è andato vicino ha sfiorato la vittoria addirittura in un Major, il PGA Championship del 2011 quando fu battuto nei playoff da Keegan Bradley, Couples è invece come spesso accade nei Majors un giocatore che ha smesso di giocare nei pro, spesso partecipa al circuito dei Senior e quando ci sono queste occasioni si presenta sui percorsi del PGA Tour per misurarsi con i protagonisti odierni anche se ora ha 52 anni e quando vinse “solamente” 32! Intanto è il giocatore più anziano a condurre il Masters dopo 2 rounds, Jack Nicklaus fu primo a 53 anni ma dopo il primo round nel 1993 proprio l’anno successivo alla vittoria di Couples e rimanendo alle coincidenze visto che il secondo round vuol dire cut, a passare il turno e giocare gli altri 2 rounds rimasti ci saranno 63 giocatori il numero più ampio dall’edizione del 1992, … già proprio quella vinta da Couples … Dietro alla coppia al comando con un colpo in più 5 giocatori molto forti e di buona esperienza per quanto riguarda i Major come Roy McIlroy Louis Oosthuizen, che uno a testa l’hanno già vinto e altri 3 come Sergio Garcia che fa sempre molto piacere vedere tra i primi, Bubba Watson ed il leader di prima giornata Lee Westwood che non hanno mai trionfato in un Major anche se ci sono andati vicino e comunque restano tra i più forti golfisti di questi ultimi anni. Chi si aspettava un Tiger Woods più combattivo e pronto per dare l’assalto al suo Major n.15, dopo le belle cose viste a Bay Hill un paio di settimane fa, è rimasto deluso, la tigre ha terminato le 36 buche a soli 3 colpi dal rischio cut, lui che al Master una sola volta è stato fermato dal taglio, accadde nella sua seconda apparizione di sempre in questo evento nel 1996, ma nel Masters che sta giocando ha fatto 72 nel primo round seguito da un 75 e nelle seconde 18 buche Woods è sembrato spesso in grossa difficoltà soprattutto nel raggiungerei i greens (solo 7 gir) eppure le prime 3 buche con 2 veloci birdies avevano fatto sperare in una buona giornata, ma dalla buca n.4 alla n.18 le cose sono andate male con 5 bogeys e nessun segno di recupero, anzi molto nervosismo tanto che al par-3 della n.16 oltre al bogey è arrivato anche un bel calcione ad una mazza, l’unica cosa positiva alla fine è stato riuscire a non avvicinarsi ancora di più alla zona calda del taglio. A proposito di questo, Edoardo Molinari ha fatto soffrire tutti gli appassionati italiani in maniera esagerata perchè arrivato alla n.18 con 68 colpi quindi al momento pari con il par e come proiezione, pensando ad un altro par finale, un 147 finale, ha complicato la propria situazione rischiando seriamente di lasciare Augusta il venerdì avendo avuto bisogno di 6 colpi, double bogey, per terminare il round, finendo proprio nell’ultima posizione disponibile, in compagnia di altri 6 golfisti, per evitare il taglio, con lui anche l’argentino Angel Cabrera vincitore del Masters 2009. Il fratello Francesco, come score di round, fa ancora peggio, perde 20 posizioni e dal quarto posto passa al n.24, per Chicco un 75 di giornata, con un solo birdie a fronte di 4 bogeys, piuttosto opaco. Delude anche il primo leader di questo Masters, Lee Westwood, che è molto preciso nell’arrivare giusto e con i colpi necessari sui greens per poi litigare senza tregua con il putter, nel solo secondo round sono 34 i colpi usati sui greens e anche per lui un brutto double bogey è in agguato sull’ultima buca di giornata, per chi sta dando la caccia da anni al primo Major veder perdere in questa maniera il vantaggio acquisito nella prima giornata è sempre un brutto colpo da assorbire. Se Woods non riesce a mantenere l’impegno per sfidare il nuovo che avanza, leggi Rory McIlroy, il putto nord irlandese (cit: Mario Camicia “l’unico) invece in gara c’è e tra l’altro ha un inizio di Masters abbastanza preoccupante un double bogey alla prima buca giocata … ma il giocatore di Holywood non demorde e chiude le prime 18 buche con 71 e nel secondo giro si migliora ancora con un 69 che lo porta come totale a 140, 4 sotto il par e dietro di un colpo alla coppia che comanda adesso, con lui fa piacere, come detto precedentemente, che ci sia anche lo spagnolo Garcia che fa ancora meglio di McIlroy nel secondo round terminando con un buon 68 frutto di 6 birdies e 2 bogeys, l’iberico gioca molto bene con il putt sui greens recuperando qualche colpo perso tra teeshot e fairways.

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The Masters Tournament 2012

Georgia on my mind

Golf on Play.it USAE’ iniziata da poco la primavera, è iniziato da qualche giorno aprile, un mese simpatico e abbastanza amato per il clima per le sue sensazioni di pace e tranquillità, poi è iniziato anche il tempo dei … Majors del Golf e come da prassi ad aprire le danzi reali è il Masters Tournament di Augusta in Georgia. Diciamo pure che è tempo, almeno dovrebbe, di risvegli da lunghi letarghi, una tigre lo ha fatto dopo addirittura 30 mesi … e ora?

 .::.  il numero da giocare è il 76, questo è infatti la settantaseiesima volta che si gioca il Masters Tournament che venne disputato per la prima volta nel 1934 e fu interrotto tra il 1943 ed il 1945  durante la seconda guerra mondiale. Grande forza di questo torneo è il suo legame unico e imprescindibile con il luogo di svolgimento.  Augusta in Georgia, contea di Richmond formata addirittura nel 1777 un territorio quindi assolutamente storico come lo è d’altra parte tutta la stessa Georgia nella vita del giovane stato nord americano. Il percorso è sempre stato quello dell’Augusta National Golf Club e mentre tanti eventi golfistici spesso soffrono per il peregrinare da un luogo ad un altro qua invece c’è una solida unione tra le 2 parti, quindi se si parla di Masters si parla di Augusta o viceversa. L’evento ha segnato e sicuramente continuerà a farlo, la storia del Golf, avendo vissuto attraverso epoche completamente differenti tra di loro tutta la passione statunitense verso questa attività sportiva, i suoi campioni, le tante rivalità, l’infinita serie di notizie ed aneddoti che lo hanno sempre fatto prendere in considerazione come pochi altri appuntamenti sportivi statunitensi. Si gioca all’Augusta National Golf Club un percorso che misura complessivamente 7435 yds (6800 mt ca.), rough da 3,5 centimetri, 6435 ft² la media dell’area dei green (598 mt² ca.), stimpmeter intorno ai 13 ft, 44 bunkers, 6 rischi d’acqua, i greens sono in bentgrass mentre perennial ryegrass è l’erba dei fairways e per il rough. Alistair MacKenzie and Robert Tyre Jones Jr sono stati i 2 mitici architetti della creazione, anno 1933, Tom Fazio è colui che ha modificato nel 2001 l’Augusta National, 68 anni dopo la sua nascita. Il montepremi, crisi per crisi che ci sia, è di 8,000,000 di dollari e chi indosserà la “green jacket” troverà in qualche tasca anche un cospicuo assegno di 1,440,000 dollari e 550 punti tutti da spendere nella FedExCup 2012.

 .::.  chi ad Augusta una volta, almeno una dico!, c’è stato (chissà se capiterà anche a me) è sempre rimasto colpito, ammaliato, catturato, innamorato di quello che a tutti gli effetti è un vero e proprio tempio del Golf. Robert “Bobby” Jones è stato capace di fare un autentico capolavoro aiutato anche dal luogo, o se preferite dalla location, che come pochi altri su questa terra era lì in attesa che qualcuno arrivasse per iniziare a scolpire sull’erba, tra i prati, i boschi, i ruscelli già offerti da Madre Natura. Il verde di Augusta ha qualcosa di magico e poderoso allo stesso tempo e nonostante, come qua da noi, anche in Georgia non è piovuto molto, tutto all’Augusta National Golf Club è splendido come sempre e la manutenzione e la cura con il quale viene tenuto questo Wembley del Golf è unico! Il percorso di Augusta ha una altra bellezza tra le sue caratteristiche principali che alcuni servizi video di presentazione riescono a far vedere più della normale telecronaca del torneo, le mille pendenze del luogo e quindi l’impossibilità dei giocatori a rendere un colpo “normale” per altri campi, un buon colpo anche per Augusta, per farla breve ci sono 6 greens che arrivano chiaramente dopo una discesa che sull’erba di questo percorso, una tra le più solide, compatte e quindi più veloci dell’intero Pga Tour, se non pioverà ci sarà assolutamente da divertirsi e tutte le caratteristiche dell’Augusta National Golf Club saranno li a contribuire fortemente sull’andamento dell’evento.

 .::.  vincere ad Augusta in genere significa avere una borsa di bastoni azzeccata ed un’altra borsa piena di esperienza, la giusta dose di coraggio e di fortuna, chi non riesce ad affrontare i veloci greens, l’ondulato fairway di turno, i rischi d’acqua sempre posti in circostanze dove la scelta giusta per un ferro invece di un bastone e in alcune occasioni dello stesso drive da qualche teeshot può trasformarsi in un vero e proprio disastro è destinato a soffrire e ad inseguire sin dalla prima giornata che insieme a round 2 sono le più pericolose perchè c’è un rischio concreto di perdere il cut o di rimanere comunque molti colpi indietro rispetto ai primi, poi dal terzo round si iniziano ad assorbire meglio le dinamiche di questo campo di golf e i punteggi dello scoreboard diventano più simili tra di loro. Il quarto round sarà quello che, giocato con maggior equilibrio da chi scende in campo, darà l’ultima piccola selezione e speriamo lasci alle ultime 5 buche il compito di essere giudice finale del torneo.

 .::.  l’impressione che si ha quando si arriva con il calendario al tempo in cui si gioca The Masters Tournament che tutto debba iniziare da qua e che i tornei precedenti siano di Pga Tour che di European Tour siano stati solo una preparazione, un ricco antipasto per l’Opening Day del Golf. Questi 3 mesi di Golf ci hanno dato già qualche precisa indicazione su chi sta giocando meglio ed è più hot, la doppietta di Hunter Mahan, i due nuovi numero uno, prima Roy McIlroy e poi Luke Donald, con il secondo ancora alla caccia di un Major da vincere, la buona condizione di Justin Rose, di Charl Schwartzel, di Rory McDowell e poi quel ritorno alla vittoria di Tiger Woods di cui tanto si è parlato e che fa sperare in assalto al quinto Masters trascinando con se in un duello tante volte vissuto ad Augusta Phil Mickelson che gioca per il quarto primo posto nel Masters. Buona fortuna a tutti e un briciolo in più ai nostri due rappresentanti Francesco ed Edoardo Molinari.

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Shell Open Houston 2012 – vince Mahan

Seconda vittoria nel 2012 per Hunter Mahan.

Golf on Play.it USANei sobborghi di Houston Hunter Mahan celebra la sua seconda vittoria, primo giocatore a farlo in questa stagione, delPGA Tour 2012, dopo che il primo successo dell’anno era arrivato con la sconfitta inflitta a Rory McIlroy nel WGC-Accenture Match Play Championship di fine febbraio. Dopo questo successo il californiano entra meritatamente nei primi 5 del ranking mondiale scalando 10 posizioni dalla n.14 alla n.4 e si conferma come uno dei golfisti più in forma del momento. Lo Shell Open Houston, nonostante che il maltempo gli porti via la prima giornata di gioco, si dimostra un buon antipasto nel gran menù che finirà di essere servito ad Augusta per l’edizione n. 76 del Masters Tournament, primo Major di stagione. Dietro Mahan lo svedese Carl Pettersson ed il sudafricano Louis Oosthuizen.

 .::.  Mahan vince ad Humble, nome niente male per un evento da 6 milioni di dollari, riuscendo a restare 16 colpi sotto il par con un totale di 272 colpi, piazzandosi davanti a Pettersson con 273 colpi e a Oosthuizen con 274 colpi. Inizialmente a farla da padrone è stato un vero e proprio temporale con tanto di lampi e tuoni e dopo le varie sospensioni il primo giro si èconcluso con lo svedese Pettersson in testa alla prima classifica dell’evento in compagnia di Phil Mickelson che ha continuato la striscia positiva al Redstone dove aveva vinto lo scorso anno e all’argentino Angel Cabrera, un giocatore di 37 anni, un altro di 41 ed un ultimo di 42, certamente l’inizio non si può definire favorevole ai giovani. Pettersson era riuscito a far bene ad inizio 2012 quando aveva terminato il Sony Open in Hawaii a pari merito in seconda posizione dietro al vincitore a sorpresa Johnson Wagner, poi niente altro degno di nota e vederlo dar battaglia con un gioco molto aggressivo, 8 birdies messi a segno, molta precisione anche dal tee è stata una bella sorpresa, ma ancora di più lo è stata la presenza di Angel “el pato” Cabrera che da troppo tempo manca tra i primi in un torneo del PGA Tour, anzi si può dire che dal 2007 l’argentino ha avuto una lunga fase di discesa che lo ha portato molto lontano dai primi 100 giocatori mondiali. Nel secondo giro di buche è Jeff Maggert a confermare la buona prestazione iniziale, doppio 66 e per lui c’è il primo posto dopo 36 buche, dopo il primo round Maggert con l’ottimo punteggio ottenuto si era piazzato subito dietro con un colpo in più al terzetto formato da PetterssonCabreraMickelson, poi con il successivo 66 delle seconde buche riesce a piazzarsi davanti a tutti, si tratta di un altro giocatore già avanti con gli anni sportivi, 48 anni, e che conosce molto bene questo percorso vivendo da diverso tempo a Houston, per il momento, dopo 36 buche di gioco, il pensiero è che diversi tra i giocatori più maturi ed esperti in gara stanno fornendo ottime prestazioni ed un gran gioco, la situazione di Maggert è poi quella molto particolare che capita spesso nel Tour, ovvero di un giocatore che riesce ancora ad iscriversi ai tornei perchè c’è stata un esenzione di tipo medico per un infortunio che lo ha fermato per un periodo ed ora deve assolutamente vincere una certa somma, per lui sono 202,609 dollari, che gli permetterebbe di avere lo status completo e non rischiare di vedersi qualche iscrizione respinta. Alle spalle di Maggert ci sono adesso 3 giocatori, il sudafricano Oosthuizen, l’inglese Brian Davis e lo statunitense James Driscoll.  Intanto il cut fa le sue vittime di una certa taglia leggi Charl Schwartzel, Darren Clark, Camilo Villegas, Brendan Steele, Stewart Cink, Paul Casey, Aaron Baddeley e Scott Verplank tra gli altri.

 .::.  con il terzo round si fanno sotto quelli che saranno poi i veri protagonisti del torneo e qualche giovane in più, inizia a fornire grosse performances Mahan che piazza un 65, miglior risultato del giorno, dandogli, per un oretta, la condizione di leadership dell’evento, 8 birdies, un solo boogie, il primo dopo 44 buche, 3 rounds tutti terminati ben al di sotto del par 72 del Redstone Golf Club e in gran forma con 85% dei greens raggiunti con regolarità e 16 birdies ottenuti nelle 54 buche con una media 1,67 putts per buca. Ma quando tocca a Oosthuizen, Mahan che ha un totale di 201 colpi e doveva recuperare dal sudafricano 3 colpi per raggiungerlo deve cedere la momentanea leadership, Oosthuizen infatti va molto bene anche lui con un 66 di giornata che gli fa raggiungere i 199 colpi totali che gli fanno raggiungere il primo posto. In questo giro di buche fa molto bene Ryan Palmer, 66 colpi come Oosthuizen e che recupera 29 posizioni finendo al sesto posto nella generale, chi invece va molto male perdendo addirittura il primo posto è Maggert che colleziona 6 boogies, 34 putts, trovando un solo fairway dal tee e soprattutto scendendo fino alla quattordicesima posizione dopo 3 rounds mettendo a rischio il suo status per il prossimo anno potendo addirittura perdere la possibilità di partecipare al circuito maggiore. Nell’ultimo e decisivo round Mahan batte Oosthuizen nel duello decisivo per la vittoria dello Shell Houston Open 2012. Il sudafricano commette troppi errori, 3 bogeys e due doppi bogeys e dopo le prime 9 buche è a 41 colpi, 5 sopra il par, 3 colpi li prende solamente nelle ultime 2 buche la n.8 e la n.9, nel frattempo Mahan piazza un solo birdie e nessuna penalità e si trova, a 9 buche dalla fine, a -16, il suo avversario è invece sceso a -12. Non solo il giovane Mahan ha raggiunto Oosthuizen, tra l’altro 5 mesi più giovane dell’americano,ma già gli è davanti di 4 colpi! Nella seconda metà del percorso lo statunitense mantiene la concentrazione e la regolarità finendo con un 71 di giornata ed un complessivo 272 colpi, Oosthuizen migliora ma non abbastanza per rifarsi sotto e finisce con un ritardo da Mahan di 2 colpi e alla fine chi approfitta della situazione è lo svedese Carl Pettersson che chiude il round con 71 e supera Oosthuizen insediandosi al secondo posto. Un evento inizia con le difficoltà per il maltempo ma finito con uno scontro al vertice molto interessante e combattuto! … E ora tutti ad Augusta!

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